L’Italia sta per diventare serva delle grandi imprese

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PAOLO MADDALENA

Il contagio del corona virus si fa sempre più preoccupante, ma la maggior parte degli italiani, succubi della propaganda del negazionismo neoliberista, non osserva le prescrizioni e forma assembramenti di ogni tipo forieri di ulteriori infezioni.

Si tratta di un sintomo dello scollamento tra cittadini e politica, che ha fatto perdere ai nostri connazionali ogni fiducia nell’autorità dello Stato.

In questa situazione diventa molto facile per Mario Draghi profilare una trasformazione della pubblica amministrazione, da organo dedito “al servizio esclusivo della nazione” (art. 98 Cost.), in una sorta di S.p.A. che agisca nell’interesse della finanza, seguendo le norme, non della Costituzione, ma del mercato generale.

Prova di questo pensiero, anche se smentita come “fesseria” da Palazzo Chigi, è la richiesta di consulenza alla statunitense McKinsey sulla formazione del Recovery Plan, la quale, secondo Draghi, dovrebbe “ricontrollare il piano per Next Generation EU in base agli standard di riferimento dei progetti degli altri Paesi e confezionare il prodotto finale con la grafica e parti di testo accattivanti, prima dell’invio a Bruxelles”, nello stile della più bieca propaganda commerciale e mercantile oggi tanto in auge.

Per altro è da sottolineare che questa S.p.A. americana pone sullo stesso piano gli imprenditori e gli Stati, indicando a entrambi le operazioni più remunerative delle loro attività, senza tenere conto dei riflessi spaventosi che queste operazioni comportano per la generalità dei lavoratori.

Insomma sembra evidente che Draghi voglia trasformare lo Stato-Comunità italiano, così come previsto dall’articolo 1 della Costituzione, in una grande impresa, in posizione subordinata di collaborazione e aiuto con le imprese private.

In altri termini una colossale privatizzazione dell’intero settore pubblico, ispirata ai principi patologici, incostituzionali e predatori del pensiero neoliberista.

Eppure, mai come in questo momento, la situazione economica italiana richiede che lo Stato, come è avvenuto nella grande depressione degli anni ’30, intervenga nell’interesse del Popolo, secondo i principi fisiologici del sistema economico di stampo keynesiano, accolti in Costituzione, utilizzando l’intervento dello Stato nell’economia come volano del circuito economico, garantendo così la piena occupazione.

Draghi agisce invece all’inverso, con una ceca fede nel neoliberismo globalizzato e fa correre agli italiani, in base a sue idee personali, sia pur condivise anche da altri studiosi della materia, il rischio di perdere del tutto la sovranità, consegnando l’intero patrimonio pubblico, in modo definitivo, nella mani della finanza internazionale.

È arrivato il momento che i pochi militanti nei partiti esistenti, che si rendono conto di questo immane disastro e i molti cittadini italiani che non restano indifferenti difronte alla totale rovina, trovino la forza di costituire un unico grande partito, privo di negazionisti, che faccia ritornare nelle mani del Popolo il patrimonio pubblico già tanto dissipato tra inesperti faccendieri privati e fameliche multinazionali.

Lo Stato-Comunità è un valore altissimo e non consente di abbandonare alla loro sorte i lavoratori, ponendo in primo piano l’utile individualista delle grandi multinazionali. Lo impongono gli articoli 1, 3, 41, 42, 43 della nostra Costituzione repubblicana e democratica.

Professor Paolo Maddalena. Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”

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