Giorgetti illustra la svolta moderata della Lega: mai più no Euro

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Giancarlo Giorgetti illustra al Corriere la sua visione di una Lega pragmatica e affidabile. Una Lega insomma che vuole far dimenticare le ruspe e le citofonate. E comincia, in un’intervista al Corriere, a chiarire perché Salvini ha scelto lui come capo della diplomazia del Carroccio.

“Penso che abbia scelto me perché ho esperienza, ho le mie idee, e la politica estera non può essere frutto di improvvisazione. Bisogna essere pragmatici, il mondo cambia. Si è guardato intorno e ha cercato qualcuno che avesse un’immagine di affidabilità. Speriamo non si sia sbagliato”.
Giorgetti: l’uscita dall’euro non è obiettivo della Lega

E come responsabile esteri – a differenza di Alberto Bagnai e Claudio Borghi – Giorgetti assicura che l’uscita dall’euro non è più un obiettivo politico del partito. “Noi non vogliamo uscire. Ma non siamo più i soli a dire che molto deve cambiare. Per due ragioni: i trattati sono stati scritti in un’altra era geologica; l’epoca Merkel si avvia a conclusione. Così non si regge. Come si fa a competere con i colossi cinesi con le nostre attuali regole sugli aiuti di Stato? Come si fa ad avere un target del 2% di inflazione che oggi non si ottiene più neanche pompando moneta?”.

Giorgetti rivendica la “politica di fermezza” che sul fronte del controllo delle coste e dei confini “ha avuto risultati. Se ora l’Europa comincia ad accettare l’idea che l’Italia non può essere lasciata da sola, è grazie a Salvini. Se il ministro Lamorgese può andare a trattare in Europa è perché Salvini ha fatto il matto. Se la lezione è stata capita, si può e si deve collaborare”.
La Lega potrebbe lasciare il gruppo con Fn e Afd

Poi un’ipotesi clamorosa: non esclude l’uscita dall’eurogruppo con il Fn di Le Pen e gli ultraradicali di destra dell’Afd. Si potrebbe concretizzare il passaggio al gruppo dei conservatori europei, dove già siede Fdi. “Per me si può fare anche domani. I tedeschi li conoscevamo poco, e nessun matrimonio è indissolubile. Ma non è questo il punto. Il punto è che farà la Cdu-Csu. Andrà a sinistra, verso verdi e socialisti? O si alleerà con i liberali? Da questo dipenderà la politica europea del Partito popolare. E noi dobbiamo essere ‘potabili’ quando arriverà il momento. Per questo voglio che l’Europa ci conosca per quello che siamo e non per le etichette che ci affibbiano. Un partito di governo da vent’anni, non una banda di fascisti come stancamente e stupidamente ripete la sinistra”.

In Libia, continua Giorgetti, “era l’unico posto al mondo in cui la prima parola ce l’aveva l’Italia. Non è più così. Il nostro governo fece poco. Quello attuale ha fatto disastri. E qualche cosiddetto alleato europeo non ci ha aiutato. D’altra parte, quando ci viene chiesto aiuto militare e noi non possiamo darlo, prima o poi qualcun altro si fa avanti”. Sull’operato di Di Maio come ministro degli Esteri, commenta: “Sta cercando di impegnarsi: ma non ha armi, e la politica estera non si fa con i buoni sentimenti”.

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