Di Maio, ecco la lettera su Libia e Medio Oriente: “L’Italia ha ancora molto da dire”

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Il ministro degli Esteri ha spiegato che per l’Italia l’unico modo per “misurare realmente” il valore del Paese nel mondo è quello di “giocare di squadra” abbandonando “i colori delle proprie bandierine politiche”.

Dopo i recenti summit ad alto livello tenuti a Bruxelles, Istanbul e a Il Cairo, Luigi Di Maio ha affrontato a tutto tondo le questioni libica e mediorientale e lo ha fatto con una lettera aperta, pubblicata quest’oggi dal quotidiano La Repubblica.

Il ministro degli Esteri ha voluto in in primo luogo ricordare “gli eventi degli ultimi giorni”, riferendosi ai “raid Usa” e alla “violenta risposta di Teheran, che l’Italia condanna con forza e che mette in pericolo la stessa incolumità dei nostri militari impiegati nella Coalizione anti-Daesh”, ma anche al “recente bombardamento all’Accademia militare di Tripoli”.

Quanto accaduto nelle ultime ore, spiega Di Maio, rischia “di cambiare irrimediabilmente il destino della regione mediorientale” e “di aprire una crepa insanabile”.
Il ruolo dell’Italia

L’Italia, secondo il leader pentastellato, si trova a questo punto di fronte in un momento importante in cui è necessario operare le giuste scelte, facendo squadra:

“Dopo anni di immobilismo e difficoltà del sistema Italia, siamo di fronte a un bivio importante. Lo straordinario lavoro dei nostri tecnici, del corpo diplomatico, del personale militare e dei nostri apparati di intelligence è fuori discussione. Più discutibile è, invece, la capacità mostrata dalla politica nel saper integrare e mettere a sistema queste qualità e competenze. Credo sia giunto il momento di guardare avanti e pianificare, poiché il bivio in questione proietta una scelta chiarissima davanti a noi: o iniziamo a fare squadra, oppure ci relegheremo in un angolo senza via d’uscita”.

Il ministro ha criticato la polarizzazione del “dibattito pubblico intorno al dualismo emotivo della paura e, dunque, della violenza” e ha invitato ad una riflessione “più profonda”, senza che ci siano “parti in causa per cui tifare”.

Il ruolo dell’Italia, prosegue Di Maio, deve essere quello di “porsi come mediatori e facilitatori di un dialogo che, soprattutto in Libia, non deve e non può restare ancorato al palo” in quanto “la Libia, prima di ogni cosa, è per il nostro Paese un tema di sicurezza nazionale”.
L’importanza del dialogo

Per tale motivo, il ministro deciso di “intraprendere un’azione di ricongiungimento delle posizioni di tutti i partner europei, con la consapevolezza che il processo di Berlino sia una tappa fondamentale, ma anche che sia una tappa da calendarizzare al più presto”.

Proprio quest’ultimo summit, secondo il leader M5S, viene definito “un primo passo, su cui non bisogna entusiasmarsi, ma che non bisogna sottovalutare, perché ha riaperto una strada che fino a ieri sembrava chiusa. In queste ore il presidente libico Serraj ha infatti incontrato a Bruxelles l’alto rappresentante Ue Josep Borrell”.

Inoltre Di Maio ha sottolineato i “continui i contatti del nostro governo e dell’Ue anche con il generale Haftar, che contiamo di incontrare, e con gli Emirati Arabi Uniti”.

In conclusione, l’ex vicepremier si è scagliato contro quanti sostengono che per la risoluzione della questione libica non ci sia più nulla da fare:

“C’è chi continua a dire che siamo arrivati con ritardo, che i tempi sono stretti, che ormai non c’è più nulla da fare. Posso condividere le prime due valutazioni, non la terza. Da ministro degli Esteri e da cittadino di questo Paese ho dei doveri cui adempiere, indipendentemente dalle critiche e dagli attacchi gratuiti che quotidianamente mi si rivolgono. Sono convinto che l’Italia, dopo qualche silenzio di troppo, oggi abbia ancora molto da dire. Deve solo ritrovare fiducia in se stessa, abbandonare i colori delle proprie bandierine politiche e giocare, come ho già detto, da squadra. Solo a quel punto riusciremo a misurare realmente il nostro valore nel mondo.

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