EUROPA – Parità di genere per valorizzare le imprenditrici

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Confartigianato Imprese è intervenuta offrendo il proprio contributo di osservazioni e proposte alla Consultazione Ue sulla strategia di Parità di Genere 2020-2024. In particolare, la Confederazione, che rappresenta le imprenditrici tramite il Movimento Donne Impresa, sostiene l’introduzione di una definizione europea di ‘impresa femminile’ che consenta una migliore focalizzazione sul valore delle imprese guidate da donne per il lavoro femminile nell’UE. L’Unione europea dovrebbe inoltre rafforzare la propria attenzione verso il lavoro autonomo svolto dalle imprenditrici.
Secondo Confartigianato, l‘imprenditoria femminile è cruciale per il rafforzamento socio-economico. Tuttavia è ancora indebolita da barriere strutturali e operative. Mentre le donne costituiscono il 52% della popolazione totale europea, solo il 34,4% dei lavoratori autonomi dell’UE e il 30% degli imprenditori in fase di avvio sono donne. Inoltre, la creatività e il potenziale imprenditoriale femminile sono una fonte di crescita economica poco sfruttata che dovrebbe essere ulteriormente sviluppata. Spesso le donne sono motivate ad avviare un’attività in proprio per raggiungere un equilibrio flessibile nella vita lavorativa.
Confartigianato sostiene con forza la riduzione dello squilibrio di genere, soprattutto per quanto riguarda l’inclusione finanziaria, che è uno dei principali strumenti per ridurre il divario di genere nel sistema economico. Allo stesso modo, gli istituti bancari dovrebbero verificare l’esistenza di una discriminazione di genere in termini di accesso al credito, considerato che la pianificazione strategica della parità di genere 2020-20204 ha dimostrato che la parità di genere può essere misurata anche in termini di accesso al credito. Una migliore inclusione finanziaria delle donne imprenditrici può essere ottenuta attraverso misure politiche condotte a livello internazionale e nazionale e a livello di buone pratiche promosse dagli istituti bancari. Inoltre, una differenziazione dei dati disaggregati posseduti dalle banche dovrebbe avvenire sulla base del genere, secondo una definizione comune di impresa femminile.
Il divario tra imprenditori e imprenditrici potrebbe essere colmato aumentando le risorse destinate alle imprese femminili, cosa che può essere realizzata attraverso una più forte promozione e un sostegno delle politiche destinate alle imprenditrici.
Allo stesso tempo, alle imprenditrici va riconosciuto il coinvolgimento attivo nella cura a livello familiare, considerando che spesso il lavoro più importante delle imprenditrici viene sottovalutato perché messo al secondo posto. Le imprenditrici devono affrontare dinamiche di equilibrio tra vita professionale e vita privata che sono spesso percepite come un peso (combinando gli obblighi familiari, la maternità, ecc. con l’impegnativa vita professionale). Ad esempio, nelle dinamiche di accesso ai finanziamenti, le imprenditrici sono fortemente penalizzate. E ancora, secondo Confartigianato, l’UE dovrebbe affrontare una valutazione più equa dell’impatto della violenza sulle donne, che dovrebbe essere rivolta sia alle imprenditrici sia alle lavoratrici dipendenti. Gli squilibri di genere dovrebbero essere affrontati anche per quanto riguarda l’Intelligenza Artificiale, a cui dovrebbe essere garantita un’applicazione etica per garantire che il divario di genere non aumenti. La parità tra i sessi nell’Intelligenza Artificiale si sviluppa ulteriormente se si parte dal presupposto che l’intelligenza artificiale impara principalmente dall’osservazione dei dati che le vengono presentati. Nonostante la capacità di una macchina di elaborare grandi volumi di dati può risolvere in parte questo problema, se questi dati sono carichi di concetti stereotipati di genere l’applicazione della tecnologia che ne risulta perpetuerà questo pregiudizio. È quindi necessario porsi delle domande etiche e garantire una legislazione equa in materia di IA, in modo da renderla strumento per migliorare la vita delle imprenditrici, come sottolineato dal programma di lavoro di Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione Europea.

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