“CIMITERO” DI RANDAGI IN SICILIA, ON. BRAMBILLA: “UNO SCANDALO”

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“Non si sa se ne uccida più l’incuria o il veleno, certo è che la Sicilia è un inferno per i randagi e che quest’inferno, di cui il cimitero a cielo aperto della statale 640 rende appena l’idea, è uno scandalo che dovrebbe interpellare le coscienze di tutti”. Così l’on. Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega Italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente, risponde a Raffaella Mennoia, autrice di “Uomini e donne” e “Temptation island”, che su Instagram ha denunciato l’orrore delle carcasse di randagi in decomposizione abbandonate lungo la “strada degli scrittori” Agrigento-Caltanissetta, alla faccia dei tre grandi della letteratura (Pirandello, Sciascia e Camilleri) che quel nome voleva onorare.
“Condivido la tua angoscia e il tuo sdegno – afferma l’ex ministro – che hanno, ahinoi, una lunga storia e troppi precedenti, perché in Sicilia (e non solo lì, a dire il vero) il randagismo è una piaga permanentemente aperta, una fonte perenne di sofferenza e dolore, per gli animali e per le persone più sensibili. Giro il tuo appello, con una lettera, innanzitutto al presidente della Regione Nello Musumeci e al presidente dell’Ars Gianfranco Micciché. Mi auguro che finalmente si concretizzi l’impegno della giunta e dell’assemblea regionale contro la vergogna del randagismo, che i lavori della commissione speciale si concludano con l’approvazione di una legge stringente ed efficace, che sensibilizzi i proprietari, “inchiodi” alla proprie responsabilità i soggetti indicati dalla legge 281, Comuni e Asp, e coinvolga, in uno spirito di leale collaborazione, le associazioni e i volontari che sempre si spendono per tutelare gli animali. Il randagismo è un problema di tutta la società siciliana e tutti devono farsene carico. Quanto alla statale 640, faccio appello all’ANAS, o comunque alle autorità competenti, perché i poveri animali, lasciati a marcire sotto il sole, possano contare su una misura di rispetto almeno post mortem. Il cimitero a cielo aperto è una barbarie nella barbarie. Qualcuno provveda”.

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