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La gioia del Risorto nella seconda Messa di Pasqua in pandemia

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234 Serena Pasqua

Con il rito del Resurrexit e l’aspersione è iniziata la Messa della Domenica di Pasqua presieduta dal Papa nella Basilica di San Pietro. Una solenne celebrazione dove la mancanza dell’Omelia ha accentuato i significati di ritualità e gesti. Al termine, il pensiero di Papa Francesco al nuovo arciprete di San Pietro e al cardinale Comastri. E un ringraziamento a tutti coloro che hanno contribuito allo svolgimento dei riti del Triduo pasquale
Fausta Speranza – Città del Vaticano

L’annuncio della sconfitta della morte torna pieno e potente nella vita di ognuno e nella celebrazione presieduta da Papa Francesco all’Altare della Cattedra, nella Basilica di San Pietro. Intensa la partecipazione spirituale dei presenti limitati nei numeri perché anche quest’anno, come l’anno scorso, le celebrazioni hanno subito le limitazioni imposte dalla pandemia da Covid-19. A concelebrare sono stati 24 cardinali e quattro vescovi. Hanno potuto prendere parte alla celebrazione circa 150 persone. Il Papa si è fermato sotto i gradini del presbiterio per il Rito del Resurrexit. Due i diaconi ai lati dell’Icona del Salvatore, mentre un altro diacono ha cantato l’Annunzio pasquale mentre Francesco incensava l’Icona. Il cardinale Re e il cardinale Sandri sono andati all’altare per la preghiera eucaristica: si sono collocati ai lati dell’altare e non a fianco del Santo Padre.
La certezza pasquale
Questa è la Domenica in cui la promessa diventa certezza: “Cristo è risorto, è davvero risorto”. Lo riferisce il Vangelo, che in questa festività, che rappresenta il momento più importante dell’anno liturgico, viene proclamato in latino e in greco. Come per altre celebrazioni, le letture in spagnolo e in inglese hanno contribuito ad esprimere il senso dell’universalità della Chiesa.

Le parole del Papa a conclusione
Prima della processione a conclusione della celebrazione, Papa Francesco ha rivolto il suo pensiero di “benvenuto” al cardinale Mauro Gambetti, ricordandolo come fra’ Mauro Gambetti, e un pensiero di ringraziamento al cardinale Comastri che – ha ricordato Francesco – è stato arciprete della Basilica di San Pietro per 16 anni. A febbraio accogliendo le dimissioni del cardinale Comastri per raggiunti limiti di età, Papa Francesco ha nominato nell’incarico di arciprete della Basilica di San Pietro e di presidente della Fabbrica di San Pietro proprio il cardinale Mauro Gambetti, che è stato custode del Sacro Convento di Assisi e che è anche vicario generale di Sua Santità per la Città del Vaticano e per le ville pontificie di Castel Gandolfo. Il Papa ha detto:

“Vorrei dare il benvenuto al nuovo arciprete il Cardinale fra Mauro Gambetti, Grazie per la sua disponibilità, fratello! Gli auguro il meglio nel servizio di questa chiesa così importante per tutti i cristiani. E vorrei ringraziare anche il Cardinale Angelo Comastri che dopo 16 anni di arciprete e alla soglia dei 78 anni, lascia l’incarico. Grazie tante Cardinale Comastri, grazie per la sua pastorale, per la sua spiritualità, per le sue prediche, per la sua misericordia. Il Signore retribuisca tutto il suo lavoro.”

E ha poi rivolto il pensiero a chi offre il suo contributo alle celebrazioni:

“E vorrei ringraziare tutti voi che avete lavorato perché le celebrazioni di questa Settimana Santa fossero degne, belle, tutti, tutti! Ringrazio tutti coloro che lavorano qui in San Pietro, il coro, i ministranti, i lettori, i diaconi… Tutti! Grazie tante.”

Al termine della celebrazione, i concelebranti hanno preso parte alla processione con Papa Francesco.

Ogni domenica, con il Credo, rinnoviamo la professione di fede nella Risurrezione di Cristo. A partire da questo grande mistero tutto si comprende nella Chiesa e ogni celebrazione eucaristica lo rende attuale. Esiste poi un tempo liturgico in cui questa realtà centrale della fede cristiana viene proposta ai fedeli in modo più intenso: è il tempo pasquale. Ogni anno, nel “Santissimo Triduo del Cristo crocifisso, morto e risorto”, come lo chiama sant’Agostino, la Chiesa ripercorre le tappe conclusive della vita terrena di Gesù: la sua condanna a morte, la salita al Calvario portando la croce, il suo sacrificio per la nostra salvezza, la sua deposizione nel sepolcro. Il “terzo giorno”, poi, la Chiesa rivive la sua Risurrezione: è la Pasqua, passaggio di Gesù dalla morte alla vita, in cui si compiono in pienezza le antiche profezie. Tutta la liturgia del tempo pasquale canta la certezza e la gioia della Risurrezione del Cristo.

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