Il Teatro Toniolo cala gli assi della stagione teatrale 2019/2020

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Dopo gli oltre 2.700 abbonati dell’annata appena conclusa, il Teatro Toniolo ha presentato la nuova stagione teatrale direttemente “on stage” nel teatro mestrino con una conferenza stampa durante la quale sono intervenuti la presidente della Commissione Cultura del Comune, Giorgia Pea, il dirigente del Settore Cultura del Comune, Michele Casarin, il Responsabile del Servizio teatri, attività e produzioni culturali e spettacolo del Comune, Massimo Grandese, e il direttore di Arteven Pierluca Donin. Sono state annunciate una serie di novità che confermeranno anche quest’anno il Toniolo ai vertici del panorama nazionale. Il cartellone 2019-2020, infatti, è stato concepito, in collaborazione con Arteven, non solo per soddisfare le aspettative di un pubblico sempre più numeroso e affezionato, ma anche per fidelizzare coloro che si avvicinano per la prima volta al teatro. Le novità saranno molte e significative: nasce infatti un nuovo turno per gli abbonati che coinvolgerà 8 spettacoli del cartellone. Il martedì, dunque, si aggiunge agli ormai tradizionali turni di mercoledì, giovedì, venerdì, sabato e domenica. Si tratta di una scelta organizzativa impegnativa per offrire alla città un’ulteriore disponibilità di posti in sala.
Cartellone sempre più eterogeneo

Il cartellone, sulla scorta dell’esperienza maturata in questi anni, diventa sempre più eterogeneo mescolando il teatro con danza, circo e musical, facendogli assumere un respiro internazionale in grado di attrarre nuovi spettatori. Gradito, nelle ultime stagioni, si è dimostrato il cambiamento di orario d’inizio degli spettacoli: dalle 21.00 alle 19.30. Un esempio che altri teatri hanno seguito con successo: con questa stagione l’orario delle 19.30 viene scelto anche per il nuovo turno del martedì ed esteso anche al turno del giovedì.
“Realtà d’eccellenza”

“Basta leggere i nomi in calendario per aver chiaro che questo non è un teatro locale – ha commentato la presidente della Commissione cultura Giorgia Pea – Stiamo parlando di una realtà culturale di respiro nazionale sia per l’offerta, sia per il pubblico. Non posso che ringraziare coloro che hanno speso tante energie per poter arrivare alla presentazione di oggi forti di dati molto positivi. Stiamo lavorando proprio nella direzione indicata dal sindaco Luigi Brugnaro, che vuole che questi luoghi ‘della cultura’ vengano considerati accessibili da chiunque, superando le barriere che a volte li caratterizzano. Sono spazi nostri, dei cittadini. Non posso che ringraziare per la collaborazione Arteven, che ci permette di alzare il livello dell’asticella fino all’eccellenza. L’Amministrazione comunale ha deciso di ampliare ancora di più l’offerta guardando anche agli equilibri di bilancio, è per questo motivo che il Toniolo nei prossimi mesi sarà aperto 6 giorni su 7, un grande risultato. Gli sforzi e il lavoro di squadra di questi anni stanno dando i loro frutti – ha concluso – e sono i dati a dircelo. Il Toniolo si rivelerà sempre più luogo di interazione e di contaminazione tra registi, attori e pubblico, dentro e fuori il teatro”.
“Il teatro più attrattivo”

Parole condivise dal dirigente del settore Cultura del Comune, Michele Casarin: “Siamo il teatro maggiormente attrattivo del territorio metropolitano – ha dichiarato – ma non ci sediamo sugli allori. Anzi, attraverso un altro nostro teatro, il Momo, costruiamo il pubblico di domani. Con la stessa ottica confermeremo anche per questa stagione l’iniziativa “Una poltrona per due”, che l’anno scorso ha attirato 1.522 giovani. Un’esperienza che si è scontrata con un unico limite, la capienza del Toniolo”.
La storia del Toniolo

La parola è poi passata a Massimo Grandese, “forte” dei suoi 35 anni di servizio come Responsabile del Servizio teatri, attività e produzioni culturali e spettacolo. Sarà la sua “ultima stagione” e per questo motivo ha ripercorso le tappe principali della storia del Toniolo, passando per lo spettacolo inaugurale del 1984 che attirò solo un centinaio di persone, l’acquisizione della struttura da parte del Comune nel 1990, i restauri, le collaborazioni con il territorio, gli attori e registi che anno dopo anno si sono innamorati del teatro mestrino (tra cui l’allora direttore artistico del Goldoni Giorgio Gaber), e i ripetuti sold out degli ultimi anni.
I Momix in apertura

