ArabicEnglishFrenchGermanItalianRomanianSpanish

Crisi di Governo, nasce al Senato la componente Maie-Italia23

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su telegram
Condividi su email
Condividi su print
parlamento

La resa dei conti è rimandata a mezzogiorno di lunedì, quando il premier Giuseppe Conte si recherà alla Camera per rendere comunicazioni sulla situazione politica (martedì alle 9.30 il passaggio in Senato). L’intervento sarà seguito dal voto su risoluzioni di maggioranza e opposizione, secondo le procedure delle votazioni ‘fiduciarie’. Le dimissioni dal presidente del Consiglio, chieste a gran voce da Salvini e Meloni, appaiono dunque un capitolo chiuso (almeno per il momento) con Conte che ieri ha assunto l’interim del ministero dell’Agricoltura, rimasto vacante dopo l’abbandono da parte della ministra Iv, Teresa Bellanova. Un passo verso una nuova maggioranza guidata “dall’avvocato del popolo” (definizione riportata in auge da Di Maio) o verso un ‘Conte ter’, mentre Pd e M5s sondano gli animi in Parlamento e corteggiano senatori per avere i numeri sufficienti a ‘blindare’ Palazzo Madama. Ma le parole di Salvini, questa mattina, suggeriscono che la caccia ‘ai responsabili’ sia ardua. Anzi, “tanti 5S seri stanno bussando alle nostre porte: nel centrodestra vedo più arrivi che partenze” ha detto il leader della Lega, arrivando al vertice del centrodestra, convocato per fare il punto sulla crisi di governo. Oltre a Giorgia Meloni (Fdi), Matteo Salvini e Antonio Tajani (Fi), ci sono anche Giovanni Toti (Cambiamo), Lorenzo Cesa (Udc) e Maurizio Lupi (Nci). Presenterete una mozione di sfiducia a Giuseppe Conte? “No, la mozione di sfiducia se la stanno presentando da soli” ha aggiunto Salvini. “L’Italia ha bisogno di un governo capace di affrontare le difficili sfide che il Paese si trova davanti, non di un esecutivo zoppicante che si regge su una maggioranza raccogliticcia” si legge nella nota congiunta del centrodestra al termine del vertice. “Per seguire gli sviluppi della crisi del governo di Giuseppe Conte e concordare una strategia comune in vista di una possibile riedizione peggiorativa, i leader dei partiti della coalizione si consulteranno ogni giorno fino alla sua soluzione”, conclude. Sul possibile soccorso di parlamentari non organici alla maggioranza, che li si voglia chiamare responsabili o costruttori, è polemica: il centrodestra e lo stesso Renzi attaccano l’esecutivo, il premier, il Pd e M5s per questa scelta. Ma, nonostante qualche malumore, l’intenzione di governo e maggioranza è innanzitutto superare il vaglio delle aule parlamentari per poi costituire un gruppo autonomo con i ‘nuovi arrivati’. Tutti, dunque, fanno i calcoli e si dicono certi dei loro numeri, mentre fioccano le smentite di chi era stato già indicato sui giornali come disponibile al sì al governo. “Noi abbiamo segnali di disponibilità e di attenzione da parte di molti parlamentari, vediamo se questo consentirà di mantenere una maggioranza a questo governo. La prova del nove sarà in Parlamento”, ha detto stamane il vice segretario Pd, Andrea Orlando. Oggi alle 14 è prevista l’assemblea del gruppo del Pd della Camera. Alla riunione dovrebbe partecipare anche il segretario Nicola Zingaretti, di persona o da remoto. “”I responsabili un tempo si chiamavano voltagabbana” accusa Fratelli d’Italia. “Negli anni scorsi venivano accusati da politici, giornalisti e politologi di sinistra di essere dei venduti. Berlusconi, per averne cercato il sostegno, è perfino finito sotto processo. Ora Pd, M5S e la stampa di regime li definiscono a gran voce responsabili o finanche costruttori: la paura di perdere le poltrone fa strani effetti. Quanta ipocrisia!” ha dichiarato Cirielli: “Vedremo, nelle prossime ore, chi e sotto quale promessa di nomine o incarichi, con attività al limite della corruzione, deciderà