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La preoccupazione c’è ed è naturale vi sia

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cuperlo

Penso ai genitori di bambini piccoli (anche se tutte le notizie sul punto rassicurano). E penso ai figli di genitori anziani (e qui c’è un allarme maggiore). Però sono giornate dove alcune certezze resistono, anzi, si affermano con più vigore. La forza del personale che di tutto quanto sta accadendo si fa carico, si prende cura. Medici, ricercatori, infermieri, quante e quanti stanno sacrificando tempo e famiglie, a volte di più, nella rincorsa per fermare l’espandersi del virus. Assieme a questo, come accade sempre nei passaggi che pesano, sta mutando l’ordine, la gerarchia, delle priorità. Sanità e scuola per prime. La dimensione del pubblico – la certezza di disporre di servizi efficienti (e gratuiti) – fa la differenza nella coscienza delle persone. Pare che in tutta New York i contagiati ufficiali siano meno dei soli contagiati a Codogno. Ma se accade, cioè se quelli sono i numeri, è perché da noi il tampone è gratuito, laggiù costa due o tremila dollari e anche chi sta male non se lo fa perché non può permetterselo. Propaganda? No, solo la grandezza di una sfera pubblica che forse anche questa difficile vicenda restituirà a tanti come una certezza e un bastione di civiltà a cui non si deve rinunciare. In anni recenti abbiamo sbagliato a investire troppo poco su quei comparti? La risposta è sì, ma pure in questo c’è il riconoscimento di quanto la cronaca (o la storia) hanno senso anche perché ti guidano nella comprensione dei tuoi (nostri) limiti ed errori. Adesso siamo sul sentiero giusto. Camminiamoci sopra, se possibile, con un pizzico di fiducia in più.

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