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CHE FINE HA FATTO IL DECRETO SEMPLIFICAZIONI?

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Ad oggi, la politica economica del governo Conte ha previsto solo interventi di natura assistenziale. Niente visione, niente programmazione, niente che possa far pensare ad una concreta ripresa della produttività e dell’occupazione. Se i soldi che arriveranno dall’Europa verranno spesi con questa logica, tempo due anni l’Italia resterà schiacciata dai propri debiti, gli interessi saliranno alle stelle, il default sarà un rischio reale. Possibile che una maggioranza senza leader e un presidente del Consiglio senza esperienza non si rendano conto del rischio. Incredibile, però, che non si rendano conto neanche del fatto che a fallire sono pure le misure tampone disposte fino ad oggi.

Centinaia di migliaia di italiani sono ancora in attesa di incassare quel che gli è stato promesso, altrettanti non hanno avuto neanche una promessa, a tre mesi dall’approvazione del decreto Liquidità, non uno dei 12 decreti attuativi previsti ha visto la luce. Non occorrono conoscenze particolari, basterebbe aver letto i giornali negli ultimi vent’anni per sapere che senza una radicale semplificazione di norme e procedure poco o nulla di quel che viene trionfalmente annunciato dai governo diviene realtà all’istante. In tempi normali, ciò produce frustrazione. In tempo di crisi la frustrazione diviene rabbia. Una rabbia destinata a travolgere tutto, soprattutto il governo in carica. Se non per razionalità politica, almeno per istinto di sopravvivenza da Conte e compagni ci si sarebbe perciò aspettati innanzitutto un decreto Semplicazioni. Sarebbe stato logico: prima semplifico le procedure, poi dispongo gli interventi.

Ci sono invece voluti due mesi perché lo capissero. Il 16 maggio, Conte ha annunciato come «imminente» l’approvazione di un decreto sulle semplificazioni. Il 21 maggio ha assicurato: «Confido di avere un articolato nel giro di un paio di settimane». Di settimane ne sono passate quattro e nulla si è ancora visto. Tra i ranghi del governo, i più ottimisti confidano che il decreto vedrà la luce «entro la prima settimana di luglio», con quattro mesi di ritardo rispetto al buonsenso e alle necessità. Scopriremo, allora, che le resistenze ideologiche dei grillini e il consueto freno delle alte burocrazie pubbliche avranno prodotto un decreto dimezzato nella sua potenziale efficacia, e capiremo che con questo governo e con questa maggioranza non ce la potremo mai fare.

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