in Parlamento di sostenere una coalizione, quella giallorossa, che ha fallito su tutti i fronti e non è più credibile. Conte ne prenda atto, eviti una campagna acquisti ridicola e abbia la dignità di dimettersi. Sono convinto – aggiunge Cirielli – che anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella non consentirà un simile mercimonio. Una volta, almeno, ci si indignava difronte a questo trasformismo. Gli italiani, comunque, non possono più continuare ad assistere a liti personali e guerre di potere mentre il Covid dilaga, i negozi chiudono, le imprese falliscono e la povertà aumenta. C’è un’emergenza sanitaria, economica e sociale in corso che deve essere affrontata da un governo coeso e coi numeri, che può uscire solo dalle elezioni” conclude Cirielli. Fatto sta che in tarda mattinata viene annunciata la nascita, al Senato, del gruppo MAIE-Italia23, “per costruire uno spazio politico che ha come punto di riferimento Giuseppe Conte”, spiega Riccardo Merlo, presidente MAIE e Sottosegretario agli Esteri, annunciando che così il gruppo MAIE a palazzo Madama cambia denominazione: “Non cerchiamo responsabili – ha precisato Merlo – ma costruttori, a cui l’unica cosa che offriamo è una prospettiva politica per il futuro, per poter costruire un percorso di rinascita e resilienza, nell’interesse dell’Italia, soprattutto in un momento così difficile come quello che stiamo vivendo”. Dalle pagine della Stampa, intanto, torna oggi a parlare il fautore della crisi di governo, il leader Iv, Matteo Renzi. Giuseppe Conte “non mi pare che abbia i numeri. Ma se li avrà, auguri. È la democrazia” ha detto, aggiungendo che però “se non prende 161 voti, tocca a un governo senza Conte”. L’ex premier non è “così sicuro” che a dare voti all’esecutivo ci saranno anche fuoriusciti da Italia Viva: “Forse qualcuno lascerà, ma se fossi nel governo, almeno per scaramanzia, aspetterei martedì (quando Conte si presenterà in Senato, ndr) per vedere come va a finire”. Renzi sottolinea di aver posto “una serie di questioni di merito su vaccini, sanità e investimenti mentre loro rispondono con una manciata di responsabili”. Magari “avranno la vittoria numerica, ma io ho scelto una strada politica, Conte ha scelto l’azzardo. Governare mettendo assieme Mastella e la De Petris di Leu non sarà facile”. Renzi non voterà contro, ma si asterrà Renzi comunque, non voterà contro ma si asterrà. Tra i bersagli di Renzi nell’intervista anche il leader del Pd: “Quando Zingaretti parla non rispondo mai alla prima dichiarazione. Se avessi ascoltato Nicola alla prima dichiarazione – nell’agosto del 2019 – oggi avremmo un Governo Salvini-Meloni”. L’ex premier ribadisce di non detestare Conte: “Abbiamo fatto delle richieste, dai soldi sulla sanità fino alla riapertura delle scuole: ci possono ascoltare o tutto deve essere ridotto a rapporto personale e alla categoria simpatia/antipatia?”. Renzi dice di voler aiutare “a cambiare il Paese. Se le nostre idee servono, ci siamo. Se non servono, ci dimettiamo” e “abbiamo detto no a chi voleva comprarci con qualche sottosegretariato”. I fondi europei per l’ex premier dovrebbero gestirli “dei ministri capaci con i loro uffici. E per le unità speciali alcuni commissari”. Un super ministero per Mario Draghi, “mi sembrerebbe bellissimo ma riduttivo”. Renzi tornerebbe in maggioranza “se ci fosse il Mes, se si sbloccassero i cantieri, se si aumentassero i soldi per sanità e scuola, se si accelerasse sull’alta velocità”. E se a guidare il governo fosse Luigi Di Maio? “Per favore, non scherziamo” risponde. No anche a “ribaltoni e inciuci con le forze anti europeiste e sovraniste”. Renzi esclude infine che lo sbocco della crisi sarà il voto: “Non esiste” commenta. Riunione dei ministri Pd alle 12 al Nazareno Stando a quanto si apprende, si terrà alle 12 nella sede nazionale del Partito