Il blocco delle estrazioni in Italia è una scelta giusta o un errore strategico?

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trivelle

Giuseppe Conte, durante il suo discorso non-discorso alla Camera dei Deputati, ha esposto più o meno quelle che secondo lui devono essere le linee guida del nuovo governo delle poltrone. Tra i vari argomenti, a molti non è sfuggito lo stop definitivo alle concessioni per la ricerca e sfruttamento di idrocarburi in Italia. Dalle parole del presidente Conte, è sembrato quindi che il governo metterà la parola “fine” alle estrazioni. È davvero una scelta saggia?

Cerchiamo di capire le possibili conseguenze di questa scelta anche grazie a un articolo di Paolo Mauri apparso oggi su Insideover. Iniziamo con il dare un dato troppo spesso taciuto: le nostre riserve complessive ci pongono al terzo posto in europa dietro a due “colossi” come Norvegia e Regno Unito.

Per quanto riguarda il gas naturale i numeri sono abbastanza importanti, soprattutto nell’ottica di una risorsa da sfruttare per effettuare la cosiddetta transazione verso le energie rinnovabili: sempre nello stesso anno abbiamo prodotto 6,3 milioni di Tep da 82,4 milioni di Tep di riserve. Secondo i dati di Assomineraria questa produzione, di olio e gas, ha contribuito rispettivamente nel 2011 al 7,4 e al 10,7% del fabbisogno energetico italiano complessivo.

Le riserve di idrocarburi vengono conteggiate in base alla conoscenza geologica dei giacimenti, pertanto esistono riserve certe (quelle che potranno essere commercialmente sfruttata con una probabilità stimata del 90%), riserve probabili (con una probabilità stimata maggiore del 50%) e riserve possibili (con una probabilità minore del 50%).

Abbiamo quindi una quantità di idrocarburi non indifferente che se sfruttata nel modo giusto potrebbe alleggerire la bilancia energetica dal peso delle importazioni, che è sempre stata la voce più importante (e costosa) per l’economia italiana. I nostri idrocarburi non sono nemmeno di pessima qualità come chi, animato da intenti “verdi” molto poco onesti intellettualmente parlando, vorrebbe far credere. Il gas naturale è al 99,54% composto da metano facendone il più puro del mondo.

L’industria petrolifera, nel suo complesso, frutta circa cinque miliardi di euro l’anno incamerati direttamente dalle casse dello Stato e buona parte di questi soldi è utilizzata per i 12 miliardi di finanziamenti che vengono erogati per gli incentivi sulle energie rinnovabili.

Dal punto di vista strettamente politico risulta singolare che il Pd sostenga una visione strategica di questo tipo: non molti anni fa, nel 2016, il Partito Democratico aveva dato il via ad una dura lotta contro il referendum “blocca trivelle” che voleva impedire l’estensione delle concessioni a chi operava entro le 12 miglia nautiche. Referendum poi fortunatamente decaduto. Lo stesso Renzi, quando era al governo, aveva sostenuto che era impossibile andare a parlare di energia e ambiente in Europa se nel frattempo non si fosse sfruttata l’energia e l’ambiente italiani…

Però questa scelta strategica di Conte-bis ora ha un costo rappresentato non solo dall’aumento della nostra spesa per le importazioni, ma anche da una dipendenza politica verso quei Paesi che ci vendono queste preziose risorse. E qui sta tutto il nodo. Che questo ordine di bloccare derivi proprio dall’alto? Cioè da chi, da lontano, ha imposto questo governo?

Se la Russia la fa ancora da padrone, è pur vero che negli ultimi 5 anni qualcosa è cambiato: ad esempio si è affacciato e sta aumentando il consumo – anche in Europa – del gas di scisto americano; allo stesso tempo l’Italia sta cercando di diversificare le fonti di approvvigionamento legandosi a Israele con il gasdotto East Med e all’Azerbaigian con il Tap. Però la scelta di rinunciare alle proprie risorse sembra fatta apposta per favorire proprio le esportazione del gas azero e israeliano, e questo ragionamento si rafforza proprio se consideriamo il gas di scisto americano.

Il gas Usa rischia infatti di diventare un’enorme bolla economica per Washington se non viene venduto in quanto il suo mercato è stato “drogato” con una pioggia di dollari di investimenti che vanno capitalizzati in qualche modo. Pertanto per gli Stati Uniti diventa fondamentale slegare anche l’Italia dai suoi storici partner asiatici. Quale modo migliore quello di rinunciare al nostro gas per comprare quello americano? E tra Conte e Trump sono baci, abbracci e pacche sulle spalle.                                                                                    fonte  https://www.ilparagone.it

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