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Le 5 terre nel bicchiere

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Az. Agr. Possa 2

Il graffio sapido accompagna ogni sorso, e ogni sorso accompagna la mente verso pensieri rasserenanti. Un piccolo balcone, un tramonto, il mare, il presepio colorato di casette strette e lunghe, i piedi scalzi, un libro chiuso vicino e null’altro che un calice di 5 terre Doc in mano.
Ecco è così che credo si debba gustare il bianco ligure più famoso oltreconfine.
Il 5 terre ti racconta una storia di fatica e sudore quotidiano, di persone determinate e sognatrici che non hanno mai abbandonato lungo il trascorrere dei secoli la loro amata casa.
Doc dal 1973 ma presente nella zona dal IV sec. A.C. il 5 terre Doc si sviluppa nella provincia di La Spezia nei comuni di Riomaggiore, Vernazza, Monterosso e La Spezia nei paesi di Tramonti di Biassa e Tramonti di Campiglia. È in questi anni che nasce della cooperativa e vengono costruite di 55 monorotaie, per il trasporto di merci e uomini, caratteristici trenini in grado di risalire le ripide scogliere in cui l’uomo rubando spazio alla natura è stato in grado di generare vita. Dal 1999 Parco nazionale le 5 Terre sono l’unico parco in Itala volto alla salvaguardia di un ambiente antropizzato impegnato nella tutela dei terrazzamenti e dei muretti a secco che li sorreggono.
Possa: con il massimo dell’impegno e senza risparmio di energia: adoperarsi con ogni possa; lavorare a tutta possa.
Se cerchi sulla Treccani il sostantivo “Possa” ne esce tutto ciò che per un vignaiolo è quotidianità ed è proprio da qui che voglio iniziare a parlare dell’azienda agricola Possa di Samuele Heydi Bonanini; è da qui in questa curva che l’occhio umano non si stanca mai di cercare, dove cielo e mare si uniscono, dove Tino e Tinetto rompono la “monotonia” del blu con le loro ombre nere, quella curva che anche il Milanese non vorrebbe mai finisse.
Siamo nel comune di Riomaggiore e proprio qui sulla curva, dietro a un piccolo cancello si nasconde un lungo precipizio in cui km di muretti a secco che sfiorano il mare provano a domare le intemperie della natura, l’acqua e il vento, il sole e la burrasca. È qui che l’occhio dolcemente innamorato di Heydi si perde tra i filari delle sue vigne. Le uve sono quelle della tradizione secolare del luogo: Bosco, Piccabon, Rossese Bianco, Bonamico, uva Regina e Albarola. Sul suo sito nella presentazione Heydi descrive in poche righe lo spirito della sua azienda: “Restituire alle 5 Terre esattamente quel vino che le rese famose in tutto il mondo.”
Cuore genuino e determinazione sono gli ingredienti alla base del successo di questa piccola realtà ligure. Nessun compromesso solo fatica, innovazione e sperimentazione. Nata nel 2004 è la realizzazione di un sogno infantile, che Heydi ha coltivato giorno dopo giorno direttamente sul campo insieme al nonno e alla nonna. Nel romanticismo di questa storia c’è la difficoltà della gestione di un territorio scontroso a primo impatto ma generoso se curato quotidianamente. Una terra che è il ritratto di chi la vive e che a poco a poco si apre al prossimo. I vigneti degradano, NO!, la parola giusta è precipitano nel mare, le uve sono accarezzate dai venti provenienti da sud, riscaldate tutto il giorno dal sole e pervase dal salino del mare per affinare il loro corredo aromatico.
Ad ogni sorso di vino smetti di riflettere sulla parola giusta da usare per descriverlo e ti getti a capofitto giù per quelle ripide pendenze alla ricerca dei profumi della terra, del gusto del sale, dall’aroma balsamico della macchia mediterranea, senti il ronzio delle api e lo sciabordio delle onde attorno a te, il calore delle pietre sotto i piedi e dei piccoli viottoli dove a fatica corri accarezzata da rovi e grappoli di uva, coccolata da un respiro senza fine.
Nel calice il vino si veste di un giallo ambrato, la breve macerazione sulle bucce e la fermentazione spontanea non inficiano la vivacità del colore. Il naso è intrigante e pungente: il timo, rosmarino, salvia maggiorana e la forte componente salina si amalgamano alla perfezione agli aromi agrumati e fruttati di mela golden e una lieve nota di frutta secca. La bocca è fresca e scorrevole, la nota salina persuade chi lo beve al sorso successivo.
Questo vino è il perfetto ritratto della sua terra di provenienza ricco di sfaccettature, ogni olfazione regala sfumature sorprendenti. Un omaggio alla uva bosco e all’albarola, alla coltivazione ecosostenibile e alle buone pratiche di cantina.
Grazie Heydi

Letizia MIRAUDO

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