Coronavirus e stili di vita, com’è cambiata la vita dei fumatori: la ricerca

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sigarette

In Italia, Il 29 per cento dei fumatori di tabacco e nicotina afferma che il distanziamento sociale ha avuto un impatto molto negativo sulla salute mentale, ma quasi quattro italiani su dieci hanno pensato di smettere in questo periodo di isolamento forzato. Lo sottolinea una ricerca Nielsen, commissionata dalla Fondazione “Smoke-Free World”, che ha preso in analisi i comportamenti dei consumatori di tabacco e nicotina per capire come abbiano affrontato questa crisi; considerando le ripercussioni sia sulla salute fisica che mentale. Il sondaggio è stato condotto dal 5 al 14 aprile su 6801 uomini e donne consumatori di nicotina di età compresa tra i 18 e i 69 anni in Italia, Regno Unito, India, Sud Africa e Stati Uniti (New York e California).

Circa la metà degli intervistati in Italia, il 48 per cento, usa normalmente prodotti a base di tabacco e nicotina per far fronte allo stress e all’ansia; e il 27 per cento ha fumato di più in periodo di quarantena. Un terzo dei fumatori tradizionali, pari al 33 per cento, ha acquistato di più rispetto al periodo precedente alla serrata per paura della chiusura dei negozi di riferimento;della scarsa disponibilità di prodotti e della difficoltà a uscire di casa.
Smettere di fumare

Al tempo stesso, però, dice la ricerca, il 37 per cento dei fumatori tradizionali ha preso in considerazione la possibilità di smettere di fumare durante la quarantena: (in Sudafrica il dato aumenta al 51 per cento, negli Stati Uniti al 41). Il 18 per cento ha effettivamente provato a farlo in Italia. Più virtuosi i giovani fumatori: tra i 18 e i 24 anni, il 47 per cento ha preso in considerazione la possibilità di smettere di fumare; e il 34 per cento ci ha effettivamente provato. Una nota positiva arriva dall’India, dove il 66 per cento dei fumatori ha indicato di aver preso in considerazione di smettere e il 63 per cento ha fatto seguito a questo proposito con un tentativo concreto.

Dalle risposte degli intervistati si evince in maniera chiara che il distanziamento sociale ha avuto un impatto negativo sulla loro vita quotidiana. Questo per il 35 per cento degli intervistati in India;per il 29 in Italia, per il 24 in Sudafrica, per il 39 nel Regno Unito. Fino ad arrivare al 43 negli Stati Uniti. Le percentuali quasi raddoppiano nella ricerca se si prendono in analisi gli intervistati che sono risultati positivi al COVID-19 .
Assunzione di alcolici

In Italia la percentuale arriva al 56 per cento. Con la chiusura di bar e ristoranti, quasi la metà degli intervistati in Italia e nel Regno Unito ha riferito di aver ridotto l’assunzione di alcolici. In tutti i paesi, circa il 45 per cento degli intervistati ha riferito di ricorrere normalmente all’attività fisica per affrontare stress e ansia. Ma, sebbene milioni di persone vogliano smettere, non hanno trovato una strategia efficace in tempi di quarantena. La discrepanza evidente tra i propositi di smettere e gli effettivi tentativi evidenzia il bisogno di opzioni più efficaci da mettere a disposizione dei fumatori.

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