Il Chiese, una lunghissima storia di valore poco nota

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27.2.21_BORDIGA GIANLUCA_il chiese una storia di valore ma poco nota_foto mino perini e spada del XII sec_Tavola disegno 1

Il Chiese, un bacino idrografico che inizia sul versante lombardo del ghiacciaio dell’Adamello, in Provincia di Brescia, e termina alla confluenza nel fiume Oglio; è un grande affluente di sinistra del Po, dentro cui immette mediamente 1.290.000.000 di metri cubi di acqua annualmente; acqua di neve, maggiormente, acqua che sorge pura. Il Chiese, nel suo percorso bagna e quindi arricchisce ben 30 Comuni, la cui popolazione sommata supera i 100.000 abitanti; attraversa due Regioni, Trentino e Lombardia, e tre Province, quelle di Trento, di Brescia e di Mantova. Ad un certo punto, dopo circa 50 chilometri dalla sorgente, il Chiese si rilassa, in epoca glaciale si formò il lago Eridio, meglio conosciuto come lago d’Idro; lungo 11 chilometri, sua caratteristica più suggestiva è la totale assenza di vento nelle ore del mattino, che lo rende piatto a tal punto da divenire specchio per le montagne che gli fanno da cornice, ed è particolarmente irresistibile il panorama nella stagione autunnale, col cielo terso ed i colori dei monti che vi si specchiano. Il Chiese, da cento anni a questa parte, è però anche in grave sofferenza, causa la solita stupidità dell’uomo che vuole riuscire a sfruttarne al massimo la sua acqua abbondante, per fini di speculazione pecuniaria, più che altro; ed è per arrestare questo uso speculativo, per difenderlo e rigenerare il suo deflusso ecologico, che da circa 30 anni sono molto attive tante formazioni sociali lungo tutta l’asta fluviale e sul suo lago. Ma, oltre questo aspetto, o meglio, prima di tutto questo, ovvero in epoca preistorica, il Chiese, il basso Chiese in particolare era popolato dall’uomo, che qui espresse una notevole presenza, importante presenza, riportata alla luce grazie agli appassionati ricercatori sin dall’inizio del XX secolo. Il ritrovamento più antico, che ne testimonia l’antichissima storia di questi luoghi abitati, è un’ascia in rame risalente alla cultura del vaso campaniforme, ovvero intorno al 2500 ac, ora custodita nel museo di Remedello, Provincia di Brescia, come parte delle spade; mentre altre spade sono custodite nel museo di Asola, Provincia di Mantova. La spada nella foto di questo articolo, è stata trovata nel letto del fiume Chiese a Casalmoro, tratto mantovano, durante i lavori di estrazione della ghiaia all’inizio del ‘900, come altre 7 spade, 2 trovate a Remedello, 4 trovate a Mezzane di Calvisano, sempre Provincia di Brescia, e 1 trovata nelle vicinanze di Asola; appartengono tutte all’età del bronzo, cioè dal XIX al XVI secolo ac. Questi ritrovamenti consentono di capire che la presenza dell’uomo sull’asta fluviale del Chiese in quell’epoca fosse anche un fattore fondamentale quale polo di attrazione per le genti, le popolazioni di quelle antichissime epoche. La cultura di Remedello s’è sviluppata sul vecchio terrazzo del Chiese, distante circa 1 chilometro dall’attuale corso del fiume, sito che ha dato il nome a questa cultura, risalente all’età del rame, coeva con la ben nota mummia trovata pochi anni fa sulle alpi in Val Senales, denominata mummia del Similaun; gli esperti, per dare una data a quella mummia, fecero riferimento alla cultura di Remedello, a quanto è conservato in questo museo. Ho incontrato Mino Perini in questi giorni di febbraio 2021; originario di Remedello, laureato in lingue, una seconda laurea in psicologia, è stato Direttore del museo di Remedello per vent’anni dal ’75 al ’95, ha collaborato con dei professionisti importanti che hanno realizzato molti scavi in quell’ampia area dei ritrovamenti preistorici, ed ha collaborato alla nascita dell’Associazione Klousios di Casalmoro, sorta nel 2016, alla quale offre costantemente la sua consulenza. Mino Perini ha pubblicato un libro, tempo fa, sull’archeologia del territorio di Casalmoro: “sulle sponde dell’antico Klousios”, editore Sometti, in internet, sul sito “academia.edu” si trovano degli estratti del suo libro e tutti gli articoli scritti da lui. L’Associazione Klousios si occupa di un’area molto grande, compresa tra il corso del Tartaro e il corso del Gambara, in altre parole comprende il territorio di 17 Comuni della pianura orientale lombarda; prevede la collaborazione con la Soprintendenza archeologica di Mantova, Cremona e Lodi, e con quella di Brescia e Bergamo, fa segnalazioni anche per quel che concerne il territorio bresciano, compreso in quei 17 Comuni. Recentemente Klousios, durante dei lavori di estrazione di ghiaia a Asola, ha segnalato delle presenze di reperti archeologici; da qui la Soprintendenza ha eseguito degli scavi, conclusi in questo mese di febbraio 2021, trovando una necropoli alto-medioevale, ovvero del VI-VII-VIII secolo, non ancora precisato, e due sepolture preistoriche, probabilmente neolitiche. Klousios ha anche individuato dei siti preistorici importanti a Borghetto di Asola, una terramara che presto sarà oggetto di indagini, prossimamente, anche perché la Soprintendenza ha ricevuto un finanziamento di 420.000euro che serviranno a fare un primo sondaggio, perché l’insediamento è vastissimo, scaveranno su un fronte di circa 400 metri e cercheranno di mettere in sicurezza il sito; il corso del Tartaro ha eroso parte dello strato archeologico. Klousios è il nome antico del fiume Chiese, documentato dallo storico Polibio nel III secolo ac; Klousios è un nome pre-romano. L’Associazione ha in programma delle uscite esclusivamente di superfice, guardando tutti i terreni dell’area di cui si occupa, quando è possibile, cercando di raccogliere i reperti che si trovano in superfice, per poi segnalarli alla competente Soprintendenza; nelle prossime settimane è prevista la stesura di una convenzione con le due Soprintendenze di Mantova e anche di Brescia, che si sono interfacciate, per ufficializzare l’attività di ricerca in superfice dell’Associazione; è un traguardo importantissimo, sono pochissime le realtà organizzate tra volontari che raggiungono un tale riconoscimento. Klousios ha individuato un’altra serie di insediamenti preistorici e protostorici minori, molto grande, un notevole numero di edifici romani, diverse decine, su tutta l’area dei 17 Comuni, quindi sia quella bresciana che quella mantovana; ed ha sviluppato una ricerca sulle foto satellitari di Google, individuando delle strutture molto importanti, che non si conoscevano: tracciati di strade romane, limiti di edifici romani, strutture di fossati circolari nella zona sia mantovana che bresciana, presenti in maniera consistente, un buon numero; spesso legate a delle evidenze preistoriche; e per sviluppare ulteriormente questo studio, Klousios s’è dotata di un drone che permette di rilevare eventuali strutture sepolte, in momenti particolari della crescita della vegetazione, evidenziate dalla crescita differenziata, ad esempio se è su un muro la vegetazione è più bassa, mentre se è un fossato o una superfice cava la vegetazione cresce di più, si nota la differenza. Tutti i riferimenti si possono trovare sulla pagina Facebook “CSR Klousios”.

Nella foto: Mino Perini e la Spada del XII secolo ac.

(Gianluca Bordiga)

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