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La lotta al contante del governo rischia di trasfomarsi in un mega-flop da 47 miliardi

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Siamo davvero sicuri che il cosiddetto Piano Cashless, l’ennesimo bonus pensato dal governo per venire incontro alle famiglie in un momento così delicato, sia una buona idea? O rischia piuttosto di trasformarsi nell’ennesimo meccanismo poco utile, se non addirittura pericoloso? Di dubbi, francamente, ce ne sono tanti. Per questo nuovo strumento i giallorossi hanno messo in conto una spesa di 4,7 miliardi di euro per il biennio 2021-2022, con l’obiettivo di recuperare nel giro di un paio d’anni il doppio di evasione, circa 8-9 miliardi, dal reddito autonomo e dal lavoro dipendente.
La lotta al contante del governo rischia di trasfomarsi in un mega-flop da 47 miliardi

Un obiettivo ambizioso, come sottolinea l’economista Alessandro Penati sulle pagine di Domani. Perché la Relazione sull’evasione allegata al Def indica in 30 miliardi l’evasione a questa voce nel 2018, più o meno lo stesso ammontare degli ultimi cinque anni. Sempre nel 2018, il totale recuperato era stato di 3,3 miliardi, quasi esclusivamente derivanti dal maggior gettito Iva grazie a fattura elettronica, reverse change e via dicendo. Un sistema, come per tutti i bonus messi in campo fin qui, molto difficile da controllare e che non sembra in grado di raggiungere il suo scopo: spingere chi normalmente ricorrerebbe al contante a pagare con carta.

Una delle critiche maggiori alla quale il piano si presta è l’associare automaticamente l’uso del contante con l’evasione. Dimenticando che le banconote sono usate principalmente per comodità e convenienza, soprattutto da chi non ha troppa dimestichezza con altri sistemi. E che al momento manca ancora una struttura che permetta la stessa rapidità del contante con i pagamenti digitali. “Così il piano diventa anche un sussidio alle banche e al nuovo gruppo Nexi/Sia, nel quale lo Stato avrà una partecipazione rilevante”.

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