Amianto: mancano i fondi statali per bonificare i siti contaminati

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LAVORI DI BONIFICA DA AMIANTO NEL CANTIERE DI COSTRUZIONE DEL NUOVO OSPEDALE SANTA CHIARATRENTO 10 MAGGIO 2012
FOTO PAOLO PEDROTTI - Archivio ufficio stampa Provincia Autonoma di Trento

L’assessore regionale all’Ambiente lancia l’allarme sulla mancanza di fondi dello Stato per la bonifica dei siti piemontesi contaminati dall’amianto.

Innanzitutto, rischia di fermarsi la messa in sicurezza dell’ex Amiantifera di Balangero: alla Regione mancano 14 milioni di euro, stanziati dallo Stato nel 2015 e mai arrivati nonostante le decine di sollecitazione inviate nel frattempo, per proseguire le opere in programma.

A questa situazione, si aggiunge la ripartizione prospettata dal Piano nazionale di bonifica dall’amianto degli edifici pubblici, pubblicata nei giorni scorsi dal Governo: il Piemonte è il fanalino di coda con 1,1 milioni assegnati su 358 milioni complessivi, nonostante sul suo territorio siano presenti i siti contaminati classificati di interesse nazionale di Balangero, Casale Monferrato, Serravalle e Pieve Vergonte, ai quali va aggiunta l’area piemontese della Val Bormida interessata dal sito che fa capo alla savonese Cengio, e si registri il più alto numero di morti causati da mesoteliomi, i tumori associati all’inalazione di fibre di amianto. La Regione, dal canto suo, ha stanziato 1,2 milioni per tre anni.

L’assessore ha pertanto deciso di chiedere l’intervento di tutti i parlamentari piemontesi per ottenere dal Governo la revisione della ripartizione e l’immediata assegnazione dei 14 milioni per Balangero.

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