Lui è Roberto. Nasce a Catania nel 1967

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Ha 5 anni. I genitori si separano. Roberto vive dai nonni. Cresce. È un bambino ribelle. Gli piacciono i motori, sogna di entrare in Aeronautica. Ha 12 anni. Lascia la scuola, lavora come meccanico. Impara il mestiere e apre la sua officina. Quando i soldi non bastano, se li procura con qualche scippo. È l’8 marzo del 1984. Roberto sta lavorando. Arrivano i carabinieri. Lo portano a casa. A terra c’è un lenzuolo, lo sollevano. È tuo padre? Roberto balbetta. Si, è lui. È stato ammazzato per errore, uno scambio di persona. Roberto è incazzato. Vende l’officina, si dedica ai furti. Appartamenti, banche. Entra nel giro della criminalità organizzata. Non ha ancora compiuto 18 anni. La sua fidanzata ne ha 15. Fanno la fuitina, lei rimane incinta. Roberto viene arrestato. Nasce sua figlia. Lui è in carcere, la vede un anno e mezzo dopo. Esce. Tempo di mettere di nuovo incinta la compagna e torna dentro. Ha 22 anni. Nasce la seconda figlia. Nel marzo del ’91 è un uomo libero. Lo chiamano. Devi ammazzare uno. Vai. Roberto esegue. Sale in macchina. Abbassa il finestrino. Spara. Il proiettile manca il bersaglio, rimbalza, colpisce un ragazzo di 18 anni innocente e lo uccide. Roberto fugge. Si chiude in casa. Scoppia a piangere. Ma non si ferma. Quelli del suo gruppo stanno torchiando un ragazzo. Ha 19 anni. Piange, supplica. Loro lo ammazzano. Roberto osserva. È aprile. Lo invitano a una cena. Giura fedeltà a Cosa Nostra. Diventa un uomo d’onore. Si sente onnipotente. È tempo di ammazzatine. È il febbraio del 1993. I carabinieri lo arrestano per associazione mafiosa. Gli vengono attribuiti 13 omicidi. Il giudice lo condanna all’ergastolo. Passa 2 anni in isolamento. Ripensa alla sua vita. Si guarda in faccia. Si fa schifo. Ammette le sue colpe, fa teatro, studia, scrive poesie, confessa un delitto che non gli era stato attribuito. È il 2020. Roberto Cannavò ha scontato 26 anni di carcere. Da 2 mesi lavora al mercato, il tribunale gli ha concesso la libertà condizionale. È diventato nonno, vive a casa della madre.
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