ArabicEnglishFrenchGermanItalianRomanianSpanish

Gioco d’azzardo, è allarme giovani anche in Liguria ma lo Stato ‘punta’ sull’online

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su telegram
Condividi su email
Condividi su print
gioco-dazzard

GENOVA – Continua a crescere il numero di giovani (anche minorenni) che gioca d’azzardo. Lo fanno soprattutto online dal cellulare con le scommesse sportive e giochi di carte. Il quadro è allarmante ma lo è ancora di più se si pensa che lo Stato ‘punta’ sulle scommesse online. Una fotografia dell’Italia, Liguria compresa, che fa lanciare l’allarme e focalizza il problema sulle contraddizioni di un Paese che dal gioco d’azzardo ci guadagna. Il tira e molla con i Dpcm autunnali per evitare la diffusione del Covid ne è una conferma: musei e palestre subito chiuse, sale giochi, bingo e simili aperti. Solo alla fine si è arrivati anche alla sospensione delle loro attività.

Che lo Stato ci guadagna e il cittadino comune ci perde lo dicono i numeri. I dati che emergono dal Libro blu delle Agenzie delle dogane e monopoli del 2019 per il triennio 2017-2019 mette in evidenza due aspetti: il primo è che la tassazione sulle vincite per le scommesse sportive on line è del 24% del margine. La tassazione per le scommesse sportive fisiche è del 20%. Il secondo dato è che il numero di concessioni si è ridotto di 2 unità per i giochi a base sportiva ed ippica e di 4 unità nel bingo da sala ma è invece incrementato di 20 unità per i giochi on line.

Tuttavia la parte del leone la fanno ancora le apparecchiature Awp e Vlt (slot da bar e videolottery e simili) che assieme rappresentano oltre il 60% delle entrate erariali ma l’online cresce anno dopo anno, la voce ‘altro’ che racchiude anche l’online è al 13% col trend in salita. In termini tecnici le giocate a livello nazionale nel 2019 hanno raggiunto i 110.5 miliardi di euro (74.1 miliardi per il gioco fisico e 36.4 per quello a distanza), appena nel 2017 la cifra era del giocato era di 101.7 miliardi (74.7 miliardi gioco fisico e 27.018) gioco a distanza). La differenza praticamente sta tutta qui.

E in Liguria? Il trend per il gioco fisico è rimasto invariato. 455 milioni giocati nel 2019 (nel 2017 erano stati 454) mentre per quello a distanza i dati del Libro Blu non ci fornisce il dato specifico. Ma è chiaro che l’aumento registrato a livello nazionale si rifletta anche alle singole regioni. Si limita a dire che la tipologia di gioco ‘Scommesse virtuali’ ha registrato il maggiore incremento (+193,15% nelle giocate). Giusto per chiarire, questi dati rappresentano la situazione nel 2019, quando il Covid ancora in Italia non aveva lasciato i suoi segni. Con le sale chiuse per due mesi nella scorsa primavera e di nuovo a novembre, considerando la ripresa dei campionati sportivi a pieno regime le scommesse online hanno la strada spianata.

Una piaga la ludopatia che coinvolge migliaia di persone. Paolo Drocchi, direttore del Sert della asl3 genovese: “Da noi si presentano soggetti intorno ai 50 anni e giovani, anche minorenni, che giocano spesso con il telefonino. E’ un grande problema e il bombardamento mediatico non aiuta, soprattutto pensiamo alle pubblicità durante gli eventi sportivi. Il meccanismo che si sviluppa è al pari delle altre dipendenze. L’attesa della vincita stimola gli stessi centri nervosi che sono stimolati dall’uso di sostanze. Già l’attesa della vincita è una gratificazione che stimola i centri che vengono coinvolti”. Il lockdown in sostanza non ha portato a un aumento di richieste di aiuto, questo forse si vedrà più avanti.

Quello che è certo che il danno sociale prodotto è rilevante ma gli investimenti per limitare il problema non bastano. Spesso lo stesso Stato lascia che ad occuparsi dei ludopatici siano associazioni di auto mutuo aiuto o simili. Il ‘gioco’ è fatto: Guadagni dalle scommesse e dalla tassazione e spese basse o nulle per le cure a chi soffre di questa dipendenza. E’ vero che nella logica della tassazione ci sta l’invito a non giocare, ma sembra una misura morbida.

Il Sert svolge un ruolo centrale nella cura e nell’accompagnare queste persone a uscire dal tunnel. “Abbiamo percorsi in collaborazione tra le Asl e le realtà che operano nel sociale – racconta ancora il direttore del Sert della asl3 genovese -. Il Covid, ha un po’ limitato i percorsi ma nella sostanza le differenze sono rimaste minime. I tempi per uscire dal tunnel della ludopatia? Non sono preventivabili, ogni persona è un caso a parte, possiamo dire che nella maggior parte delle situazioni i miglioramenti si vedono dopo già uno-due mesi. Il rischio di ricadere? Sì, c’è, come in tutte le dipendenze”. E tra le cause che portano al gioco d’azzardo rientrano “situazioni di stress emotivo, di infelicità, problemi lavoratori o familiari che spingono le persone a cercare una gratificazione. Fare quello che si è già sperimentato può sembrare una soluzione momentanea e allenta la tensione su altri problemi” spiega ancora il dottor Drocchi.

