LA BICICLETTA (FERMA) DEL GOVERNO

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bicicletta

Governare è come andare in bicicletta: per mantenere l’equilibrio occorre pedalare. Il Conte1 per un po’ ha pedalato. È partito sfidando il mondo diretto come un sol’uomo verso un burrone, ha corretto la rotta in extremis negoziando la legge di bilancio con Bruxelles, ha proceduto per un po’ a zig zag assecondando ora la propaganda grillina ora quella leghista, si è fermato sul posto a ridosso delle europee mantenendosi miracolosamente in equilibrio premendo contemporaneamente su freni e pedali, e dopo quattro mesi di sterili sussulti è fatalmente caduto. Un brutto spettacolo, certo. Uno spreco di tempo, un colpo alla credibilità nazionale, un costo scaricato sulla società tra interessi sul debito e stallo dell’economia. Eppur si mosse. Il Conte2, invece, è fermo. È fermo dove si trovava quando, due mesi fa, ricevette la fiducia dal Parlamento. È fermo e non accenna a partire. La bicicletta è appoggiata a un palo davanti Palazzo Chigi, mentre i quattro riluttanti piloti (Conte, Di Maio, Zingaretti e Renzi) se le danno di santa ragione senza che chi assiste riesca a capire il perché. Perché litigano? Non per chi debba guidare, dal momento che nessuno sembra avere in testa una rotta precisa. Litigano per dimostrare ai rispettivi partiti e ai potenziali elettorati che la loro leadership non è appannata come sembra. Ma di pedalare non se ne parla. Intanto, però, si è fatta notte. Il buio si è ingoiato la strada, la temperatura è precipitata ed ha pure cominciato a piovere. Si aggira nell’oscurità lo spettro di una recessione globale, deflagrano senza guida le crisi aziendali, si mettono in fuga vecchi e nuovi investitori cambiando sfacciatamente le carte in tavola (dopo il viadotto Morandi, l’Ilva) si gonfia a dismisura il debito pubblico. Entro il prossimo giugno sfonderemo quota 2500 miliardi. Un record negativo spensieratamente accresciuto dai 16 miliardi di deficit previsti in manovra e dall’assenza di tagli alla spesa pubblica. A rendere farsesca la tragedia, le ipotesi di nuove nazionalizzazioni.

La situazione è preoccupante. Prima che la ruggine ne blocchi gli ingranaggi sarebbe ragionevole che qualcuno afferrasse la bicetta e si mettesse a pedalare. Ma in che direzione? Diceva il vecchio Nenni che nel breve periodo “si può governare contro qualcosa o contro qualcuno, ma alla lunga bisogna pur governare per qualcosa”. Già, ma per cosa?, sembrano domandarsi i quattro sciagurati e riluttanti piloti.

Andrea Cangini
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