Democratico un vertice tra il vice segretario dem, Andrea Orlando, il ministro dell’economia Roberto Gualtieri, il ministro degli affari regionali Vincenzo Amendola e il ministro per il Sud e la coesione sociale Giuseppe Provenzano. Al centro della riunione c’è il Recovery Plan. Ieri Conte di nuovo da Mattarella Colloquio del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, nel pomeriggio di ieri, con il capo dello Stato, Sergio Mattarella, al Quirinale. Il presidente della Repubblica ha firmato il decreto con il quale, su proposta di Conte, vengono accettate le dimissioni rassegnate dalla senatrice Teresa Bellanova dalla carica di ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali – il relativo interim è stato assunto dal presidente del Consiglio – dalla prof. Elena Bonetti dalla carica di ministro senza portafoglio e dell’on. Ivan Scalfarotto. “Il presidente del Consiglio ha illustrato al Presidente della Repubblica la situazione politica” continua la nota del Quirinale, “ha rappresentato la volontà di promuovere in Parlamento l’indispensabile chiarimento politico mediante comunicazioni da rendere dinanzi alle Camere. Il Presidente della Repubblica ha preso atto degli intendimenti così manifestati dal presidente del Consiglio dei ministri”. Il premier si è recato al Quirinale con in tasca le rassicurazioni, oltre che del M5s, anche del Partito democratico. “Vengo da una riunione del comitato politico del mio partito, è chiaro che noi sosteniamo il presidente del Consiglio Conte, questi sono i paletti della nostra azione” ha detto il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri. “E’ inevitabile – ha aggiunto – che ci sarà un passaggio parlamentare, è giusto che il Parlamento sia protagonista di questi passaggi dove il nostro lavoro sarà sempre mirato ad assicurare l’azione di governo necessaria al Paese in un momento così difficile”. Cdm, ok scostamento di bilancio per 32 mld In tarda serata, il Cdm ha approvato lo scostamento di bilancio per 32 miliardi. Inizialmente si era parlato di una richiesta al Parlamento di 24 miliardi, poi i numeri sono saliti fino a raggiungere quota 32. Il nuovo scostamento andrà a coprire il nuovo dl ristori, ma anche la Cig, risorse per vaccini e sanità. Ore febbrili In queste ore sono in corso delle trattative sui numeri, anche con i centristi. Trattative portate avanti a tutto campo, pure dai pentastellati che oggi hanno formalizzato la posizione espressa questa mattina da Di Maio, ovvero di non voler formare alcun governo insieme a Renzi. Posizione confermata dal segretario del Pd, Nicola Zingaretti: “Iv inaffidabile in qualsiasi scenario”. Che ha aggiunto: “Impensabile un governo con la destra sovranista”. Anche il Pd ha aperto sui responsabili, con Dario Franceschini che ha posto come condizione il fatto che la “maggioranza di responsabili” si formi “alla luce del sole” e “in Parlamento” senza vergognarsi. Con Conte si è schierata anche Leu, con Pierluigi Bersani che ha indicato nel premier un punto di equilibrio in Parlamento e per il Paese. Conte continua a ripetere a diversi ‘big’ della maggioranza di avere i numeri e di non volersi sottrarre a una verifica. La strada ipotizzata al momento sarebbe quella di un passaggio in Parlamento per chiedere la fiducia senza presentare le dimissioni, potendo poi contare sull’apporto di un gruppo di responsabili. Berlusconi: “Qualunque sia la soluzione, attuarla al più presto” Salvini ha telefonato a Silvio Berlusconi per sincerarsi delle sue condizioni di salute (il Cav è ricoverato in ospedale a Monaco per “accertamenti poco più che di routine”): l’ha trovato sereno e di buonumore. I due leader si sono confrontati sulla situazione politica, condividendo la preoccupazione per la situazione del Paese, e hanno accennato anche alle elezioni amministrative. Clima cordiale e di grande