Alitalia “salvata” con 400 milioni di prestito e servita su un piatto d’argento ai tedeschi

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Via libera dal Consiglio dei ministri al decreto legge ad hoc per il prestito ponte ad Alitalia. Lo hanno riferito ieri fonti di governo. Il decreto legge approvato dal Consiglio dei ministri, riferisce il comunicato finale, “introduce misure urgenti per assicurare la continuità del servizio svolto da Alitalia in amministrazione straordinaria. L’obiettivo è consentire l’espletamento, entro il 31 maggio 2020, delle procedure per il trasferimento dei complessi aziendali facenti capo al gruppo. Con il decreto si conferma, nell’anno 2019, il finanziamento a titolo oneroso di 400 milioni di euro già previsto dal decreto-legge 26 ottobre 2019, n. 124 (il cosiddetto decreto fiscale)”.

Secondo quanto riferisce il governo, il prestito è destinato a finanziare le indifferibili esigenze gestionali di Alitalia e l’esecuzione, da parte dell’organo commissariale, del piano delle iniziative. “Ma serviranno interventi funzionali all’efficientamento della struttura nonché alla tempestiva definizione del trasferimento dei complessi aziendali. Affinché sia assicurata la discontinuità, anche economica, della gestione da parte del soggetto cessionario”.
La “madra soddisfazione” su Alitalia di Di Maio

Ieri il ministro e capo politico del M5S Luigi Di Maio, parlando con i cronisti nel piazzale antistante Palazzo Chigi, aveva confermato: «Su Alitalia siamo tutti d’accordo che vada fatta una norma che permetta alla struttura commissariale di utilizzare il prestito ponte. Tutti siamo d’accordo che dobbiamo dare una chance a questa compagnia, ma è arrivato il momento anche di fare un’azione di responsabilità sugli amministratori».

Intanto, però, prende sempre più corpo il piano Lufthansa per acquisire la nostra compagnia di bandiera. Non senza sacrifici per mezzi e personale. Il piano dei tedeschi prevede infatti una struttura ridotta a 94 aerei (contro i 118 attuali) e con tutta la parte aviation (piloti e hostess, circa 6.500 addetti) e quella della manutenzione che confluirebbe direttamente nel gruppo tedesco. L’handling, che attualmente conta circa 3 mila dipendenti, finirebbe invece alla Swissport, leader mondiale proprio in questo settore. Il tutto condito da solidarietà espansiva e altri ammortizzatori sociale a carico dello Stato italiano. L’ennesimo salvataggio o l’ennesima beffa per l’Italia?

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