Il 10 luglio 1976 si sprigiona la nube tossica di Seveso

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Un odore acre e un forte bruciore agli occhi sono i sintomi che annunciano alla popolazione di Seveso e di zone limitrofe della Brianza, l’arrivo di una nube tossica carica di diossina, sostanza tra le più tossiche.
Ad originarla un incidente all’impianto di raffreddamento degli stabilimenti Icmesa, dove si produce un componente chimico utilizzato per i diserbanti. Non ci sono vittime, ma decine di persone avvertono forti disturbi alla pelle. I danni maggiori si registrano sull’ecosistema con la morte di centinaia di animali e la distruzione della vegetazione.
Un caso storico, e all’epoca assai dibattuto sulla stampa, è l’autorizzazione da parte del Governo a praticare aborti terapeutici per evitare complicazioni nei nascituri, sebbene l’aborto sia ancora una pratica vietata per legge. Alterazioni ormonali si verificano sui neonati della zona, anche a vent’anni di distanza.
Sotto il profilo della sicurezza sui luoghi di lavoro e in particolare nelle fabbriche, il disastro ambientale di Seveso segna uno spartiacque, favorendo l’introduzione di norme più severe.

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