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Il lockdown ha favorito il cybercrime

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C’è un altro virus che viaggia parallelo al Covid-19: è quello del cybercrime, che nel periodo del lockdown è diventato ancora più pervasivo, come ha spiegato a Roma, al Salone della Giustizia, il direttore del Servizio centrale della Polizia postale e delle Comunicazioni, Nunzia Ciardi, intervenendo al dibattito “Cybercrime: attacco all’economia”. “La pandemia ha aumentato la superficie d’attacco, visto che quello che non potevamo fare fisicamente lo facevamo online, dal lavoro agli acquisti alla sanità» e i reati informatici di conseguenza sono aumentati «esponenzialmente», ha spiegato Ciardi, fornendo alcuni numeri:

-50 le minacce gravi rilevate e per le quali il Centro nazionale per le infrastrutture critiche, che opera nell’ambito della Postale, ha inviato alert, 45 quelle rivolte al settore sanitario, particolarmente esposto nella pandemia da Coronavirus;

-aumentate del 600% le mail di phishing legate al Covid, che invitano a scaricare contenuti apparentemente in tema, ma che in realtà nascondono malware o software “cattivi”;

-28 le aziende che hanno denunciato di aver subito frodi informatiche, per circa 25 milioni.

Un aumento del tasso dei reati informatici che ha indotto la Polizia di Stato a «individuare un protocollo specifico, detto Covid rosso, affinché i nostri gangli sul territorio fossero in contatto con i soggetti interessati, allertandoli ad aumentare i loro livelli di sicurezza. Siamo di fronte a organizzazioni criminali strutturate, non a singoli soggetti, perché questi milioni di euro poi vanno spacchettati e riciclati – ha messo in guardia la direttrice della Polizia postale, indicando la strategia da seguire per proteggere il sistema economico dai cyber attacchi e contemporaneamente crescere mettendo a frutto le potenzialità offerte dalle tecnologie digitali – La sfida per un Paese che vuole emergere è spingere sulla digitalizzazione, soprattutto in un momento in cui la pandemia ha messo il luce gli aspetti fragili, e investire sulla sicurezza», ha concluso.

Fonte: Ministero dell’interno

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