LE TASK FORCE DI CONTE? BUONE SOLO A NON FARE ARRIVARE I SOLDI A FAMIGLIE E IMPRESE

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unione cattolica

IL SEGRETARIO DI UNIONE CATTOLICA IVANO TONOLI: IL CARO PREMIER GIALLOROSSO NE ISTITUISCA SEMMAI UNA CHE AIUTI A INDAGARE SULLE RESPONSABILITÀ DEI COMUNISTI CINESI NELLA DIFFUSIONE DEL VIRUS IN ITALIA E IN EUROPA.
PERCHÉ SU QUESTO PUNTO CONTINUA A TACERE MENTRE IN TUTTO L’OCCIDENTE E ANCHE NEL NOSTRO PAESE SI FA STRADA L’IDEA GIUSTISSIMA E SACROSANTA DI CHIEDERE I DANNI A PECHINO?

Oramai è assodato e appurato: le task force del governo giallorosso servono solo a rallentare e a non fare arrivare i soldi a famiglie e imprese. Servono solo a delegare a dei sedicenti tecnici e commissari per l’emergenza – che anziché risolverla la aggravano – la diffusione di promesse che lo stesso non eletto premier Conte e i suoi degni ministri hanno imbarazzo se non vergogna a ripetere e a non mantenere.
Come la promessa, risalente alla prima metà dello scorso mese di marzo, con la quale Conte e Gualtieri avevano giurato che nessuno avrebbe perso il lavoro per coronavirus e che i soldi ai lavoratori autonomi e dipendenti sarebbero arrivati subito. Risultato dopo 45 giorni: quasi due milioni di disoccupati aggiuntivi, la punta di un iceberg più profondo e più diffuso che ha gelato i redditi e le entrate di 10 milioni di famiglie in quarantena, e non un soldo sui conti correnti, molti dei quali peraltro continuano a essere sottoposti al pignoramento dell’agenzia delle entrate.
Troppo, perché perfino un cinico bugiardo seriale come Conte non sentisse la necessità di chiedere scusa, per quanto ipocritamente, alla metà del Paese reale rimasta senza aiuti. Ma dopo le scuse arriveranno gli accrediti e i pagamenti? Oppure i giallorossi anche per questo dovranno creare una ulteriore task force che scopra l’acqua calda, anzi bollente, della burocrazia, la stessa che non ci permette di utilizzare nemmeno quei pochi aiuti compassionevoli stanziati dall’Europa a guida tedescolandese?

Ultima in ordine di tempo, ma già nei fatti smentita da Confindustria in ordine alla fattibilità, è la promessa, demandata al “super” commissario Arcuri (a sua volta commissariato da Colao dopo che aveva commissariato Borrelli), di “più mascherine per tutti dal 4 maggio”. Mascherine il cui prezzo sarà fissato a 50 centesimi, ha aggiunto Conte nel proprio monologo di ieri sera.
Arcuri ha dichiarato che saranno prodotte in serie direttamente dallo Stato in numero di 25 milioni di pezzi al giorno e in quantità sufficiente e necessaria agli Italiani, azzerando le importazioni.

Peccato però che la quantità giornaliera indicata dal caro “super” commissario, posto che venga effettivamente raggiunta, corrisponda a meno della metà esatta del numero di dispositivi di protezione individuale occorrenti alla cittadinanza Italiana. Inoltre, di che tipo saranno? Perché solo quelle con filtro FFP2 e FFP3 sono in grado di isolare effettivamente la capacità aggressiva del virus cinese.

Il governo giallorosso, dopo lo scandalo della truffa subita dalla Regione Lazio e dal governatore Zingaretti – proprio lui, quello degli aperitivi cinesi sui Navigli di Milano – a proposito di mascherine mai arrivate epperò pagate dai contribuenti, ha una bella faccia bronzea a dire, in buona sostanza, che finora si è scherzato (sulle nostre vite esposte a un contagio trasmissibile per via aerea) e che domani sarà un altro giorno. Sì, un altro giorno di contagi e di decessi, di famiglie confinate in case dove non vengono fatti né tamponi né test sierologici né sanificazioni, e dove ognuno di noi deve improvvisarsi medico di se stesso.
In realtà, il governo e le sue task force promettono le mascherine a prezzo politico al solo fine di fare dimenticare gli scandali, le vergogne gestionali e le figuracce di cui si sono rese responsabili la protezione civile di Borelli e la Consip, il carrozzone che avrebbe dovuto centralizzare e rendere economici gli acquisti dei dispositivi di protezione individuale e invece ha soltanto impedito alle Regioni, alle case di riposo e agli ospedali di poterle acquisire sui mercati internazionali alle migliori condizioni qualitative e di prezzo.
L’altra circostanza gravissima, per noi di Unione Cattolica, è che Conte, in questo suo soliloquio continuo e ininterrotto, non abbia fatto mai una volta sola cenno alla necessità di indagare sulle origini vere di una pandemia che per oltre un mese ci ha visti epicentro dell’Europa e del mondo con centinaia di miliardi di danni che rischiamo di vedere volatilizzati per sempre.
Assurdo che Conte – sì proprio lui, proprio quello che a fine gennaio ha chiuso i voli diretti con la Cina non controllando però chi arrivava in Italia da scali intermedi – trovi il tempo di dire tutto e il suo contrario; ma non esterni una sola parola a proposito del perché sempre più Paesi occidentali e autorevoli esponenti del mondo imprenditoriale, accademico, giornalistico – dagli Stati Uniti alla Germania passando per importanti commentatori di casa nostra – stiano convergendo nel valutare molto in concreto la richiesta di ingenti danni al governo comunista cinese. Eppure è proprio da qui che può arrivare tutto il denaro di cui abbiamo bisogno per le nostre imprese e le nostre famiglie, per ricostruire interi mercati dove abbiamo subito un fortissimo shock d’immagine e per alleviare gli insopportabili lutti umani causati dall’epidemia.
Forse Conte preferisce il Mes perché anziché riscuotere l’enorme credito che ha con la Cina preferisce indebitare l’Italia con i Paesi europei del Nord vogliosi di risanare i propri bilanci con i nostri interessi.
Triste parabola quella di Conte: nasce arbitro e adotta decreti d’arbitrio ascoltando tutti tranne che opposizioni, famiglie e imprese; nasce avvocato del popolo Italiano ma cambia toga e finisce con il diventare, a fianco di Olanda e Germania, il nostro pubblico accusatore infliggendoci la “fine pena mai” del Mes.

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