Life Xero-grazing, ovvero conservare un habitat

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L’habitat che ha meritato una particolare attenzione è fatto di formazioni erbose secche seminaturali con una stupenda fioritura di orchidee ed è presente nel Sito di Importanza Comunitaria (SIC) denominato “Oasi xerotermiche della Valle di Susa – Orrido di Chianocco e Foresto”, oggi una Zona di Protezione Speciale (ZPS). E’ in quest’area naturale che il Progetto europeo LIFE Xero-grazing ha trovato applicazione.

Obiettivo del progetto, recuperare porzioni significative di praterie, avviando una gestione sostenibile e continuativa delle stesse, sotto l’occhio attendo dell’Ente di gestione delle Aree Protette delle Alpi Cozie, capofila del progetto europeo.
Le praterie xerotermiche della bassa Valle di Susa sono il risultato di una combinazione di fattori climatici, geo-morfologici e antropici, questi ultimi legati alle pratiche agricole e pastorali condotte per millenni, ma interrotte nel secondo dopoguerra. Pur trattandosi di habitat condizionati dall’azione dell’uomo, presentano una straordinaria ricchezza in specie di pregio naturalistico e biogeografico, tra le quali spiccano numerose orchidee e alcune specie mediterranee eccezionalmente presenti in questa valle alpina. L’ elevato valore biologico, culturale e paesaggistico delle praterie xerotermiche è tuttavia oggi minacciato da una progressiva invasione di alberi e arbusti derivante dall’abbandono e può essere conservato solo ripristinando attività di gestione tradizionali come il pascolamento.
Cos’è il Progetto LIFE Xero-grazing

LIFE+ è uno strumento finanziario della Comunità Europea per sostenere le politiche ambientali, adottato per la prima volta nel 1992. Si articola in tre grandi campi d’azione: il primo, Natura e Biodiversità; il secondo, Politiche ambientali e Governo del territorio; il terzo, Comunicazione e Informazione. Il programma finanzia azioni pilota, innovative e sperimentali, finalizzate a integrare le questioni di tutela ambientale con la pianificazione e la valorizzazione del territorio. Nel caso dei LIFE “Natura e Biodiversità” le azioni di conservazione sono quelle “necessarie per mantenere o ripristinare gli habitat naturali e le popolazioni di specie di fauna e flora selvatiche in uno stato soddisfacente”, applicando così i principi delle Direttive comunitarie “Uccelli” del 1979 e “Habitat” del 1992 per realizzare la rete europea delle aree protette, la cosiddetta Rete NATURA 2000.

Nel 2013 la Commissione Europea ha approvato il Progetto LIFE Xero-grazing, presentato dal Ente di gestione delle Aree protette delle Alpi Cozie assieme ai Comuni di Bussoleno e Mompantero, ai Dipartimenti di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari e di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi dell’Università di Torino e alla Società DREAM, specializzata nella gestione dei progetti europei.
Il progetto ha ricevuto un finanziamento di oltre un milione di euro, di cui la metà cofinanziato dagli enti partner non in denaro ma con il lavoro del proprio personale. Si è trattato di un successo e di un impegno molto serio. Infatti vincere un bando europeo non è facile, richiede tempo, conoscenza, dedizione.
Basti pensare che, nel 2013, l’Italia ha avuto l’approvazione per appena 11 progetti “Natura e Biodiversità” dei quali uno solo in Piemonte. Il Progetto LIFE-Xero-grazing doveva durare cinque anni ma ha ottenuto una proroga ed è terminato a fine maggio 2019. I pesanti incendi di ottobre 2017 hanno provocato danni e rallentamenti tali da giustificare il ritardo nella conclusione delle azioni previste.

Il progetto aveva come sottotitolo la ‘Conservazione e il recupero delle praterie xerotermiche della Valle di Susa mediante la gestione pastorale’, per tutelare e migliorare un habitat prioritario molto particolare: le “Formazioni erbose secche seminaturali e facies coperte da cespugli su substrato calcareo (Festuco-Brometalia) con stupenda fioritura di orchidee”, presente nel Sito di Importanza Comunitaria (SIC) Oasi xerotermiche della Valle di Susa – Orrido di Chianocco e Foresto”, oggi una Zona di Protezione Speciale (ZPS) affidata all’Ente di gestione delle Aree Protette delle Alpi Cozie.
Le minacce che assediano l’habitat

Il delicatissimo habitat del sito è estremamente significativo nel SIC per estensione e ricchezza in orchidee e specie rare ad areale mediterraneo, ma a causa dell’abbandono delle pratiche agro-pastorali e selvicolturali tradizionali, in atto dal secondo dopoguerra in tutte le montagne italiane, è interessato da variazioni della composizione floristica e da una progressiva invasione di alberi e arbusti. Le minacce per la conservazione dell’habitat nel SIC sono ascrivibili a tre cause principali tra loro interconnesse: l’abbandono, gli incendi e l’accesso non autorizzato di motoveicoli.
Le tradizionali attività agro-pastorali negli ultimi decenni si sono molto ridotte in frequenza e intensità portando a un abbandono crescente dei territori. Il sempre più esiguo numero di aziende stanziali e l’esclusione dell’area dagli storici percorsi di transumanza delle greggi ovine hanno contribuito a determinare un diffuso abbandono dell’area, che ha di conseguenza innescato variazioni della composizione floristica delle praterie e l’invasione arboreo-arbustiva. La Bassa Valle di Susa, inoltre, è territorio ad alto rischio di incendio, accentuato nel SIC dall’elevata quantità di fitomassa secca al suolo e dalla diffusa invasione arbustiva. Infine, in alcuni settori la viabilità di servizio ai settori di intervento e di alcune limitrofe aree a prateria è deteriorata dall’accesso non autorizzato di motoveicoli. Questi i maggiori percoli che assediano l’habitat dell’area.
Come si conserva un habitat

