Italia, aumentano i rifiuti speciali ma si ricicla di più

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rifiuti

I rifiuti vengono classificati in rifiuti urbani e rifiuti speciali, secondo l’origine e rifiuti pericolosi e non pericolosi, secondo le caratteristiche. Ma la differenza tra i due tipi di rifiuto non dipende dalle caratteristiche fisiche o chimiche, bensì dalla loro provenienza, da un’abitazione o da uno stabilimento produttivo. I rifiuti urbani sono i rifiuti domestici derivanti da luoghi adibiti ad abitazioni civili e vengono gestiti dalla pubblica amministrazione sulla base di contributi fiscali.

I rifiuti speciali, invece, sono i rifiuti derivanti da attività produttive di industrie e aziende, gestiti e smaltiti da aziende autorizzate allo smaltimento.

L’Italia produce ancora troppo rifiuti speciali, sia pericolosi che non. La buona notizia è che nel Bel paese si ricicla di più. Sono i dati della XVIII edizione del Rapporto Rifiuti Speciali 2019 (disponibile online sul sito www.isprambiente.gov.it), il report annuale dell’ISPRA/SNPA che fornisce un quadro di informazioni oggettivo, puntuale e sempre aggiornato sulla produzione e gestione dei rifiuti speciali non pericolosi e pericolosi.

Ancora in aumento, dunque, in Italia la produzione nazionale dei rifiuti speciali: nel 2017 sfiora i 140 milioni di tonnellate (quasi il 3% in più rispetto al 2016). Tra i rifiuti speciali, cresce la produzione di quelli non pericolosi (+3,1%), mentre rimane stabile quella dei pericolosi (+0,6%, corrispondente a 60 mila tonnellate).

Il maggior contributo alla produzione complessiva arriva dal settore delle costruzioni e demolizioni: con oltre 57 milioni di tonnellate, concorre al 41% del totale prodotto. Le attività di trattamento dei rifiuti e di risanamento ambientale rappresentano il 25,7% del totale (quasi 36 milioni di tonnellate), le attività manifatturiere il 21,5% (quasi 30 milioni di tonnellate).

A livello di macroarea geografica è il Nord che produce più rifiuti speciali, quasi 81 milioni di tonnellate (pari, in termini percentuali, al 58,3% del dato complessivo nazionale), seguita dal Sud con quasi 33 milioni di tonnellate (23,7%) e dal Centro con circa 25 milioni di tonnellate (18% del totale nazionale). La Lombardia produce il 22,2% del totale dei rifiuti speciali generati (30,8 milioni di tonnellate) seguita dal Veneto e dall’Emilia-Romagna con circa il 10% della produzione nazionale (rispettivamente pari a 15,1 milioni di tonnellate e 13,7 milioni di tonnellate). Gli impianti di gestione dei rifiuti speciali operativi sono 11.209 di cui 6.415 situati al Nord, 2.165 al Centro e 2.629 al Sud. In Lombardia sono localizzate 2.176 infrastrutture, il 20% circa del totale degli impianti presenti sul territorio nazionale. Gli impianti dedicati al recupero di materia sono 4.597 (41% del totale).

I rifiuti gestiti aumentano del 4% segnando un +7,7% delle quantità avviate a recupero di materia ed una diminuzione dell’8,4% di quelle destinate allo smaltimento.

Nel 2017 i rifiuti importati (oltre 6 milioni di tonnellate) sono il doppio di quelli esportati (3 milioni di tonnellate). La quantità maggiore arriva dalla Germania, quasi 2 milioni di tonnellate (dei quali il 96% rifiuti metallici), seguiti da quelli provenienti dalla Svizzera, oltre 1 milione di tonnellate, dalla Francia, 824 mila tonnellate, e dall’Austria, 733 mila tonnellate. I rifiuti di metallo importati sono destinati al riciclo, principalmente in acciaierie di Friuli Venezia Giulia e in Lombardia.

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