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Il 17 maggio Giornata Mondiale contro l’omofobia

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Nel corso dei secoli l’omosessualità è stata considerata turpe vizio, degenerazione sessuale, peccato, malattia mentale. Gli omosessuali persone da curare, da eliminare fisicamente, da emarginare.

Nella Germania nazista, oltre 50.000 furono internati nei campi di concentramento con Ebrei, Rom, Sinti, Testimoni di Geova, politici. Si distinguevano per un triangolo rosa sulla divisa. Molti sono morti.

Nell’Italia fascista furono discriminati, licenziati dal lavoro, emarginati, inviati al confino con misure amministrative. Per lo più senza clamore.

L’Assemblea Costituente affermò con forza i principi ed i valori su cui doveva fondarsi la nuova Italia nata dalla Resistenza. Capovolse e rigettò i disvalori del ventennio. In primo luogo tutte le forme di discriminazione. L’articolo 3 della Costituzione afferma che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

Purtroppo, dopo oltre 70 anni, l’omofobia è presente nella nostra società. Spesso in forma latente. Talvolta si manifesta nei comportamenti.

Dal 2005, il 17 maggio si celebra la “Giornata Mondiale contro l’omofobia”, ovvero contro l’avversione verso l’omosessualità.

Facciamo di questa giornata un’occasione per affermare con forza il nostro impegno affinché nessuno venga discriminato per il proprio orientamento sessuale.

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