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Il governo dei “vedremo”: Draghi deve ancora “fare”

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Sono più i “vedremo” che i “farò” quelli pronunciati da Mario Draghi nella prima conferenza stampa. E se non fossimo “l’unico paese al mondo in cui diventa una notizia il fatto che il premier risponda alle domande dei giornalisti” (Jena, su la Stampa), si farebbe più attenzione a tanta incertezza.
La vera priorità del governo, infatti, è quella dei vaccini, per il resto c’è tempo. Peccato che su AstraZeneca Draghi abbia aggirato le domande rifugiandosi in un poco accettabile “mettetevi nei miei panni”. Ma vediamo i passaggi più importanti della conferenza.

“La risposta che stiamo dando con questo decreto è molto significativa, ma è parziale. Servirà un secondo stanziamento che decideremo in occasione dell’approvazione del Def”.
Lo scostamento di bilancio da 32 miliardi è stato deliberato dal Parlamento il 20 gennaio, in pieno governo Conte. Ma quello scostamento era tarato su Natale mentre ormai siamo a Pasqua. Oggi il problema è quanto altro deficit l’Italia può permettersi e Draghi non si è sbilanciato: “Dipende da come va l’economia” ha detto. Ieri, a chi ha parlato di ulteriori 20 miliardi, Matteo Salvini ha rilanciato dicendo che “ne serve almeno il triplo”.

“I tre quarti dello stanziamento sono per le imprese, abbiamo eliminato i codici Ateco e ora garantiremo la velocità dei pagamenti”.
A giudicare dalle reazioni delle categorie lo stanziamento non basterà e il “superamento dei codici Ateco” è comunque un’indicazione della risoluzione parlamentare del 20 gennaio. Quanto alla velocità dei pagamenti se ne dovrebbe occupare la piattaforma Sogei e forse è proprio questo ad aver fatto ritardare così tanto il varo del decreto.

“Sui licenziamenti ci basiamo sulla tenuta degli ammortizzatori ordinari e quindi arriviamo fino a giugno. Poi vedremo”.
Anche qui l’attesa è per i dati dell’economia che, per riprendersi, ha bisogno dei vaccini. E torniamo al punto di partenza. Dall’inizio della crisi, invece di dare un messaggio chiaro al mondo del lavoro, si è preferito prorogare di decreto in decreto il blocco dei licenziamenti senza mai una parola di serenità per i tre quarti di chi lavora.

*** “In effetti è un condono, ma riguarda una platea piccola di contribuenti e multe di dieci anni fa. Lo Stato non ha funzionato nella capacità di reperire queste risorse”.
E quindi le perdiamo. Si tratta di poca roba, ormai, il costo è sceso da 615 milioni a circa 200. Ma è la prima volta che con un condono lo Stato invece di incassare qualcosa, ci rimette.

“Su AstraZeneca l’Ema si è presa una settimana e questo ci ha lasciato un po’ sospesi. Mettiamoci nei panni di chi doveva decidere… Penso di aver fatto bene, non abbiamo preso la decisione sulla base degli interessi tedeschi”.
Se Draghi ha dovuto spiegare è grazie alla seconda domanda di Alessandra Sardoni de La7. Ma non ha convinto. Non è vero che l’Ema ha sospeso il giudizio, anzi il 15 marzo, in audizione all’Europarlamento, ha detto che “il rapporto tra benefici e rischi” per il vaccino anti-Covid di AstraZeneca “è considerato positivo e non vediamo alcun problema nel proseguire le vaccinazioni”. A sospendere i vaccini, “in linea con gli altri paesi” è stato palazzo Chigi.

“Sulla campagna di vaccinazione c’è stato un effetto temporaneo, riprenderemo subito e contiamo di arrivare a 500mila vaccini al giorno”.
L’effetto del blocco di AstraZeneca non è stato temporaneo, la stima è di 400 mila vaccinazioni perse e ora si registra un 10% di disdette che, ai fini dell’immunità di gregge, potrebbero essere decisive.

“Verrà il momento del debito, ora è il momento in cui i soldi si danno, non è il momento di pensare al Patto di stabilità”.
Ecco un altro “vedremo”. Draghi qui ha spazzato via tutta la letteratura sul debito “buono” e “cattivo” ma anche le fumoserie sul Sussidistan. Gli aiuti a pioggia vengono di fatto rivendicati ma “con quella bocca” Draghi può dire quel che vuole.

“Bisogna essere pratici sul coordinamento europeo, se funziona bene altrimenti si fa per conto proprio. Questo è il pragmatismo”.
Il neo-sovranismo à la Draghi piace a tutti. Ma non spiega come si fa, “da soli” a reperire i vaccini. Alla prima prova, il blocco di AstraZeneca, l’Italia non ha certo mostrato di fare da sola, allineandosi prontamente alla Germania. Forse sarà per un’altra volta.                                                                            di Salvatore Cannavò

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