Brexit, Boris Johnson sfida l’Ue: primo accordo entro giugno o «valuteremo uscita ordinata»

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Un accordo commerciale “stile Canada” da definire nelle sue linee generali entro giugno per concludere i negoziati entro settembre, con circa tre mesi di anticipo rispetto alla fine del periodo di transizione, prevista per il 31 dicembre 2020. Dopo la Brexit il premier conservatore Boris Johnson cerca di accelerare i tempi e di forzare la mano sull’Unione europea, minacciando la rottura.

In mancanza di progressi significativi entro il mese di giugno, il governo britannico fa sapere che valuterà se concentrare risorse ed energie sulle preparazioni per «un’uscita ordinata» anziché sui negoziati. Torna così lo spettro di un “no deal Brexit”, ovvero di un’uscita senza accordo, anche se formalmente l’uscita del Regno Unito dall’Ue è già avvenuta.
L’obiettivo del Regno Unito: libertà regolatoria

A grandi linee – secondo il documento di 30 pagine presentato da David Frost, alla guida dei negoziatori britannici – il Regno Unito vuole totale “libertà regolatoria” rispetto all’Unione europea. Niente dazi ai confini, niente restrizioni agli scambi di prodotti agricoli o fabbricati, un accordo separato sulla pesca che consentirebbe negoziati annuali sull’accesso alle reciproche acque territoriali e libertà anche in materia di sovvenzioni.

Inoltre, il Regno Unito – che il 27 febbraio ha annunciato che non avrebbe partecipato al mandato d’arresto europeo (MAE) come parte delle future relazioni con l’Unione europea – ha dichiarato che dopo la transizione le istituzioni europee, compresa la corte di Giustizia, non avrà più nessuna giurisdizione su territorio britannico.

Bruxelles invece fino ad oggi ha spinto per un maggior allineamento del Regno Unito all’Unione europea come condizione se non indispensabile allora fortemente desiderata per un accordo. Ma per il momento l’Ue cerca di stemperare i toni: «Da lunedì inizieremo a discutere confrontandoci sulle rispettive posizioni», ha dichiarato il capo negoziatore europeo Michel Barnier. «Noi vogliamo una partnership futura ambiziosa ed equa con il Regno Unito, ha aggiunto, «[e] resteremo fermi su tutti i nostri impegni previi della Dichiarazione Politica».

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