compattezza, ha reso noto la Lega. “Qualunque sia la soluzione, è necessario attuarla al più presto, senza perdere neppure un giorno nei tatticismi della politica di palazzo” ha scritto poi, in una nota, il presidente di Forza Italia. Con Iv è una storia finita. Il Pd blinda Conte e apre ai ‘costruttori’ Con Matteo Renzi e Italia Viva è una storia finita, i dem ormai ne sono consapevoli, e per salvare la legislatura, con i pesanti dossier ancora aperti sul tavolo del governo, l’unica strada è blindare Giuseppe Conte, cercando forze responsabili, i cosiddetti “costruttori” direttamente in Parlamento, “alla luce del sole”. Questa è la linea emersa nel corso del lungo ufficio politico del Partito Democratico. Oltre tre ore in cui si è fatta chiarezza sulla posizione del partito in questa crisi. “Abbiamo chiarito e dobbiamo ribadire che per noi è impensabile qualsiasi collaborazione di governo con la destra italiana, sovranista e nazionalista. Sarebbe un segnale incomprensibile in Italia, ma anche per le cancellerie europee e per l’opinione pubblica democratica europea inaccettabile”, ha sottolineato il segretario Nicola Zingaretti. Per i dem, infatti, il primo effetto della crisi innescata dai renziani è di rinfrancare “gli alleati di Trump”, ovvero Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Ed è questo che rende ormai impraticabile la strada della ricomposizione con l’ex rottamatore, accusato di avere come unico scopo quello di contrastare la linea e il ruolo acquisito in questi anni dal Partito Democratico. “C’e’ un dato che non può essere cancellato dalle nostre analisi. Ed è a questo punto l’inaffidabilità politica di Italia Viva”. Messa da parte l’opzione di una ricomposizione con i renziani, la strada indicata dal Pd è quella di “parlamentarizzare la crisi”, come spiega il capogruppo dem alla Camera, Graziano Delrio. Come? Giuseppe Conte deve andare alle Camere e lì si capirà se c’è una maggioranza pronta a sostenerlo. Responsabili, al momento, non se ne vedono ma fra i dem c’è chi è convinto che si paleseranno non appena sarà il momento. ‘Conte ter’? La strada dei ‘responsabili’ è ormai stata imboccata. Porta a un ‘Conte ter’ con una nuova componente, l’operazione è partita ed è avallata anche dai pentastellati che, al pari del Pd, hanno avuto contatti con diversi centristi e con coloro che sono fuoriusciti nelle scorse settimane dal Movimento. Il centrista Saccone avrebbe dato l’ok, si cerca la ‘casa’ che potrebbe essere quella dell’Udc, oppure il Maie ma sono diversi, tra questi anche la dem Lorenzin, a spendersi per costituire un gruppo di centro. Con un progetto politico che veda il presidente del Consiglio Conte come referente, anche per il domani, con una lista che potrebbe essere guidata dall’attuale capo dell’esecutivo. M5s, Pd e Leu sono impegnati nella ricerca dei numeri. Sarebbero ‘attenzionati’ anche alcuni senatori ‘renziani’, tra questi Comencini, Conzatti, Vono, Grimani. Oltre a Nencini che si e definito ‘costruttore’. In ballo c’è la questione del simbolo, il pressing di alcuni renziani è che si limiti a votare in dissenso dal gruppo. “Ma ormai siamo più vicini ai 170 che ai 160”, tagliano corto i pentastellati al Senato. Crimi: fiducia o strada maestra è voto Quando la crisi verrà formalizzata “vedremo se ci sono parlamentari che di fronte alla follia di questa situazione che è stata creata, comprenderanno che il Paese ha bisogno di una guida e di responsabilità”. Nel caso in cui però il governo non dovesse ricevere la fiducia “la strada maestra è quella del voto, altre soluzioni sono impensabili e impraticabili, compreso un governo tecnico” ha detto il capo politico del Movimento 5 Stelle Vito Crimi durante l’assemblea dei parlamentari di ieri sera. “Visto che – ha concluso – ora non si può votare ma probabilmente in primavera-estate sì, allora si andrebbe verso