“Economia italiana, c’è bisogno della terapia intensiva”

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Avvocato Domenico Zampelli responsabile del partito Unione Cattolica dei Beni, delle Attività Culturali e del Turismo: “Economia italiana, c’è bisogno della terapia intensiva”.

Misure che consentiranno di sostenere i redditi, salvaguardare l’occupazione, potenziare gli ammortizzatori sociali. Misure di sostegno alle aziende dei territori e dei settori che subiscono l’impatto sia delle misure di contenimento del virus sia delle sue conseguenze dirette e indirette sull’economia. Misure per sostenere con un sistema di garanzie una moratoria dei crediti alle imprese da parte del sistema bancario. Il Governo Conte, con il ritardo di chi non aveva immaginato un tale scenario (ma va aggiunto, a parziale discolpa, che la situazione è talmente nuova che ogni previsione era difficile) si prepara a sostenere l’economia italiana, messa in ginocchio dal Coronavirus. Una vera e propria polmonite finanziaria si è abbattuta sul Nord, sulla locomotiva dello sviluppo nazionale, e proprio come in un organismo malato le diramazioni stanno raggiungendo anche le zone periferiche.
Da qui la necessità di accentrare le decisioni, per uniformarne gli effetti su tutto il territorio nazionale. Bene da questo punto di vista non solo la chiusura delle scuole – fra i principali veicolo di contagio – ma anche, soprattutto, l’estensione della decisione a tutta Italia.
L’esempio della scuola dovrebbe essere applicato anche all’economia. Famiglie e imprese vengono penalizzate non solo al Nord, ma in ogni angolo del nostro Paese, a causa di una profonda interconnessione per cui, al di là dei diversi numeri, gli effetti della frenata settentrionale non possono non avere ripercussioni anche al Centro e al Sud. Da qui la necessità di estendere su tutto il territorio nazionale e così uniformare le misure di sostegno riguardanti allo stato i soli Comuni ricompresi nella cosiddetta “zona rossa Covid-19”. Solo una moratoria generale su debiti, oneri previdenziali e fiscalità può contribuire a uscire in modo meno drammatico da questa fase. Le stesse bollette per le utenze principali dovrebbero essere procrastinate almeno di un mese, in tutta Italia, in modo tale da ridare fiato a un sistema economico affetto da ipossemia.
Esiste poi il problema legato alle indennità previste per i lavori autonomi. L’articolo 16 del Dl 9/2020 ha infatti introdotto un’indennità mensile esentasse di 500 euro mensili per i lavoratori autonomi e liberi professionisti, ma ha escluso inspiegabilmente i liberi professionisti iscritti agli Enti di previdenza privati, fra cui i medici e gli operatori sanitari che sono in prima linea nell’affrontare il Covid-19.
Limitare l’indennizzo ai soli lavoratori iscritti all’Inps, e nelle sole zone rosse, è discriminatorio, da un lato poiché le risorse provengono dal Fondo sociale per l’occupazione e la formazione, che è finanziato con risorse pubbliche e dunque derivanti anche dalle tasse pagate dai liberi professionisti e dalle stesse Casse previdenziali private, dall’altro perché l’emergenza è ormai nazionale.
E’ quindi necessario che l’indennità di 500 euro sia estesa a tutti i liberi professionisti, su tutto il territorio nazionale, indipendentemente dall’ente previdenziale a cui sono iscritti.
La politica deve mostrare una vicinanza ai cittadini, al popolo, che troppo spesso negli ultimi anni è apparsa diluita o è addirittura venuta a mancare. L’occasione è storica. Bisogna creare solidarietà in questo momento per poi ripartire tutti insieme quando l’emergenza passerà. No agli egoismi, no alle divisioni. L’Italia deve compattarsi. Abbiamo di fronte un nemico forte, agguerrito e praticamente sconosciuto. Ma abbiamo le armi giuste per affrontarlo, combatterlo e sconfiggerlo. Adottando con grande senso di responsabilità le migliori decisioni nell’interesse del Paese. Degli italiani. Tutti, senza barriere, confini, distinzioni. Lo chiediamo con forza a coloro i quali hanno la responsabilità del nostro presente. Del nostro futuro.

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