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Il Papa scrive ai libanesi: non perdete la speranza nella pace e nella rinascita

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Al patriarca di Antiochia dei Maroniti, il cardinale Béchara Raï, Francesco indirizza una lettera per il Natale ed esprime vicinanza e incoraggiamento al Libano: guardate alla maestosità dei vostri cedri, vi aiutino a riscoprire le “radici del vivere insieme per ritornare ad essere un popolo solidale”
Giancarlo La Vella – Città del Vaticano

E’ vero dolore e insieme partecipazione quelli che trapelano dalla lettera del Papa al popolo libanese, scritta in occasione del Natale. Dolore per la sofferenza e l’angoscia che soffoca, scrive, “l’innata intraprendenza, la vivacità e la speranza” del Libano “di vivere in pace, di continuare a essere modello e messaggio per il mondo di libertà e testimone del buon vivere insieme; ed io – soggiunge Francesco – che di vero cuore prendo parte, come ad ogni vostra contentezza, così anche ad ogni vostro dispiacere, sento nel vivo dell’animo la gravità delle vostre perdite”.

I giovani non perdano la speranza
“Attraverso di Lei, a tutti i libanesi – afferma Francesco rivolgendosi a al cardinale Béchara Boutros Raï, patriarca di Antiochia dei Maroniti – senza distinzione di comunità e di appartenenza religiosa, vorrei rivolgere alcune parole di conforto e incoraggiamento in occasione della celebrazione del Natale di Nostro Signore Gesù Cristo, Principe della Pace”. Il pensiero del Pontefice va a tanti giovani che vedono sempre meno la prospettiva di un avvenire migliore. Citando il profeta Isaia, il Papa dice di nutrire “speranza nella certezza che la Provvidenza non abbandonerà mai il Libano e saprà volgere al bene anche questo lutto”.

Forti come il cedro che vi rappresenta
Francesco prende poi spunto dal cedro, emblema del Libano, e nella Bibbia simbolo, per la sua maestosità, di “fermezza, stabilità e protezione”, per esortare i libanesi ad attingere “alla profondità” delle loro radici “del vivere insieme per ritornare ad essere un popolo solidale, riscoprire la vostra identità, quella di portare a tutto il mondo il profumo del rispetto, della convivenza e del pluralismo; il sogno di un Paese bello e prospero”.

L’esortazione a lavorare per il pubblico interesse
Quindi la lettera sposta l’attenzione ai capi politici e ai leader religiosi con un appello perché rivolgano tutto l’impegno a “cercare l’interesse pubblico”. “Il vostro tempo – si legge – non è dedicato ai vostri migliori interessi e il vostro lavoro non è per voi, ma per lo Stato e per la Nazione che rappresentate”.

Uno sguardo alla stella di Betlemme
Infine, il moto d’affetto conclusivo di Francesco per il “caro popolo libanese”, che – dice – “conto di visitare appena possibile”. E non manca pure un’esortazione del Papa alla comunità internazionale: “Aiutiamo il Libano a rimanere fuori dai conflitti e dalle tensioni regionali, aiutiamolo a uscire dalla grave crisi e a riprendersi”. “Nel buio della notte – termina la lettera – alzate lo sguardo, che la stella di Betlemme vi sia da guida e da incoraggiamento per entrare nella logica di Dio, per non smarrire la strada e per non perdere la speranza”.
Crisi politica
La lettera del Papa giunge a un Libano stremato da una lunga crisi politica e da una serie di attentati che hanno sconvolto il Paese. Nell’agosto 2019 sono iniziate manifestazioni di piazza contro la classe dirigente, cui viene chiesta la creazione di un governo stabile, e a favore di una vera indipendenza dello Stato da condizionamenti di Paesi terzi, ma anche riforme economiche e sociali, fondamentali per risollevare la condizione difficile della popolazione, alle prese oltretutto con la pandemia di coronavirus.
L’esplosione a Beirut
Il Libano è stato ulteriormente messo in ginocchio dalla doppia esplosione, una delle più potenti della storia, avvenuta il 4 agosto scorso nel porto della capitale Beirut. 200 le persone rimaste uccise, 7 mila i feriti, 300 mila i senza tetto. Un intero quartiere devastato, con danni gravissimi ad ospedali, ambasciate, alberghi ed edifici ad uso abitativo e sedi di istituzioni. Soprattutto è andato distrutto un deposito con 15 mila tonnellate di grano, lasciando l’intero Libano con solo un mese di riserve alimentari.

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