Giovenale Miglio

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Sono entrato nella Cassa di Risparmio, come consigliere di amministrazione, gio­vanissimo. Per la mia nomina, di compe­tenza della Provincia, si erano mobilitati Pierangelo Marengo ed Ernesto Algrana­ti, brillante avvocato, segretario provincia­le del Partito Repubblicano. La mia fama era di acerrimo nemico della Democrazia Cristiana che criticavo, spesso e volentie­ri, con i miei scritti e con le mie interviste. Giustificato quindi il comportamento di Giovenale Miglio, presidente della banca, che appena ricevette la lettera da Giovan­ni Falco, mi sbarrò la strada per motivi di “incompatibilità”. Non certamente per le mie idee che pure lo infastidivano, ma perché la legge era dalla sua parte. Es­sendo il sottoscritto professore di ruolo, l’articolo sette della legge bancaria non ammetteva eccezioni. “I funzionari dello Stato non possono assumere incarichi in enti con fini di lucro”. Ero spacciato. Se­condo varie interpretazioni il professore di ruolo è un funzionario dello Stato. E quindi nessuna pietà. A nulla valsero le mie lagnanze né gli
articoli di Beppe Manfredi sindaco di Fos­sano. Giovenale Miglio applicava la leg­ge. Dura lex sed lex. Non sapendo più a che santo rivolgermi mi recai a Roma dal ministro del Tesoro Gaetano Stammati. Dopo alcune insistenze riuscii a farmi ri­cevere. Il ministro mi ascoltò, ma sembrò irremovibile. Gli raccontai in dieci minuti quanto ci tenessi a quell’incarico fin da bambino e la mia profonda amarezza per la situazione di incompatibilità.” “Si rende conto – mi disse Stammati – che dovrei fare un decreto ad hoc, ad personam, apposta per lei?” Ci lasciammo e tornai a casa alquanto deluso. Venti giorni dopo arrivò il decreto. An­cora oggi lo conservo come una reliquia. La motivazione stupisce: “per motivi di urgenza. … si autorizza ad assumere l’in­carico”. Le leggi ad personam non riguardano solo Berlusconi. Mi presentai in banca e Giovenale Mi­glio con molta freddezza fece buon viso a cattivo gioco. Ma nel tempo i rapporti divennero buoni. Del presidente Miglio ho il ricordo di un uomo severo ma serio ed onesto. La Cassa di Risparmio di Fossano, sotto la sua presidenza, ha avuto uno sviluppo formidabile. Autonomia e patrimonio erano i suoi pallini.
Sono gli stessi temi di oggi. Era un uo­mo che vedeva lontano.

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