Il Capitano lo ricorderemo così, umiliato da metaforici ceffoni

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Nella lunga storia delle crisi di governo, non ricordo una requisitoria di un premier così documentata, accurata e implacabile come quella pronunciata da Giuseppe Conte contro il proprio vicepremier Matteo Salvini. Che sedeva al suo fianco, a pochi centimetri, coinvolto fisicamente dalla durezza delle accuse. Il primo, con il linguaggio della parola, picchiava duro per nulla intimorito dalla vicinanza dell’altro, la cui tensione emotiva si manifestava col linguaggio del corpo, con la mimica dei finti sorrisi e delle faccette ora ironiche ora rassicuranti che non rassicuravano nessuno. Ed ecco il famoso Capitano, il sovranista che pretende i “pieni poteri”, l’uomo che ha conquistato pancia in fuori le italiche spiagge, subire una memorabile lezione di coerenza politica e di etica istituzionale (e parecchi metaforici ceffoni) da un signore perfido nel suo garbo. Una scena da non dimenticare. Da oggi lo ricorderemo umiliato davanti al Paese da un premier che a differenza sua non ha paura delle parole. Nessuno sa come finirà questa crisi. Ma sicuramente sappiamo meglio cosa è la dignità in politica. E cosa invece non è.                                           di ANTONIO PADELLARO

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