L’IMPATTO DEL CAMBIAMENTO CLIMATICO SUL LAVORO

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clima

ECCO COME IL CALDO AUMENTA LO STRESS E I RISCHI DI INCIDENTI

Se ne parla in una inchiesta di Rassegna Sindacale e RadioArticolo1 realizzata da Stefano Iucci: https://www.rassegna.it/articoli/la-lunga-estate-calda-dei-lavoratori
Per riascoltare la trasmissione di RadioArticolo1 andata in onda il primo luglio scorso: https://www.radioarticolo1.it/audio/2019/07/01/41161/lestate-calda-dei-lavoratori

Meno di una settimana fa un operaio di 67 anni, dipendente di una cooperativa che lavora per il Comune di Pozzonovo (Padova), moriva per un malore improvviso mentre con un furgone stava raccogliendo i cartelli stradali di un cantiere. Le cause del malore non sono state ancora accertate, ma è probabile che le alte temperature abbiano contribuito a provocare il collasso. Il 28 giugno i lavoratori della Padana Tubi di Guastalla si sono fermati per il troppo caldo: hanno scioperato per un’ora dopo che le richieste di arrivare a un accordo di riduzione oraria nel periodo estivo, con particolare riferimento a queste giornate dove i picchi di temperatura rendono gli stabilimenti produttivi invivibili, non hanno prodotto alcun esito perché l’azienda non voleva accollarsi la spesa per almeno una parte della riduzione oraria. Ancora: a Milano gli operai della Bonetti Acciai hanno deciso di scioperare per due ore a fine turno il 25 e il 26 luglio: nei reparti produttivi dei due siti di Lainate e Cantalupo nelle giornate da “allarme caldo” il termometro raggiunge gradazioni insostenibili, tali da mettere a rischio la salute e la sicurezza dei lavoratori visto che, quando si lavora il ferro, alla temperatura esterna si somma quella prodotta dai macchinari e la situazione diventa davvero insopportabile.

LAVORARE IN CONDIZIONI CLIMATICHE ESTREME RENDE MENO ATTENTI. IL FISICO RISPONDE CON MINOR PRONTEZZA

Ogni estate, purtroppo, le cronache si riempiono di queste notizie ed è presumibile che, con il cambiamento climatico che avanza inesorabilmente, esse tenderanno ad aumentare. Ed è un problema perché, se è vero che i casi fatali non sono fortunatamente così frequenti, è anche vero quello che ormai gli studiosi hanno accertato: lavorare in condizioni climatiche estreme rende meno attenti; il fisico risponde con minor prontezza e dunque si può essere maggiormente esposti a rischi che, in altre condizioni, sarebbero sotto controllo. Insomma: tanti infortuni anche fatali potrebbero essere, se non prodotti direttamente, certamente resi possibili anche a causa delle alte temperature. Il tema dunque è complesso e gli interventi possibili si muovono in due direzioni: la prima riguarda il rispetto delle norme e l’altra la contrattazione. Per il sindacato contrattare l’organizzazione del lavoro – come vedremo – permette di prendere adeguate contromisure che tengano sotto controllo il fattore climatico.

CONDURRE UN TRENO IN UNA SITUAZIONE DI STRESS DA CALORE METTE A RISCHIO LA SICUREZZA DEI PASSEGGERI

Inutile aggiungere che anche in questo caso condurre un treno in una situazione di stress da calore mette a rischio la sicurezza non solo dei lavoratori ma anche dei passeggeri: le soglie di attenzione e concentrazione dei macchinisti in queste condizioni sono infatti messe a dura prova. “L’azienda – sottolinea il sindacalista – qualcosa sta facendo, sono in arrivo sette Atr 220, ma non basta: andrebbe sostituito tutto il parco macchine”. Naturalmente, problemi possono sopraggiungere anche in altre stagioni, con temperatura troppo basse: “Questo inverno una mattina si registravano 4 gradi – riprende Guagnano –. Senza riscaldamento, i macchinisti si sono rifiutati di partire e i treni sono stati soppressi. Insomma, bisogna investire sui mezzi”. Anche perché nei trasporti per quanto riguarda l’organizzazione del lavoro c’è poco da fare: non si tratta di cantieri e gli orari di viaggio certo non si possono cambiare.
PREVENZIONE PERSONALIZZATA
Quello che risulta chiaro, in questo pur minimo scandaglio, è che se un problema oggettivo esiste le soluzioni da adottare devono per forza di cose essere articolate e riguardano l’uso di dispositivi di protezione individuali, gli investimenti nelle macchine e l’organizzazione del lavoro. Anche la ricerca, in aggiunta, può dare una mano. Marco Morabito lavora all’Istituto per la BioEconomia (Ibe) del Cnr. Il ricercatore collabora al Progetto Horizon 2020 Heat-Shield che vede la partecipazione di ben 20 paesi europei e che in Italia coinvolge – oltre al Cnr – l’Università di Firenze e il dipartimento di prevenzione dell’azienda Asl Toscana centro. Il progetto si divide in due parti. Nella prima si individuano delle linee di indirizzo per il datore di lavoro e per i lavoratori: misure, cioè, che andrebbero prese per evitare i rischi da stress da alto calore o freddo estremo a tutela della salute dei lavoratori e anche della produttività, perché se si lavora in cattive condizioni a esserne danneggiata è ovviamente anche l’azienda. La parte più innovativa, però, è la seconda: la sperimentazione di un approccio che personalizza i fattori di rischio quando si è esposti a temperature estreme e dunque cerca di individuare soluzioni e risposte adeguate allo specifico lavoratore. Si può fare un esempio banale: si dice che quando fa molto caldo è bene assumere sali minerali, ma è chiaro che se il soggetto in questione soffre di patologie cardio-vascolari questo approccio non va più bene.

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