I NUMERI – In Liguria i dati fotografano quella che è un’emergenza. I soggetti in carico ai Sert liguri sono 4.143. L’11,5% è rappresentato da giocatori patologici, quelle persone cioè che vivono nell’incapacità di resistere al desiderio di scommettere e cimentarsi in giochi nei quali vi sia la possibilità teorica di guadagnare.

Un problema che ogni anno conosce numeri in crescita. Il 45% dei soggetti in carico nei Sert liguri per gioco d’azzardo patologico è un nuovo utente (7,2% media nuovi utenti). Colpisce decisamente di più gli uomini, meno le donne. L’80% è di genere maschile e il 20% è di genere femminile. Ma quello che preoccupa davvero sono i nuovi giocatori, sempre più giovani. I numeri parlano di un incremento di soggetti in carico ai Sert nelle classi di età più giovani. I più numerosi tuttavia sono gli Over 65 seguita dalla classe di età compresa tra i 45-49 anni.

Allargando lo scenario a tutto il Paese la situazione non migliora, tutt’altro. Dalle ricerche di settore emerge come il 42,8% della popolazione italiana, (circa 17 milioni), ha giocato d’azzardo almeno una volta negli ultimi dodici mesi, in aumento di quasi 15 punti percentuali rispetto alla precedente rilevazione del 2013-2014. Per il 2,4% dei giocatori il profilo di gioco risulta essere “a rischio severo” di gioco problematico. La quota di giocatori con questo profilo rilevata negli anni risulta in costante aumento.

RICHIESTE DI AIUTO IN CRESCITA – Anche in Liguria le richieste di aiuto alle realtà territoriali sono costantemente in aumento: i soggetti in carico ai Sert per gioco d’azzardo patologico sono passati da 116 nel 2011 a 475 nel 2019. Nel 2019 si è assistito a un incremento del 28% di soggetti che hanno fatto domanda di trattamento per gioco d’azzardo patologico. Questo il quadro dipinto dai dati forniti e analizzati dal dottor Roberto Carrozzino direttore del Sert della Asl2 savonese. E osservando la curva delle persone che si sono rivolte ai Sert emerge negli anni con leggere flessioni registrate solo negli anni 2013 e 2018.

Ma quanti soldi spendono nel giocare d’azzardo? Il 63% non ha superato la spesa di 10 euro. La percentuale di coloro che hanno speso tra gli 11 e i 50 euro è del 25% mentre la percentuale di coloro che dichiarano una spesa di oltre 50 euro è del 12,7% nella popolazione adulta e 7,5% nelle classi di età di giovani-adulti 15-34 anni.

I GIOVANI – Un problema dunque che coinvolge sempre più giovani. E lo dimostrano i dati. Una ricerca effettuata sugli studenti tra i 15-19 anni mostra che il 40% ha giocato almeno una volta d’azzardo durante l’anno. E qui il problema è addirittura più evidente con il 13,5% che è definito ‘a rischio’ mentre il 7% risulta ‘problematico’. In parole povere più di uno su dieci rischia di entrare nel tunnel in modo pesante. Nel 2017 il 63,9% degli studenti ha giocato non più di una volta al mese. Il 22% ha giocato tra le 2 e le 4 volte al mese, il 9,5% 2-3 volte a settimana, l’1,9% 4-5 volte a settimana e il 2,5% oltre le 6 volte a settimana. Il comportamento di gioco ‘a rischio’ e ‘problematico’ è maggiormente praticato dai maschi rispetto alle coetanee di genere femminile: la percentuale di ragazzi che ha giocato almeno una volta nella vita è del 53,1%, mentre quella delle ragazze è del 35%. Anche la percentuale di chi ha giocato almeno una volta negli ultimi 12 mesi è superiore nei ragazzi: 47,3 % contro il 26,3% delle ragazze.

LE TIPOLOGIE DI GIOCO – Per quanto riguarda la tipologia di giochi, il più diffuso rimane il Gratta&Vinci, anche se tra gli studenti con profilo di gioco problematico, il gioco più diffuso è rappresentato dalle Scommesse sportive. Il 39% degli studenti è convinto che sia possibile diventare ricchi se si è bravi al gioco: rispettivamente il 16,7% e l’11,5% ritengono che la vincita al Bingo e alle Videolottery/Slot machine sia questione di abilità.

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su telegram
Condividi su email
Condividi su print

Ti potrebbero interessare

L’opera è dedicata al tema della presenza di rifiuti attorno

– PER ESPERIENZE DI VIAGGIO CONDIVISE E AUTENTICHE – “La

gualtieri

Ci troviamo in una fase delicata, in cui tutti gli

6 milioni di ettari in fiamme, 24 persone e 500

Una querelle che si trascina ormai dal 2017 e che,

Si parla tanto di riforma della giustizia, ma finora abbiamo

ArabicEnglishFrenchGermanItalianRomanianSpanish
Questo sito si avvale di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso consulta la cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, accetti l’uso dei cookie.