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Il vino altoatesino, prodotto di qualità

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uva

In Alto Adige la superficie vitata ammonta a 5.455 ettari ed è rimasta praticamente invariata dal 2005. È cambiata invece la distribuzione delle varietà: la quota di superficie destinata ai vitigni bianchi è passata dal 46,2 percento al 62,3 percento, evidenziando quindi un forte aumento. I maggiori incrementi sono stati registrati per il Sauvignon, il Gewürztraminer e il Pinot Grigio (Ruländer). Invece, per quanto concerne i vitigni rossi si nota soprattutto una drastica riduzione della superficie coltivata a Schiava, praticamente dimezzata.
Il vino altoatesino è sinonimo di qualità. Negli ultimi anni il settore è riuscito a migliorare molto questo aspetto: nel 2018 il 93,2 percento dei vini DOC è stato imbottigliato in bottiglie da 7/10. La sigla “DOC” (Denominazione di Origine Controllata) vini altoatesini sono stati introdotti con successo anche in molti nuovi mercati come il Benelux, la Russia, il Canada o il Giappone.
Quasi la metà delle bottiglie da 7/10 è stata venduta ad alberghi, ristoranti e caffè. Un altro importante canale di vendita è il commercio specializzato in enoteche.
Michl Ebner, Presidente della Camera di commercio di commercio di Bolzano, sottolinea:
“Finora l’economia vitivinicola ha sempre lavorato bene, puntando costantemente sulla qualità. Questa è una buona base per poter raggiungere anche dopo l’emergenza Covid19 i livelli di vendita precedenti.”
Il Presidente del Consorzio Vini Alto Adige, Maximilian Niedermayr, aggiunge: “L’indagine dell’IRE ci fornisce un quadro dell’economia vitivinicola prima del Coronavirus. Alla luce dell’attuale crisi questo studio assume un’importanza inaspettata perché ci fornisce punti di riferimento precisi. Ci suggerisce inoltre su cosa puntare, soprattutto dopo l’emergenza, per riavviare il motore e riportare l’economia vitivinicola al punto in cui era fino a poco fa.”
Il rapporto dell’IRE “Vino altoatesino: un prodotto di qualità. Produzione, mercati e strategie di promozione” può essere scaricato dal sito www.ire.bz.it/studi.

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