Durante il fascismo i sindacati liberi vennero sciolti e i loro dirigenti perseguitati

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Il sindacato libero ri-nasce nel 1944 con il Patto di Roma firmato il 9 giugno ma che porta la data del 3 giugno in memoria di Bruno Buozzi che insieme a Giuseppe di Vittorio e a Achille Grandi aveva lavorato a quell’obiettivo ambizioso e importante per i lavoratori e la democrazia e assassinato dai nazisti poco prima che quel patto venisse sottoscritto.

A 75 anni da quel giorno e in questa fase in cui si torna a parlare di sindacato unitario, il segretario generale Maurizio Landini ricorda l’importanza di quell’atto:
“Un nuovo percorso unitario, la certezza della rappresentanza, il rapporto democratico con coloro che si vuole rappresentare, sono la risposta migliore a chi vorrebbe eliminare il ruolo e la funzione del sindacato e, più in generale, dei corpi intermedi. La risposta migliore a chi vorrebbe semplificare e ridurre la complessità democratica. Tanto più proprio quando la nostra democrazia ha bisogno di coniugare libertà e uguaglianza, facendo del lavoro il principio attivo sul quale costruire una nuova qualità dello sviluppo. Questo può farlo soltanto un sindacato forte, unitario, democratico, pluralista”.

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