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L’infettivologo Galli: «Non scaricate tutto sulle famiglie. A scuola 6 ore con la mascherina? Utopia»

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Occorre il medico scolastico. L’infettivologo Massimo Galli, dell’ospedale Sacco ad Agorà Estate su Rai3, torna a battere i pugni sul tavolo. «A scuola 5 o 6 ore con la mascherina? Utopia. Sono settimane, per non dire mesi, che lo dico. È fondamentale che si ripristini una presenza sanitaria all’interno della scuola. E non soltanto per la tematica in corso» relativa all’emergenza Covid-19. È necessaria «anche per tutta una serie di altri programmi che sono stati dimenticati nel tempo. Erano importanti programmi di prevenzione attuati nel contesto corretto».
L’infettivologo Galli: «No alla febbre misurata dai genitori»

In vista della riapertura delle scuole si è deciso che la temperatura non venga misurata all’ingresso negli istituti, ma al mattino dai genitori. Galli risponde: «Se uno deve fare una sorveglianza epidemiologica non la può scaricare sulle spalle dei cittadini. La deve fare come struttura sanitaria, è una responsabilità politica».

Ci sono molte cose che vanno valutate

Sempre in merito alla misurazione della febbre che sarebbe compito delle famiglie,l’infettivologo Galli fa inoltre notare altri elementi. «Se un bimbo ha la febbre la sera e il mattino dopo non ce l’ha più e te lo mandano a scuola lo stesso, c’è qualcosa che non va. Come tutti ben sappiamo, infatti, è possibile che nelle prime ore del mattino la febbre sia scesa pur essendoci un processo infettivo in atto. Le cose da rivedere sono molte», sostiene l’esperto. «Un termometro per ogni casa di solito c’è. Però se ci sono 3, 4, 5 bimbi diventa un pochino complicato gestire tutto a livello domiciliare».
L’infettivologo Galli sulla stagione invernale

Pensando poi alla stagione invernale e a tutti virus che circoleranno oltre al Sars-CoV-2, Galli insiste. Bisogna «sviluppare dei protocolli e delle attenzioni: più test e meno plexiglass. Più test e meno banchi, più intervento sanitario nella scuola perché la totale garanzia che l’infezione non entri non ce l’abbiamo e non ce l’avremo mai. Il punto è riuscire a identificarla in maniera precoce e limitare il più rapidamente possibile i danni», ricordando che per la Covid in particolare «abbiamo una forte percentuale, oltre il 30% e forse addirittura di più nei giovanissimi, di persone che si infettano e rima

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