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La causa delle piogge estreme dell’uragano Maria è stata il cambiamento climatico

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l 20 settembre 2017 il super-uragano Maria colpì Puerto Rico con venti a 155 miglia all’ora, causando oltre 90 miliardi di dollari di danni e, secondo i dati ufficiali, 2.975 morti, cifra che fonti indipendenti portano a 5.000 decessi totali. Mentre Puerto Rico sta ancora cercando di riprendersi da quella tragedia, lo studio “Extreme Rainfall Associated With Hurricane Maria Over Puerto Rico and Its Connections to Climate Variability and Change”, pubblicato su Geophysical Research Letters da David Keellings del Department of geography dell’università dell’Alabama e José J. Hernández Ayala, del Department of geography, environment, and planning della Sonoma State University, rivela che le piogge torrenziali portate da Maria, le più intense mai registrate dal 1956.

Il nuovo studio che analizza la storia degli uragani di Puerto Rico rileva che «Maria nel 2017 ha avuto la più alta piovosità media delle 129 tempeste che hanno colpito l’isola negli ultimi 60 anni» e che «Una tempesta della magnitudine di Maria ha quasi 5 volte più probabilità di formarsi ora che negli anni ’50, un aumento dovuto in gran parte agli effetti del riscaldamento indotto dall’uomo».

Keellings spiega che «Quello che abbiamo scoperto è che l’entità del picco delle precipitazioni di Maria è molto più probabile nel clima del 2017, quando avvenne, rispetto all’inizio della raccolta dei dati negli anni ‘50».

Nonostante Donald Trump e la sua Amministrazione di negazionisti climatici si siano affrettati a negarlo, precedenti studi avevano già attribuito le precipitazioni record dell’uragano Harvey ai cambiamenti climatici, ma nessuno aveva ancora approfondito le cause del diluvio portato da Maria, che ha colpito la piccola e povera Puerto Rico meno di un mese dopo che Harvey aveva devastato la ricca Houston e la costa del Golfo. Durante u entrambi gli uragani, le piogge estreme hanno causato inondazioni senza precedenti che li hanno collocati tra i primi tre uragani più costosi mai registrati insieme a Katrina nel 2005.

Secondo gli autori, il nuovo studio si va ad aggiungere al crescente numero di prove che il riscaldamento globale di origine antropica sta rendendo gli eventi meteorologici estremi sempre più comuni. Keellings conferma: «Alcune cose che stanno cambiando a lungo termine sono associate ai cambiamenti climatici – come l’atmosfera che si riscalda, l’aumento della temperatura della superficie del mare e la maggiore umidità disponibile nell’atmosfera – insieme fanno sì che qualcosa come Maria sia più probabilmente in termini di magnitudo di precipitazioni».

Hernández Ayala, originario di Porto Rico e la cui famiglia è stata direttamente colpita dall’uragano Maria, ha deciso di collaborare con Keellings per vedere quanto Maria fosse inusuale rispetto alle precedenti tempeste che hanno colpito l’isola. Insieme hanno analizzato le piogge dei 129 uragani che hanno colpito Puerto Rico dal 1956, il primo anno per il quale sono disponibili dati su cui poter contare, e hanno scoperto che l’uragano Maria ha prodotto la più forte pioggia giornaliera massima di quelle 129 tempeste: ben 1.029 millimetri che iò pongono Maria tra i primi 10 uragani più piovosi che abbiano mai colpito il territorio degli Stati Uniti. Secondo Keellings, «Maria è stata più estrema nelle sue precipitazioni di qualsiasi altra cosa che l’isola abbia mai visto. Semplicemente, non mi aspettavo che sarebbe stato molto più forte di ogni altra cosa che sia accaduta negli ultimi 60 anni».

Keellings ed Hernández Ayala volevano sapere anche se la pioggia estrema di Maria fosse il risultato di una variabilità naturale del clima o di tendenze a lungo termine come il riscaldamento climatico antropico e per scoprirlo hanno analizzato la probabilità di un evento come Maria negli anni ’50 rispetto a oggi. Eì così che hanno scoperto che «Un evento estremo come Maria era 4,85 volte più probabile che si verificasse nel clima del 2017 rispetto al 1956» e che «Il cambiamento nella probabilità non può essere spiegato dai cicli climatici naturali. All’inizio dei dati di osservazione degli anni ’50, una tempesta come Maria avrebbe probabilmente fatto piovere tanta pioggia una volta ogni 300 anni. Ma nel 2017 questa probabilità è scesa a circa una volta ogni 100 anni». Keellings spiega ancora: «A causa dei cambiamenti climatici antropogenici ora è molto più probabile che abbiamo questi uragani che fanno cadere enormi quantità di precipitazioni».

Michael Wehner, un climatologo del Lawrence Berkeley National Laboratory, che non ha partecipato allo studio, commenta: «I risultati dimostrano che l’influenza umana sulla precipitazione degli uragani ha già iniziato a diventare evidente. Poiché gran parte del danno di Maria è dovuto alle inondazioni causate dall’estrema quantità di pioggia, si può sicuramente dire che parte di questi danni è stata esacerbata dal cambiamento climatico. Le precipitazioni estreme durante i cicloni tropicali vengono aumentate dal cambiamento climatico. Non tutte le tempeste provocano una grande quantità di inondazioni sul territorio, di inondazioni di acqua dolce. Ma di quando lo fanno, le inondazioni vengono aumentate in una certa misura dai cambiamenti climatici».

Il climatologo Michael Mann ha detto a Think Progress che «Questo studio ribadisce ciò che molti di noi avevano già concluso, vale a dire che il cambiamento climatico ha peggiorato l’impatto dei recenti uragani devastanti come Maria. Come dimostra questo studio, gli oceani più caldi sono stati responsabili delle piogge estreme e delle inondazioni sperimentate da Puerto Rico. Vorrei aggiungere che anche le temperature oceaniche più vicine al record hanno svolto un ruolo nella rapida intensificazione della tempesta in un mostro di categoria cinque».

Sempre su Think Progress, Joe Romm conclude: «A causa del riscaldamento già avvenuto, gli Stati Uniti devono chiaramente prepararsi ad altri Harvey e Maria. Ma queste super-tempeste e le loro inondazioni continueranno a diventare sempre più intense nei prossimi decenni, fino a quando non abbatteremo le emissioni abbastanza intensamente da rallentare e poi fermare il riscaldamento globale causato dall’uomo».

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