“Abbiamo deciso di ribadire l’internazionalità del Toniolo fin dall’apertura della stagione, a novembre – ha dichiarato il direttore di Arteven Pierluca Donin – per questo torneranno in città i Momix. Garantiranno 7 show in 6 giorni, per accontentare la prevedibile richiesta di biglietti che giungerà dal pubblico di tutto il territorio metropolitano. Il cartellone presenta alcune chicche e momenti di cultura elevatissima – ha concluso – Di certo tra l’incremento del numero di turni, la rimodulazione degli orari e un progetto artistico e culturale di altissimo livello, credo che il Toniolo sia da considerare veramente il teatro numero uno in Italia”.
Il cartellone 2019/2020 del Toniolo

Come detto, il sipario si alza infatti a novembre sull’ultimo capitolo creativo dei Momix: “Alice”, lavoro ispirato all’universo fantasmagorico di Lewis Carroll e del suo Paese delle Meraviglie. L’immaginifico coreografo Moses Pendleton ha scelto di rivelare un mondo magico, dove il corpo umano si trasforma e niente è ciò che appare. Sul versante “classico”, invece, il genio di Molière si presenta nella luce di sorprendente maturità che caratterizza i suoi ultimi testi: La scuola delle mogli attraversa come poche altre opere i chiaroscuri vitali fra gioia e dolore, in equilibrio tra teatro comico e tragico. È una raffinata lettura di Arturo Cirillo, presente anche sulla scena, che mette in luce lo sguardo cinicamente autoaccusatorio dello stesso autore, che sembra voler rappresentare con ironia, ma senza sconti, la propria cedevolezza morale, elevata a emblema dolente dell’umanità intera.

Uno dei romanzi più famosi della letteratura del Novecento, Il Maestro e Margherita di Michail Bulgakov, ha come protagonista Michele Riondino, che interpreta un “testo pieno di colori potenti e assoluti, tutti febbrilmente accesi, quasi allucinanti”. Così “si passa in un attimo dal registro comico alla tirata tragica, dal varietà più spinto all’interrogarsi su quale sia la natura dell’uomo e dell’amore”.

Brusca sterzata di genere e torna l’inventiva spiazzante e anticonvenzionale di Filippo Timi a segnare con forza anche quest’anno il cartellone del Toniolo. Skianto compone sulla scena una favola amara, in un rincorrersi di sferzate emotive in salsa pop. Come rivela lo stesso attore perugino, “Skianto è la bocca murata; ossia il racconto di un ragazzo disabile che ha il cancello sbarrato. Io spalanco quella bocca in un urlo di Munch”. E continua: “Gli esseri umani sono disabili alla vita. E siamo tutti un po’ storti se ci confrontiamo alla grandezza della Natura”.

Il drammaturgo britannico Michael Frayn, autore di Copenaghen, torna con un suo capolavoro. In Rumori fuori scena, del 1977, si raccontano le avventure di una sgangherata compagnia teatrale, svelando con ironia le dinamiche che si celano spesso dietro le quinte. Nell’allestimento di Valerio Binasco, gli spettatori assistono alla prova generale della pièce.

Fra le voci che sostengono la ripresa di un teatro d’impegno sociale con tratti di genuina ispirazione poetica, Simone Cristicchi si è guadagnato con merito una posizione d’eccellenza e torna al Toniolo con Manuale di volo per l’uomo. In una surreale favola metropolitana Cristicchi è Raffaello, un quarantenne rimasto bambino che possiede dei poteri speciali: la sua mente fotografica è dotata di una lente di ingrandimento che mette a fuoco i particolari, dettagli insignificanti che rivelano però un’infinita bellezza.

Quando l’inventiva dei “classici” si colloca agli albori della storia del teatro, talvolta fissa un modello esemplare, destinato a stimolare riletture nel corso dei secoli, fino a un fitto dialogo con la contemporaneità. È il caso dell’Anfitrione di Plauto in cui, questa volta, i protagonisti, tra i quali Gigio Alberti, Barbara Bobulova e Antonio Catania, aggiornano all’oggi la storia torbida nella quale si consuma il più ambiguo e il più perfido dei tradimenti: quello inconsapevole di una moglie che si concede tra le braccia di una divinità, quanto mai consapevole invece di goderne le grazie e i piaceri.

