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BAMBINI E CORONAVIRUS: FRA RISCHI MOLTO BASSI E DANNI CERTI!

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I bambini si ammalano molto poco di coronavirus e quando lo fanno, le manifestazioni cliniche sono lievi. Su questo punto i dati sono ormai consolidati e coerenti tra i diversi studi effettuati in vari Paesi. Le eccezioni sono poche, per lo più limitate a manifestazioni infiammatorie scatenate dal virus, tra le quali la più nota e importante è la vasculite (malattia simil- Kawasaki) non specifica del Covid-19, ma potenzialmente scatenata dal Covid-19. Si tratta di una malattia nota e descritta in Italia fin dai primi anni ’80 e che i pediatri hanno imparato a riconoscere e trattare.

I bambini però possono costituire un serbatoio e quindi fonte di contagio per gli adulti. Su questo punto le evidenze sono meno coerenti ma piuttosto solide: i bambini possono albergare il virus e verosimilmente trasmetterlo, ma la possibilità di trasmissione è estremamente bassa!

Sono certi invece i danni collaterali provocati nei bambini dalle conseguenze del lockdown e soprattutto della chiusura prolungata dei servizi per l’infanzia e delle scuole. Per tutti (tranne quei pochi che possono vantare una buona dotazione tecnologica in casa e genitori in grado di accompagnarli nelle lezioni e nei compiti) si sta accumulando un ritardo educativo molto rilevante. Al danno educativo si associano manifestazioni di disagio psicologico, riduzione di qualità degli apporti alimentari, riduzione dei supporti abilitativi per bambini affetti da disabilità o patologie croniche, aumentato rischio di violenza subita o assistita.

Dobbiamo fare scelte equilibrate, che minimizzino da una parte il rischio infettivo (il rischio zero non esiste!) e dall’altra riducano e prevengano i danni (non sempre reversibili) derivanti dalla prolungata mancanza di apporti educativi e di tempi adeguati di socializzazione (… e per non parlare dei disagi per le famiglie!).

Le maggiori riviste e associazioni internazionali pediatriche continuano a ribadire in modo inequivocabile che il rischio di contagio per e da parte dei bambini è molto basso, mentre il rischio di compromissione di aspetti cognitivi, emotivi e relazionali conseguenti alla prolungata chiusura delle scuole è molto alto. Si sono enfatizzati i rischi di contagio derivanti dalla riapertura delle scuole e dei nidi, senza tener conto che i bambini lasciati a casa non ne sono affatto esenti: al contrario, affidati a parenti o amici o lasciati soli stanno andando incontro a rischi infettivi senz’altro maggiori di quelli insiti in situazioni controllate dove gli adulti sono sottoposti a misure di prevenzione e controllo, dove si seguono regole di distanziamento, igiene e sanificazione.

Se si vuole evitare che alla crisi sanitaria e economica se ne aggiunga una educativa e sociale dalle conseguenze pesanti per tutti i bambini (e drammatiche per una consistente minoranza, che già in precedenza viveva situazioni di difficoltà di apprendimento) dobbiamo urgentemente riaprire spazi ludici con componenti educative e vanno messe in campo iniziative specifiche di supporto per i bambini con difficoltà.

Queste misure non vanno rese impossibili da norme e regole che non sono sorrette da chiare evidenze scientifiche e non sostenibili dal punto di vista organizzativo ed economico, né devono essere rese problematiche da attribuzioni di responsabilità irragionevoli ad amministratori e dirigenti. Dal canto loro le autorità amministrative e scolastiche devono aver chiaro che il rischio zero non esiste, e quindi dare alle famiglie informazioni puntuali, coinvolgerle nell’applicazione delle norme e consentire loro scelte ragionate.

Paolo Sarti
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