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Fedeli: Si deve ripartire dalla moda, ma tagliata sui paradigmi della rivoluzione green

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Si deve ripartire dalla moda, ma tagliata sui paradigmi della rivoluzione green
Moda e Made in Italy rappresentano la nostra carta d`identità più prestigiosa e riconosciuta nel mondo, assi strategici per la ripartenza economica, lo sviluppo sostenibile, equo, paritario. Ancora a febbraio 2020, prima che esplodesse l`emergenza Covid, il settore moda, unica filiera in Italia davvero completa che va dalla lavorazione e a volte anche dalla produzione delle materie prime fino alla vendita, cresceva a ritmo sostenuto per un giro d`affari di 96 miliardi pari a oltre 1`1,2% del pil, 66 mila imprese per più di 580 mila addetti (il 14,7% del totale nel manifatturiero) la cui componente femminile assorbe la quota maggioritaria, andando oltre la media del manifatturiero.
Un comparto strategico per l`intero sistema industriale e produttivo italiano, primo in Europa sia per valore aggiunto che per numero di occupati, ma anche quello che, insieme all`automotive, è risultato tra i maggiormente colpiti dalla crisi Covid-19 soprattutto nelle fasi iniziali, a marzo, quando produzione, vendite al dettaglio ed export hanno subito un arresto pressoché totale. Secondo Confindustria Moda nel 2020 per 3 aziende su 4 il crollo del fatturato ha toccato il 20% e per I su 4 il 50% tanto che si rischia la scomparsa del 50% delle aziende, soprattutto piccole e medie, di centinaia di migliaia di posti di lavoro ma anche mancate entrate per lo Stato per miliardi di giuro. Tuttavia, per la tradizionale e comprovata capacità di resilienza, innovazione, ricerca, sviluppo, per il prestigio che ìl marchio made in Italy vanta in tutto il mondo, per la straordinaria
e unica combinazione di cultura, creatività, abilità, la filiera della moda è nelle condizioni, se sostenuta, di poter tornare a crescere nel 2021 e di cogliere la sfida della piena circolarità e transizione ecologica dei processi produttivi e dei prodotti così come della valorizzazione e ampliamento dell`occupazione e imprenditoria femminile fondamentale per tutto il sistema industriale italiano, per rafforzare la crescita di tutto il Paese. I dati di maggio lo confermano: già subito dopo la fine del lockdown le imprese hanno ripreso, anche se con fatica, la propria attività. Uno sforzo che politica e istituzioni, a tutti i livelli, italiano ed europeo, devono accompagnare e sostenere anche in coerenza rispetto agli impegni assunti dall`Italia a livello internazionale, dagli accordi di Parigi del 2015 all`Agenda 2030 dell`Onu, e con gli obiettivi europei fissati con il Green New Deal in un passaggio complesso e necessario da un`economia lineare a una circolare e alla digitalizzazione del made in Italy.

Un passaggio che, a partire da investimenti strutturali in innovazione, sostenibilità e qualità, rilanci la capacità di stare sul mercato con îl rispetto per l`ambiente, i diritti del lavoro e il benessere comune. Serve una visione che riconosca nel made in Italy, che significa qualità, creatività, affidabilità, una delle leve fondamentali, se non la più strategica, per la ripartenza dell`intero sistema produttivo italiano e una capacità di sviluppare reti di best practice sulla scia della
tradizione degli ultimi anni. Non è immaginabile una ripartenza che non sia fondata su paradigmi di produzione, lavorazione e consumo completamente nuovi, puliti, a basse emissioni di sostanze nocive e che abbatta il tasso di spreco di materie prime. Sarà infatti da questa rivoluzione green che crescita, occupazione, soprattutto femminile, nuovi investimenti trarranno nuovo slancio e prospettiva anche nell`incrociare le aspettative degli acquirenti che cercano sempre di più prodotti di qualità, riconoscibili, accessibili, sostenibili. Alla politica e alle istituzioni il compito di mettere le imprese italiane in condizione di investire in questo cambiamento liberando tutto il potenziale creativo potendo contare su solide infrastrutture materiali e immateriali, logistiche e digitali diffuse su tutto il territorio italiano e interventi concreti e strutturali per rimuovere gli impedimenti burocratici e non solo che soffocano la spinta verso la ripresa.

Innovazione, circolarità, sostenibilità, digitalizzaizone, etica: questi sono gli assi per la ripartenza del made in Italy e del settore moda che è e deve restare un`eccellenza italiana conosciuta e riconosciuta come tale in tutto il mondo e traino di un cambiamento irreversibile del sistema industriale, manifatturiero e dell`export che metta al centro di ogni azione la persona, ìl rispetto dei diritti fondamentali alla salute, la dignità del lavoro, la parità nelle opportunità e responsabilità, equità sociale e la salvaguardia del pianeta e del futuro di tutte e tutti

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