Dove la paura della fame supera quella del Covid

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brasile

TOCANTIS – BRASILE — C’è chi ha vissuto la pandemia da una prospettiva che ridimensiona paure e aspettative, Tiziano Scaccabarozzi ad esempio è un fiorentino che ha seguito la vocazione al sacerdozio e si è dedicato all’evangelizzazione nel sud del mondo dove si è occupato di istruire le giovani generazioni.

Padre Tiziano oggi si trova in Italia per assistere l’anziana madre, ma ha vissuto da vicino la pandemia in un contesto economico e sociale difficile ed a ToscanaMedia racconta la sua esperienza.

Cerchiamo di contestualizzare con alcune coordinate geografiche.

“Vivo in Tocantins nel cuore del Brasile, una regione molto arida e ben diversa sia dalla foresta amazzonica, sia dalle grandi metropoli della costa. E’ lo stato più recente dei 26 che compongono la federazione brasiliana. Ha una estensione territoriale praticamente uguale a quella dell´Italia ed è abitata da un milione e mezzo di persone. Una densità molto bassa rispetto all’estensione del territorio e va via via diminuendo per la migrazione verso Goiania, Palmas e Brasilia. I due municipi confinanti con San Salvador do Tocantins si trovano a 42 chilometri il primo e a 56 il secondo.

Come è stata accolta la notizia della pandemia?

“A Marzo quando arrivavano le notizie dall’Europa e soprattutto dall’Italia, tutti erano spaventati e il rispetto delle poche indicazioni che si avevano, era applicato con la massima severità. C´era molta paura. Poi col passare del tempo, la tensione si è allentata. Le notizie arrivavano sempre e solo da lontano; São Paulo è a circa 2000 chilometri di distanza. Poi ci sono stati i gesti e i discorsi del presidente Bolsonaro, a motivare e incentivare una certa leggerezza in molti e un vero e proprio menefreghismo tra i più giovani, tra i commercianti e tra coloro che hanno cominciato a dire che era tutta una montatura dei media. Nelle zone calde come le nostre è difficile chiudersi in casa. Così se all’inizio erano tutti spaventati, da un certo punto in avanti, le norme di prevenzione del contagio sono state percepite come consigli. Il governo federale si pone in un modo, i singoli governi statali in un altro e infine ogni municipio in un altro ancora”.

E così si sono verificati i contagi

“Chi vive di agricoltura a conduzione familiare già vive nel distanziamento sociale. Di fatto chi vive nella roça, il mondo rurale, sta sempre a qualche chilometro dai propri vicini. Non c’è stato quasi nessun contagio se non quando qualcuno ha dovuto andare in ospedale, per motivi diversi dal virus, ed è rimasto contagiato proprio in ospedale. Nei centri abitati il flusso è maggiore e per questo si sono verificati i contagi e successivamente i decessi”.

Grandi distanze tra le persone ma anche dalle strutture sanitarie

“Le persone più anziane sono quelle più spaventate e in genere più chiuse in casa. Il fattore che più ci lascia nella paura è la distanza da strutture ospedaliere attrezzate. Se c´è bisogno di terapia intensiva è necessario andare fino alle capitali. Abbiamo a due ore e mezza di distanza Gurupi che ha 100mila abitanti ma le strutture sono poche e il personale medico specializzato raro, comunque con poche attrezzature a disposizione. Tutti hanno visto la situazione tragica di Manaus. Oltre ad essere poche le strutture è molto difficile la comunicazione perché avviene quasi esclusivamente via fiume: è difficile mantenere l’isolamento sui battelli e i tempi di percorrenza sono lunghi”.

Come hai reagito alla pandemia visto che la tua è un’opera di divulgazione e di incontro con le persone?

“Uno dei lavori principali è quello educativo e in questo periodo le scuole sono rimaste chiuse. Così alcuni di noi si sono organizzati per portare qualche aiuto nelle periferie delle grandi città. Abbiamo una casa a Goiania e alcuni volontari si sono dedicati alla produzione di ravioli, lasagne, pizze, per raccogliere fondi con cui comprare alimenti da portare nei quartieri più poveri. Siamo entrati in contatto con settori e gente che vedevamo solo da lontano o che neanche sapevamo che esistessero. C’è una zona di occupazioni abusive che chiamano “vila de papel” o paese di cartone. Le case sono tutte arrangiate negli spazi e con i materiali che si trovano. Per incentivare l’uso delle mascherine, chiedevamo alle persone di usarle e chi si presentava senza, non avrebbe ricevuto gli alimenti che stavamo distribuendo. Poco dopo ci siamo accorti che quelli che avevano già ricevuto la loro parte, arrivati in fondo alla fila, passavano le loro mascherine a quelli che erano in fila”.

Quindi lo spirito di sopravvivenza si trova tra due fuochi

“Il covid spaventa si, ma è solo un altro fattore di rischio che ricorda quante incertezze bisogna affrontare ogni giorno per continuare a vivere. In fondo sono già allenati a fare i conti con la precarietà, con l´incertezza, con l´impossibilità di fare calcoli che garantiscano qualcosa. Noi siamo sempre alle prese con previsioni che vengono da una presunta competenza, che di fatto però, davanti a questa pandemia, fa un po’ acqua. Ci farebbe bene un po´di umiltà; ci permetterebbe di ammettere che malgrado tutta la tecnologia, conoscenze, progresso, ci troviamo davanti a un fenomeno che ha messo in scacco e mostrato l’inefficacia di tutta le nostre risorse. Dai più disperati imparo che senza una dose di fiducia nella vita, al di la della nostra capacità di governarla, è impossibile guardare al domani con ottimismo”.

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