un governo elettorale che traghetta verso il voto”. Di Maio: “Non vedo opzioni oltre a Conte. Renzi non è più interlocutore” “Oggi il presidente del Consiglio Giuseppe Conte è una figura cruciale di questa maggioranza- ha detto Di Maio ieri sera al Tg3-, “noi come M5S l’abbiamo proposto due volte e continueremo a sostenerlo. In questo momento non vedo altre opzioni percorribili” ha aggiunto Di Maio, aggiungendo che “se la situazione invece scivola verso il voto si mette a rischio la fascia più debole della popolazione”, perché non si avrà modo di erogare i fondi per la ripresa. “Noi siamo stati chiari: chi stacca la spina, chi mette in difficoltà il governo, non è più un interlocutore e questa situazione di instabilità danneggia”, ha poi aggiunto Di Maio al Tg1. Per il ministro degli Esteri “dobbiamo continuare a lavorare perché c’è il dl ristori da fare per evitare che gli esercizi commerciali siano in difficoltà, lo scostamento di bilancio per rimandare le cartelle esattoriali…mettiamoci al lavoro e ben vengano tutti coloro che vogliono rilanciare l’Italia”. “Io – ricorda Di Maio – ho fatto un appello a condividere i valori europei, l’uguaglianza, la solidarietà, il rispetto della dignità umana in questo momento in cui abbiamo tante persone che muoiono. Tutti coloro che vogliono costruire, non distruggere, condividano con noi questo progetto”. Quanto alla figura del premier, il ministro degli Esteri sottolinea che “Conte è stato proposto dal M5s per ben due volte, io stesso l’ho fatto quando ero alla guida del Movimento. Si è guadagnato il rispetto internazionale e lo sosteniamo con convinzione”. Verso la conta in Aula Intanto Iv vive le ore del post-strappo con prudenza. Nessuna rivolta interna viene registrata nella riunione serale dei parlamentari con Renzi. Si attende la mossa del premier, ma si discute dello scenario di una soluzione rapida della crisi in maggioranza come se il Conte ter non fosse ancora un’opzione archiviata: sedersi a un tavolo sarebbe possibile. Ma la convinzione di più d’uno è che si vada verso la conta in Aula. E, se mai arriverà quel giorno, qualche addio tra i renziani non si può escludere. Una decisione su come affrontare la crisi Conte – se dimettersi per aprire il tentativo di un nuovo governo o andare in Parlamento a verificare la sua maggioranza – la deve mettere sul tavolo già nelle prossime ore. Se sceglierà davvero lo showdown in Parlamento l’obiettivo potrebbe essere ottenere il sì da una maggioranza larga e solida, con un appello ampio a sostenere il lavoro del governo. L’unica alternativa alla carta responsabili potrebbe essere un’apertura improvvisa di Renzi al dialogo. Possibilità remota ma non ancora impossibile. Poi si aprono altri scenari: da quello del governo di unità nazionale, guidato da una figura di alto profilo (e in tal caso risuonano i nomi di Mario Draghi e ancor più forte, in queste ore, quello della presidente Emerita della Corte Costituzionale Marta Cartabia) o l’impossibilità di trovare alcuna maggioranza a sostegno anche di un governo del genere e la strada, a quel punto inevitabile, del voto anticipato.

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su telegram
Condividi su email
Condividi su print

Ti potrebbero interessare

“Vogliamo fare il tampone a tutti e ci muoveremo anche

La giornata di oggi sembra segnare la ripresa della concertazione

MA RISOLLEVARSI SI PUO’ Genova –  Il settore delle costruzioni

Occhi del mondo puntati su Londra, dove fra due giorni

MORATORIE, IL GOVERNO DRAGHI STUDIA PROROGA ED ESTENSIONE A MICRO

“Sulla scuola stiamo mobilitando risorse per oltre 4 miliardi”. Lo

ArabicEnglishFrenchGermanItalianRomanianSpanish
Questo sito si avvale di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso consulta la cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, accetti l’uso dei cookie.