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Ex Ilva, i lavoratori in piazza a Genova: “Non siamo schiavi di Mittal”

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Foto Renato Ingenito/LaPresse08-11-2018 Taranto, ItaliaCronacaTaranto, fine di un'era: l'insegna di ArcelorMittal sostituisce quella IlvaNella foto: la nuova insegna ArcelorMittal

GENOVA – Prima il presidio davanti allo stabilimento di Genova Cornigliano, poi la ‘passeggiata con mascherina e a distanza’ che ha attraversato la città fino al suop arrivo davanti alla prefettura di in largo Lanfranco. Circa 500 lavoratori di Arcelor Mittal sono scesi in piazza nel primo giorno della fine delle limitazioni causate dall’emergenza Coronavirus per protestare contro la multinaziononale della siderurgia.

Mascherina al volto e distanza fisica di sicurezza hanno raggiunto il centro città, qualche problema al traffico inevitabile durante la passeggiata. Poi gli striscioni a mostrare la preoccupazione: “I lavoratori non sono merce, non siamo schiavio di Mittal” e ancora “Mittal basta”. A far scoppiare la polemica le lettere di cassa integrazione inviate dalla multinazione ai lavoratori annunciandogli che da lunedì 18 maggio sono a casa. Arrivati davanti alla prefettura il corteo si è sciolto e sono rimasti solo alcuni rappresentanti in attesa dell’incontro previsto con il prefetto di Genova alle 16 per verificare le possibili soluzioni “ma ArcelorMittal rimane indifferente e in modo arrogante procede con l’invio delle lettere ai lavoratori che usa come arma di ricatto verso il Governo nella sua trattativa riservata”, spiegano dal sindacato dei metalmeccanici genovesi. “Abbiamo deciso di rivolgerci anche alla magistratura con un esposto che nelle prossime ore invieremo alla Procura della Repubblica di Genova. Vi è un utilizzo illegittimo dello strumento della cassa integrazione, avendo le prove che gli ordini commerciali per lavorare esistono e che certificheremo alla Procura” scrive la Fiom Cgil di Genova che ha deciso di inviare un esposto alla magistratura sull’utilizzo della cassa integrazione covid da parte di ArcelorMittal.

“Abbiamo chiesto al prefetto e alle istituzioni di avere un incontro con il ministro Patuanelli e l’azienda per capire qual è il piano di ArcelorMittal”, dice Alessandro Vella della Fim, mentre Antonio Apa della Uilm spiega: “E’ inammissibile il comportamento dell’azienda che senza aspettare l’uscita del “DPCM rilancio, dove erano previsti ulteriori 5 settimane di cassa per il Covid19, ha convocato sindacati e Rsu con una scelta unilaterale per la prosecuzione della cassa. La cosa incredibile è che, mentre i sindacati si sono impegnati pr attuare i protocollo e far ripartire il lavoro, prima azienda a farlo, ArcelorMittal in modo irresponsabile, ha chiesto la cassa integrazione per 250 lavoratori. Alla società abbiamo fatto numerose proposte che sono state liquidate senza un vero confronto. L’azienda è stata incapace di pianificare la produzione. Gli operai non possono vivere con 730 euro”, conclude Apa. “La Fiom sottolinea un “utilizzo illegittimo” da parte di ArcelorMittal “che arriva a sfruttare la cassa integrazione per pandemia Covid-19 che nulla centra con le astratte e non veritiere ragioni dichiarate dalla azienda, sperperando soldi pubblici finanziati dagli ultimi decreti e costruendo un ulteriore risparmio economico” spiega Bruno Manganaro. Attualmente i dipendenti genovesi di ArcelorMittal sono 1001, di questi al lavoro ce n’erano 650, poi l’annuncio che per 200 di loro scattava la cassa integrazione per cinque settimane.

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