Il progetto ha definito tecnicamente e realizzato praticamente gli interventi necessari alla conservazione e al recupero di porzioni significative dell’habitat, anche al fine di consentire di avviare una gestione sostenibile di lungo periodo, derivandone linee guida esportabili e applicabili in altre aree delle rete Natura 2000 a livello nazionale ed europeo.
Nello specifico, il progetto aveva lo scopo di recuperare aree di habitat invase da arbusti e alberi attraverso azioni di decespugliamento e taglio; definire e applicare linee guida per una razionale gestione dell’habitat a scopo conservativo, anche mediante l’acquisto di animali domestici e la predisposizione di attrezzature necessarie al pascolamento; valorizzare l’aspetto partecipativo e turistico dell’area protetta, favorendo un uso consapevole dei suoi aspetti naturali.

Nella fase iniziale sono state individuate, cartografate e caratterizzate tutte le superfici prative del SIC e sono stati raccolti dati floristici, fitosociologici e fitopastorali a integrazione e completamento di quelli già esistenti, per aggiornare le conoscenze circa composizione, diffusione, stadio evolutivo e valore foraggero dell’habitat in modo da valutarne complessivamente lo stato di conservazione e le priorità di gestione. E’ stata inoltre condotta un’analisi della gestione attuale e pregressa delle praterie, perché gli aspetti storici di queste comunità sono importanti per definire un appropriato regime di gestione.
Tali studi preparatori hanno confermato la presenza, all’interno del SIC, di un altro habitat a prateria di particolare pregio, le “Formazioni erbose steppiche sub-pannoniche”, successivamente incluso tra gli obiettivi di conservazione del progetto Life.

Definite le superfici a prateria, sono stati quindi individuati due settori di proprietà dei Comuni di Bussoleno e Mompantero, per complessivi 83 ettari, sulla base delle loro caratteristiche di rappresentatività, estensione, valore conservazionistico, necessità di gestione e natura della proprietà fondiaria e su questi è stato pianificato un mosaico di azioni di gestione pastorale, variamente differenziate per carico animale e per stagione di pascolamento. Inoltre sono stati recuperati concretamente, su superfici diffuse, 20 ha di praterie invase da alberi e arbusti attraverso interventi di decespugliamento e taglio.
Per consentire il pascolamento, sono state installate attrezzature pastorali funzionali alla gestione conservativa di lungo periodo (recinti mobili, punti acqua, ecc.) e l’Ente parco ha acquistato, tramite bando pubblico, 150 pecore da carne per costituire un gregge di servizio funzionale alla gestione conservativa dell’area e possibilmente di altri habitat entro e fuori i confini della ZPS. Sempre tramite bando pubblico, gli animali sono stati affidati gratuitamente a un’azienda privata. Il gregge è al momento impegnato attivamente nel pascolamento per circa due mesi in primavera e due mesi in autunno, secondo i tempi e le modalità definiti dai ricercatori universitari.

Il progetto ha consentito inoltre di realizzare interventi atti a ripristinare i tratti di viabilità pastorale danneggiati per garantire libere vie di accesso al gregge di servizio. Su questi sentieri sono stati allestiti anche due percorsi didattici comprendenti bacheche informative dedicate alle peculiarità naturalistiche del sito e alle attività LIFE Xero-grazing.
Il monitoraggio sul campo

Dall’inizio del progetto sono stati effettuati oltre 1000 rilievi vegetazionali di monitoraggio, così da poter evidenziare le eventuali differenze tra la situazione iniziale e quella post-interventi. I dati raccolti sono stati elaborati anno per anno per consentire l’aggiornamento dei parametri tecnici delle linee guida alla gestione e assicurare il raggiungimento degli obiettivi di conservazione dell’habitat, delle orchidee e delle specie rare associate.

Tutti i progetti LIFE prevedono di valutare attivamente anche le ricadute socio-economiche sulle comunità locali. In tal senso, il progetto aspira a incrementare la multifunzionalità e i servizi del territorio. Con lo stesso spirito, sono previste azioni di divulgazione e di coinvolgimento dei cittadini e delle amministrazioni in tutte le fasi del progetto, mediante assemblee pubbliche, conferenze, brochure, bacheche informative, comunicati stampa, un sito internet e una pagina Facebook dedicati.

Infine, lo scorso 30 maggio, nell’aula magna di Biologia dei sistemi dell’Università di Torino, si è svolto il convegno conclusivo del Life+. Oltre un centinaio di studenti, ricercatori e docenti di diverse zone d’Italia hanno partecipato e illustrato, oltre i risultati del progetto, possibili analogie e spunti per altre aree analoghe in Italia e in Europa. Il giorno successivo la gran parte di loro ha partecipato a un’escursione nelle zone coinvolte dal progetto, guidata dai docenti universitari e dal personale del parco e dai due attivissimi sindaci Piera Favro e Bruna Consolini. Grazie anche alla loro testimonianza, sono stati verificati sul campo non solo i metodi e i risultati delle varie azioni, ma anche le difficoltà e soprattutto le devastazioni degli incendi dolosi del 2017. Solo in alcune zone e solo per fortuna, hanno causato meno danni di quanto temuto ed oggi rappresentano un nuovo campo di indagine per seguire l’evoluzione delle piante e degli habitat bruciati venti mesi fa.

Come tutti i progetti, LIFE Xero-grazing è ambizioso, articolato e complesso, non esente da errori e insuccessi momentanei. La speranza di coloro si sono impegnati per realizzarlo è che possa rappresentare in futuro un esempio per altre realtà simili con problematiche gestionali analoghe.

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