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De Luca, da “guru” a politico in crisi davanti alla realtà

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Il caso di Vincenzo De Luca andrebbe studiato nelle scuole di comunicazione politica. Non accade spesso che i toni utilizzati per parlare ai cittadini e ottenere un largo consenso si trasformino nel giro di poche settimane in un boomerang verosimilmente destinato a segnare per sempre e in negativo la carriera di un uomo politico. Nella prima fase della pandemia, quando grazie al lockdown nazionale la Campania era stata di fatto risparmiata dai contagi, De Luca giganteggiava. Le dirette facebook e su Lira tv, in cui il presidente della Regione se la prendeva con i proprietari di cani “dalla prostata infiammata” sempre a spasso con i loro beniamini e minacciava l’utilizzo del lanciafiamme contro chi trasgrediva le regole, avevano reso popolarissimo l’esponente del Pd. Di lui parlava persino la stampa internazionale e i campani, che in settembre lo hanno riconfermato al suo posto con una votazione quasi bulgara, lo consideravano una sorta di salvatore della patria. Poi il Coronavirus in Campania ci è arrivato per davvero. E da quel momento in poi, De Luca ha iniziato a sbagliare tutto. Dopo essere stato per anni commissario alla Sanità, il presidente della Regione conosceva bene la reale situazione degli ospedali e della medicina di base. E se pubblicamente in luglio continuava a ripetere che la “sanità Campania è un’eccellenza internazionale” (affermazione in tutta evidenza falsa, ma utile per vincere le elezioni) già in ottobre aveva cominciato a rendersi conto che il bluff non avrebbe retto alla prova dei fatti. Di qui il celebre annuncio, corredato persino da una radiografia dei polmoni di un paziente colpito da polmonite bilaterale, sul lockdown regionale: “Siamo a un passo dalla tragedia. Dobbiamo chiudere tutto. Si deve decidere oggi e non domani”.

Il tono, durante quella diretta del 23 ottobre, era quello di sempre. Decisionista, ultimativo, sicuro. Eppure, con sorpresa di De Luca, i cittadini non reagiscono con gli applausi, ma con le proteste. A Napoli si scende in piazza in massa, scoppiano disordini, la situazione sembra a un passo dallo sfuggire di mano. Cosa era successo? De Luca non aveva capito che provvedimenti destinati a limitare la libertà personale ed economica delle persone possono essere introdotti solo gradualmente. Perché per accettarli la popolazione deve rendersi conto di quanto sia grave la situazione. Ma questa consapevolezza non può mai maturare in un giorno. Per questo in tutta Europa i lockdown sono sempre partiti in ritardo rispetto alle richieste degli scienziati. Perché i vari leader sanno che se i cittadini non sono pronti l’unico risultato è la rivolta. Angela Merkel, secondo i retroscena riportati da alcuni giornali, qualche settimana fa, durante una riunione riservata, ha detto: “La gente per seguirci deve avere paura”. Una frase brutale, ma vera. In Campania, invece, ad aver avuto paura è stato De Luca. Che dopo aver annunciato il lockdown (scelta in quel momento sensata dal punto di vista epidemiologico) ha fatto marcia indietro. E dopo poco tempo è arrivato a contestare persino quello imposto dal governo. Risultato: da decisionista è apparso come un re travicello o se preferite, come un guappo di cartone. Peggiorando ulteriormente la sua situazione quando se l’è presa con una piccola minoranza di medici “farabutti” che, secondo lui, negli ospedali sostenevano di avere le terapie intensive piene pur in presenza di posti liberi. Ma un capo, se vuole essere seguito, non può scaricare sui sottoposti le inefficienze. Pena l’assoluta sfiducia. Quella a cui sta ora andando incontro                                                                                                                             di Peter Gomez – Il Fatto Quotidiano

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