Il prefisso ludo

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176 Il prefisso ludo

Nel profilo di Piero Angela pubblicato su Wikipedia leggo che il giornalista afferma di essersi annoiato mortalmente a scuola, e di ritenere che gli insegnanti dovrebbero ricordare l’antico motto latino “ludendo docere”. Dal verbo ludere, che significa divertire, e dal verbo docere che significa insegnare, abbiamo la traduzione “insegnare divertendo”. La spiegazione è semplice: se si riesce a inserire l’aspetto del gioco (e quindi dell’interesse), eccitando così le motivazioni individuali, si riuscirà a moltiplicare in modo altissimo l’efficienza dell’insegnamento, perché l’interessato è stimolato, partecipa, ricorda. E impara.
E Piero Angela sappiamo tutti chi sia, e quanto interesse suscitino i tanti suoi programmi di divulgazione… decisamente la sua idea funziona.
A questo punto, avendo parlato del verbo ludere, mi balza alla mente il termine “ludopatia”, cioè il bisogno incontrollabile di giocare d’azzardo. È chiaro, con il suffisso “patia” abbiamo dato una connotazione negativa al termine, tanto elogiato nella prima parte della nostra chiacchierata. Ma, come mi suggerisce l’amico Dario De Toffoli, forse quando si parla dei problemi psicologici legati al gioco, bisognerebbe usare il termine “azzardopatia”, poiché è l’azzardo che è dannoso alle persone. E in tanti consigliamo a non provare a scommettere soldi, per le poche o nulle probabilità di successo. Lo stesso De Toffoli invita a non giocare, e ci assicura di non farlo neppure lui, che pur è stato due volte (nel 2002 e nel 2012) campione mondiale di Pentamind, disciplina che coinvolge tantissimi giochi da tavolo. Quindi, se neppure lui osa giocare per soldi, forse non converrà farlo neppure a noi.
Però c’è un’altra parola che inizia con il prefisso ludo- da considerare: ludoteca. E in questo caso il prefisso ludo- ci riporta alla parte bella del gioco. Sono stato la scorsa settimana ospite della ludoteca di Udine, e mi sono davvero entusiasmato a vedere i tanti giochi in scatola presentati da una delle guide, e ho giocato con i miei amici ad alcuni di questi, passando gradevolmente alcune ore. Il tempo è volato, ma durante la nostra presenza nessuno ha sentito il bisogno di usare il telefonino, siamo piuttosto stati sani antagonisti, e abbiamo scherzato o ci siamo presi in giro a seconda delle situazioni che via via capitavano durante le partite, e questo non succede se si gioca con le app installate nel proprio telefonino.
Ma quello che più mi è piaciuto è stata la notizia che tanti bar o edicole hanno aderito ad una proposta della Ludoteca di Udine: chi avrebbe dismesso le slot machine presenti nel suo locale, avrebbe ricevuto un mobiletto con una trentina di giochi, da portare nel proprio negozio. E in tanti hanno aderito. Speriamo che l’idea si propaghi anche nelle altre città.

Giorgio Dendi

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