Lisa Jewell – Ellie all’improviso – Vicenza, Neri Pozza, 2019, 300 p. (172)

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Ci sono concetti, con il loro contenuto intrinseco, che non possono creare dubbi sul loro significato, come amore, famiglia, maternità, affetto; pure se questi capitano “in mani sbagliate”, il risultato è disastroso. Può sembrare incredibile trovare radicalmente modificate, trasformate in male, sofferenza e dolore, le naturali gioia e bellezza del vivere da quelli generalmente profuse – che, almeno una volta nella vita, ognuno di noi ha ricevuto e sperimentato – ma la realtà – come in questo romanzo – a volte supera la più sfrenata delle fantasie e bisogna solo prendere atto che “anche questo può succedere”.
Se a tutto ciò aggiungiamo le altre componenti umane “minori” che sono comunque il sale del vivere, come la gelosia, l’educazione e la crescita dei figli, la passione e le relazioni sociali, anch’esse vissute in modo non comune, patologico, allora aspettiamoci una trama sfuggevole ed incomprensibile – pur nella sua apparente, quotidiana, scorrevolezza – personaggi che si riveleranno molto diversi da quelli che sembrano, comportamenti al limite del vivere sociale. Insomma, un libro che fa riflettere, e molto.
Laurel ha tre figli, due ragazze – di cui una è la preferita, Ellie, appunto, che ad un certo punto scompare nel nulla – ed un ragazzo; è una mamma di mezza età separata dal marito, Paul, col quale ha però conservato un buon rapporto, dopo aver creduto di aver perso le speranze di trovare nuova felicità sentimentale, incontra in un bar Floyd, uno sconosciuto che l’attrae e la fa sognare. Floyd ha due figlie avute con due mogli diverse, Sara-Jade e Poppy. Eccoci giunti al problema ed alla chiave di questo romanzo: chi è Floyd e come fa Poppy (9 anni) ad essere una goccia d’acqua del tutto simile ad Ellie, sparita 15 anni prima e data per fuggita da casa, “scomparsa di sua volontà”, dicono gli inquirenti, ma a cui lei non ha mai creduto e non si è mai rassegnata?
Non pensate la cosa più ovvia che vi viene in mente, perché è falsa: Floyd pur essendo suo padre, non lo è… un incredibile mistero che sarà svelato solo alla fine, quando l’inesplicabile intreccio delle emozioni umane sarà stato spiegato da Lisa Jewell, efficace narratrice che scrive molto bene, i personaggi in scena avranno trovato ognuno il suo posto e ruolo, e noi stessi, lettori increduli, avremo finalmente imparato a capire ed accettare una realtà che pur incredibile è possibile.
Ma il mistero e lo sviluppo degli avvenimenti ben congegnati non sono i soli fattori vincenti di questo romanzo; in esso troviamo una trama emotiva, di tutti i personaggi, esposta con una sensibilità profonda, un’originalità narrativa – con voli pindarici molto efficaci nel creare suspence ed attesa – che intriga, sviluppi serrati e continui degli avvenimenti, ma soprattutto un “elogio della normalità”, che Laurel imparerà ad apprezzare solo “dopo”!. Ossia, le bollette che scadono da pagare, le discussioni quotidiane in famiglia, le tante faccende, anche noiose, da sbrigare tutti i giorni, i crucci emotivi ed il senso di insoddisfazione per la nostra vita che ogni tanto ci assale,… tutto questo apparirà anche a noi in una forma diversa, più che accettabile, dopo aver appreso quello che è accaduto ai personaggi del libro appena letto.
Di rimbalzo, e quasi in sordina, senza essere scientemente notato, ritorna in questo romanzo anche una “cosa antica e desueta”, l’elogio del Natale, con la sua magica e troppo spesso sottovalutata, positiva atmosfera che sa creare tra gli umani, cristiani e non: l’acquisto e l’addobbo dell’albero, i pranzi e le cene in famiglia, la scelta e preparazione dei regali,… piccola zolletta di zucchero che ammansisce l’aggressività della trama, ma anch’essa utile a farci accettare un quotidiano che non sempre ci soddisfa ma che, purtroppo!, impariamo ad apprezzare solo quando lo perdiamo.

Franco Cortese Notizie in un click

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