“A pesca di vita”

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arte

“A pesca di vita”: da venerdì 7 febbraio, la personale di Sara Lovari al MANN

L’artista, classe 1979, crea un dialogo creativo tra le ancore e le parole

L’exhibit è legato alla mostra “Thalassa”

Nell’ultimo mese di programmazione, partita anche la promo congiunta con PaFleg

NAPOLI – Un’ancora può incontrare fondali sabbiosi e scogli subacquei: grazie all’arte contemporanea, però, le maglie della realtà si dilatano ed un’ancora solleva, dalla profondità del mare (e della vita), un mucchio di parole.

L’artista Sara Lovari presenta al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, da venerdì prossimo (vernissage alle ore 17.30) sino al 9 marzo, la personale “A pesca di vita”: un’installazione suggestiva che, nella sala 95 del MANN, crea un nuovo e simbolico legame con la mostra “Thalassa”.

Lovari parte dalla metafora marina, intraprendendo una vera e propria immersione negli abissi: ad accompagnare l’artista sono tre ancore di ferro a rampino, che, tra gli albori del secolo scorso sino al 1950, hanno conosciuto le profondità del Mare nostrum.

Incrostate ed arrugginite dall’acqua salmastra e dalla vita, le ancore sono legate, con un cavo, al soffitto della sala: sembrano leggere, sono sospese ed oscillano, sovrastando un basamento su cui è presentato un “mare” di parole.

Per ogni ancora, un tema: terra, vita e storia; per ogni mucchio di vocaboli (in italiano ed inglese), tanti frammenti di carta, fatta a mano e bruciata nei bordi.

In dialogo con la mostra “Thalassa” (uno degli straordinari reperti della mostra sulle meraviglie sommerse dal Mediterraneo è l’ancora lignea del I sec. a. C., prestata dalla SABAP per il Comune di Napoli ed esposta per la prima volta al MANN), il percorso di Sara Lovari è un’incursione delicata e creativa nella contemporaneità: “ho iniziato la mia ricerca, riflettendo sul motivo del mare, crocevia dei popoli di tutti i tempi ed, oggi, spazio di passaggio, sofferenza, distacco. Ho immaginato che si potessero pescare delle parole, punti di orientamento nel nostro viaggio. Dall’ancora all’amo, dal peso del ferro alla leggerezza di un oggetto sospeso in un ambiente vuoto: la differenza è data dalla capacità di guardare verso il basso, rileggendo le parole che estraiamo dal libro della nostra vita”, commenta l’artista.

Nell’ultimo mese di programmazione di “Thalassa”, non soltanto arte contemporanea per promuovere l’exhibit sulle meraviglie sommerse dal Mediterraneo: da domani sino al 16 marzo, infatti, il MANN lancia la scontistica integrata con il Parco Archeologico dei Campi Flegrei.

Chi visita, al castello di Baia, il percorso sui “Pionieri dell’Archeologia sbaquea” o è titolare di tessera MyFleg, ha diritto a 2 euro di sconto sul prezzo pieno di accesso al MANN; viceversa, il pubblico dell’Archeologico ed i possessori di card OpenMANN pagano 2 euro (e non 4) per ticket singolo e 4 euro (e non 8) per ticket integrato del Parco Archeologico dei Campi Flegrei.

Breve bio di Sara Lovari

Classe 1979, dopo una laurea in economia si trasferisce in Inghilterra ed esordisce come artista nel 2007. Da allora partecipa a diverse mostre collettive e realizza delle personali, in Italia ed all’estero. Risulta finalista al premio Arte Mondadori nel 2014, vincitrice della sezione “nuove proposte” al premio Adrenalina nel 2014 e finalista al premio Catel nel 2015. Sempre nel 2015 è vincitrice di una borsa di studio all’Università dell’Oklahoma (USA) con “Art Residence Norman USA”, per cui esegue un ciclo di opere “in site” sul tema del viaggio. Nel 2016, risulta vincitrice nella sezione “Gold” del premio Adrenalina e partecipa alla residenza artistica ai BoCs Art di Cosenza. Tra 2017 e 2019, è presente a “Scope Miami Beach”, “Scope New York” ed alla Biennale del National Weather Center di Oklahoma City (USA). Nel 2018 espone con la personale “La ricerca del desiderio” prima nel Castello di Poppi (AR) e in seguito alla Barbara Paci Galleria d’Arte di Pietrasanta (LU) E’ protagonista dell’exhibit “Le charme dans le miroir” alla Galleria Fidia di Roma. Le sue opere attuali si distinguono per colori caldi ispirati alla terra e alla natura, per le applicazioni polimateriche che dialogano su supporti antichi e preziosi come libri ottocenteschi e cartine geografiche, dando vita a una “pitto-scultura” con assemblage molto apprezzata da critica, pubblico e collezionisti di tutto il mondo.

Antonella Carlo

 

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