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Cresce la voglia di governissimo. Anche nel centrodestra

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brunetta

Colpisce come il racconto della crisi politica, nelle ultime ore in tivù, susciti l’effetto sgradevole del déjà vu. Come immagini riviste al VAR. Sembra di essere tornati magicamente indietro di qualche settimana. A scene già viste. Quando si invocava il governo dei «responsabili». Quasi non esistesse una crisi di governo ora in atto. Con due ministri ed un sottosegretario già dimessi.

Il refrain tanto caro a tutti, è l’ipotesi del governissimo. Ancora ad oggi. Siamo rimasti lì. Lo dice Toti, che nel centrodestra, dati alla mano, troppo peso ancora non lo ha ed ambisce forse, ad un ruolo di governo. Da subito. Il governissimo lo vorrebbe anche Brunetta, il prof che nonostante i malumori interni, un mese fa, votò in dissenso con Forza Italia e che forse ora, si candida a guidare la pattuglia dei centristi per supportare Conte. Votando pure la riforma di Bonafede magari. Meglio l’uovo oggi o la gallina domani è del resto, l’atavico dilemma che pungola anche la politica. Ma in realtà tra Lega e Forza Italia, sono in molti a non voler andare al voto. Non è fatto mistero nel Palazzo. Dichiarazioni di facciata a parte, solo FdI vuole andare davvero al voto.

Marcello Sorgi, su Rete4, non si scompone di una virgola nel dichiarare: «Non credo al voto. Mattarella ha dato 15 giorni al governo per accrescere il numero dei volenterosi». Le cose, del resto, stanno funzionando così bene nel Paese Italia, che 15 giorni in più, non faranno certo la differenza. L’Europa che ci incalza sui ritardi? Ora può aspettare. Andrea Riccardi, della comunità di Sant’egidio: «Il paese reale è mesto e non comprende le logiche di Palazzo di chi vuole solo governare». Pier Ferdinando Casini se ne meraviglia quasi: «La povertà in Italia rischia di aumentare nei prossimi mesi, non capisco di come non ci sia, nella classe politica italiana, una visione prospettica». Casini nell’arco dei suoi 37 anni consecutivi da parlamentare (è il più longevo nella storia della Repubblica), ha attraversato l’arco costituzionale tutto, ha fatto parte di governi di destra e di sinistra ma si accorge ora, che la politica pensa, il più delle volte, dapprima ad un tornaconto partitico. Illuminante.

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