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Evocati tante volte, alla fine sono arrivati

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protest

Gli arrabbiati in piazza Montecitorio gridavano basta ai divieti e chiedevano soldi allo stato. Chi erano? A occhio, quelli tra ambulanti, ristoratori, parrucchieri che non contano santi in paradiso. Ecco che un saluto romano, il rifiuto della mascherina o l’insulto all’Europa servono a far notizia. Bisognerebbe ricordargli che i morti per Covid sono 112mila, che all’estero hanno “chiuso” quanto noi, che “sostegni” o “ristori” vengono dalle tasse di chi le paga. Dopodiché bisognerebbe aiutarli. Chi non ha evaso il fisco e mostrato qualche capacità manageriale, a fare impresa. Gli altri, con un sussidio perché si cerchino un lavoro dipendente, una vita dignitosa da proletario. Perché è davvero un “sole ingannatore” quello che costoro hanno inseguito. L’illusione berlusconiana del “tutti imprenditori”, senza regole né tasse.
“Esprimiamo soddisfazione per quello che la Libia fa per i salvataggi”, questa frase Mario Draghi non doveva dirla. O, almeno, avrebbe dovuto aggiungere “e chiediamo che vengano rispettati i diritti delle persone strappate al mare”. Purtroppo continuiamo ad andare in Africa col cappello in mano. Promettiamo di “ricostruire” in Libia, o vendiamo navi all’Egitto, fingendo di non sapere quali mani stiamo stringendo. Se volesse, Draghi forse risponderebbe che in Libia ci sono già russi e turchi e l’Italia deve difendere l’Eni e rientrare nel paese, magari con gli americani. Repubblica e Stampa applaudirebbero. Il Caffè, ostinato, chiede invece che l’Europa si dia una sua politica per il Mediterraneo e affermi sempre un ragionevole rispetto dei diritti umani. Perché anche questa è la sua forza.
Qui però entriamo nel vespaio delle colpe pregresse. “Domani” sostiene che i ministri dell’interno, da Alfano a Lamorgese, passando per Minniti e Salvini, hanno chiesto (non a un’autorità statale ma a semplici signori della guerra libici) di sbarazzarci dei migranti. Chiudendo gli occhi sui crimini da costoro commessi. Minniti prova a difendersi dicendo di aver fatto accordi in nome dell’Europa e accusando Salvini di averli trasformati in un’arma contro Europa, migranti e le Ong. Giannini (Stampa) dialoga con Conte, implicitamente scusandosi del giudizio sbrigativo espresso giorni fa, ma gli ricorda le contraddizioni del suo governo, quando Salvini correva alla corte di Putin, e gli chiede di stare con la Nato.
A noi pare che nessuno abbia le carte in regola. Non Minniti che, all’ombra dell’Eni, ha fatto accordi con carcerieri e torturatori di migranti. Non Salvini che ha strumentalizzato la paura dei migranti per grattare consensi. Non Di Maio, passato dal tour coi “gilet gialli” all’intesa cordiale con Blinken. Né Conte, se nega le contraddizioni, che pur ci furono, dei suoi governi. Tantomeno Draghi, che comincia male, e si troverà tra capo e collo la richiesta Ucraina di un ombrello Nato. Portare armi sotto l’ombelico di Mosca, come fecero Hitler e Napoleone? Ignorare che in Dombass si parla russo e che Kiev ha appeno fatto chiudere le trasmissioni delle 3 Tv russofone?
Dopo 7 anni si sono rivisti: Letta e Renzi. Divisi da Conte, che il secondo ha fatto cadere, ma con cui il primo vuole costruire il cardine di una nuova alleanza di centro sinistra. Renzi prova a giocare in casa di Letta, sfruttando le ambizioni dei candidati Pd e la obiettiva difficoltà di fare intese nelle città con i 5Stelle. Come finirà? Dipende anche dalla capacità di Conte di “rifondare” il Movimento

Corradino Mineo

 

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