Proseguendo fra i “classici”, l’opera di Carlo Goldoni offre un banco di prova per una scatenata vitalità drammaturgica. La casa nova presenta gli ingredienti ideali per far rivivere una freschezza d’ispirazione senza tempo. Giuseppe Emiliani, guida un cast composto da Piergiorgio Fasolo, Stefania Felicioli, Lucia Schierano e gli attori della compagnia giovani del Teatro Stabile del Veneto.

Yazmina Reza, la drammaturga franco-iraniana più volte programmata al Toniolo, offrirà le atmosfere drammatiche di Bella Figura, che vede sul palco Anna Foglietta, Paolo Calabresi, Anna Ferzetti, David Sebasti e Simona Marchini. Definito da alcuni “tragedia divertente”, in realtà pende molto più verso toni tragici; una messinscena ridotta e funzionale alla struttura asciutta dell’opera, in accordo con la vocazione dell’autrice a scolpire veri mondi interiori sottotraccia, spesso poco comunicanti e insensibili a sviluppi d’intreccio.

Dopo il successo della prima festosa incursione al Toniolo nel 2017, Recirquel Company Budapest torna con la sua nuova produzione di circo-teatro. My Land è uno spettacolo che ripercorre, in un susseguirsi di corpi animati e cangianti forme mobili, un viaggio alle radici dell’umanità. In scena sette tra i più capaci e talentuosi artisti ucraini di circo, in uno spazio che diviene un’astrazione visiva senza tempo.

A questo punto del cartellone, non poteva mancare il musical di qualità. Con più di 8 milioni di spettatori e 12 anni di repliche consecutive solo a Londra, entra in gioco lo show famoso in tutto il mondo: We Will Rock You, nella sua versione italiana. Esempio del genere “musical-jukebox”, punta tutto sull’assemblaggio dei maggiori successi dei Queen e sul ricordo dell’icona Freddie Mercury.

Torna Carlo Goldoni, col suo testo più rappresentato: l’Arlecchino servitore di due padroni con la maschera di scena di Natalino Balasso, per offrire un ulteriore punto di feconda contaminazione fra classico e contemporaneo, dopo il Servo per due con Pierfrancesco Favino. Famelico, bugiardo, disperato e arraffone, Arlecchino è un poveraccio che costruisce sugli equivoci una specie di misero riscatto sociale.

Dopo le interazioni con altri stimolanti codici espressivi, torna sotto i riflettori la danza “pura” in una declinazione contemporanea di qualità. Ne è protagonista la compagnia L.A. Contemporary Dance Company con Bodytraffic, in una creazione di grande vitalità poetica e raffinatezza tecnica.

Giocando tra i generi di spettacolo, il regista Ferzan Özpetek traspone con perizia dal grande schermo alle assi del palcoscenico il suo Mine Vaganti, film cult del 2010, in grado di sbancare il botteghino e vincere 2 David, 5 Nastri d’argento e 4 Globi d’oro. A Francesco Pannofino è affidato il compito di ricordare, nel ruolo del padre, l’indimenticabile Ennio Fantastichini.

Impatto ben più drammatico assume la proposta di Carrozzeria Orfeo dal titolo Cous Cous Klan. Al centro, uno scenario catastrofico: due roulotte e una vecchia panda semi affossate nella terra, sporcizia ovunque. Voci che si alternano a spot di luci, una vecchia radio e un corpo nudo; questi gli elementi della visione “estrema” di un futuro che manovra oscuramente le scelte dei protagonisti. Sullo sfondo, la lotta per l’acqua potabile divenuta rara e elemento socialmente discriminante.

È difficile dimenticare Il padre interpretato da Alessandro Haber: l’autore di quel testo così struggente è l’appena quarantenne drammaturgo francese Florian Zeller. Quindi torna in un cartellone con Mi amavi ancora. Il dramma di Anne è tutto nel rovello interiore dopo la morte del marito Pierre: gli affetti sono setacciati senza tregua alla ricerca di una qualche verità postuma. A Ettore Bassi, Simona Cavallari e Giancarlo Ratti il compito di interpretare questa ricerca quasi impossibile.

Massimo Popolizio, affiancato in scena da Maria Paiato, presenta un testo drammatico di Henrik Ibsen, Un nemico del popolo. L’opera del 1882 diventa estremamente contemporanea, assorbendo dalla sensibilità d’oggi una inedita forza comunicativa, nel mettere a fuoco il rischio che corre ogni società democratica quando chi la guida è corrotto e la maggioranza soggiace al giogo delle autorità pur di salvaguardare l’interesse personale.

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