Dopo la costruzione dello sbarramento artificiale il pescato del Lago si dimezzò

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tratto da “L’ultima fila in alto”

Il libro autobiografico di Gianluca Bordiga, “L’ultima fila in alto”, che uscirà prossimamente, è un racconto dal tratto espositivo dolce, coinvolge il lettore alla conoscenza della storia drammatica della sua famiglia d’origine, nella prima parte, e alla conoscenza della annosa e storica battaglia sociale per recuperare il patrimonio ambientale del territorio dov’è nato e cresciuto l’autore, nella seconda parte. Siamo a metà degli anni ’80, la popolazione, tutta, dei quattro Comuni lacustri è assuefatta da 70 anni di sfruttamento abnorme, innaturale, del Lago, che la Società Lago D’Idro, mette in atto ogni estate. Sfruttamento innaturale che sta per scadere; ha generato un danno incalcolabile al territorio, con prelievi spaventosi che raggiungono sempre il massimo consentito dal Disciplinare della concessione: da disciplinare, il Lago il giorno 1 maggio può essere riempito fino al limite massimo delle Paratoie poste all’incile, significa 3 metri sopra la quota dello scolmo naturale; poi, fino al 31 agosto il Lago può essere svuotato al massimo della possibilità che è data dalle due gallerie artificiali, la galleria dell’ENEL e la cd. galleria degli agricoltori, cioè lo fanno scendere ben 4 metri sotto l’incile naturale. Questo regime di regolazione determina ogni anno un escursione spaventosa di 7 metri verticali, che tradotto in metri cubi significa che dal Lago ogni anno vengono tolti forzatamente ottantadue milioni di metri cubi di acqua; oltre a quella che ogni giorno entra dai due immissari fiume Chiese e torrente Caffaro, e che esce in unico emissario fiume Chiese. L’acqua che portano i due immissari è stimata mediamente in 39 metri cubi al secondo, su base annua, vuol dire che dal bacino imbrifero del Chiese ogni anno scendono a valle più di un miliardo e duecentocinquanta milioni di metri cubi. Una ricchezza immensa che ad un certo punto del tratto dell’asta fluviale sparisce, il letto del fiume Chiese rimane in secca, è incredibile ma succede questo; la responsabilità è delle attività di agricoltura intensiva della grande area della alta e media pianura orientale lombarda che produce quasi esclusivamente Mais da trinciato, da dare come cibo all’enorme quantità di mucche da latte degli allevamenti di quell’area, ma anche per alimentare centrali a biomassa per la produzione elettrica. Questa agricoltura irriga le immense distese di Mais con l’antico sistema cd. “a scorrimento”; è idrovora e con questo sistema depaupera la risorsa primaria e insostituibile, devastando corsi d’acqua e specchi d’acqua. L’alterazione continua della temperatura del Lago, oltre alla devastazione dell’habitat naturale, genera danni incalcolabili alla fauna ittica del Lago D’Idro, che un tempo era la maggiore fonte di sostentamento delle popolazioni di questo territorio lacustre. Negli archivi dell’ufficio pesca dell’amministrazione provinciale di Brescia sono conservati i dati del pescato sul Lago D’Idro: il confronto che fa impressione è quello del 1925, si pescarono cinquantaquattro mila quintali di pesce; nel 1929, dopo la realizzazione dello sbarramento artificiale e delle due gallerie idrauliche per il prelievo innaturale dell’acqua ai fini produttivi, specialmente idroelettrici e agricoli, il pescato si dimezzò, ventotto mila quintali di pesce. Gianluca ed altre perseveranti e coerenti persone stanno portando avanti con le unghie la battaglia che vale una vita, sin dalla metà degli anni ’80, ininterrottamente, per impedire il rinnovo di quella mostruosa concessione. È un autentica battaglia di Davide contro Golia; la prima parte l’ha vinta Davide nel duemilasette; ma Golia non s’è ancora arreso.

Aruspex

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