L’ultima fila in alto

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18.10.2016_GIANLUCA BORDIGA_foto MICHELE BORDIGA_1

Il libro “L’ultima fila in alto” racconta una storia nell’arco temporale di 98 anni; inizia con il dramma di un bambino colpito da Poliomelite, il papà dell’autore Gianluca Bordiga. Il racconto ripercorre, a tratti in sintesi, in altri tratti con maggiori dettagli, la vita caricata da episodi di strazio e di gioie che sono accaduti alternandosi nella famiglia d’origine dell’autore, e per circa metà ripercorre l’impegno pubblico dell’autore. Impegno pubblico e sociale ispirato inconsciamente dall’esempio del papà e mosso dal desiderio profondo di tirare fuori le energie che sente, in diverse situazioni umiliate sin da bambino per circostanze generate da pregiudizi. Impegno pubblico basato sull’identità territoriale, per la necessità del riscatto dell’intero territorio dell’alta Valle Sabbia, ovvero il Lago D’Idro, e unitamente il suo fiume Chiese. Gli episodi della famiglia d’origine che hanno avuto l’ultimo atto nel luglio 2001 con la scomparsa della mamma dell’autore, e da quel momento Gianluca avrà perso entrambi i genitori e l’unico fratello, quando ha 38 anni, sono sempre stati accompagnati da tratti comportamentali di nitida dignità sia nello strazio che nella gioia. Dignità che l’autore avvertiva sin da subito essere non improvvisata, causale, ma essere frutto della serenità e di una innata magnanimità che si respirava in famiglia. Cultura genuina, autodidatta, semplice, che ha costituito il basamento morale della spinta che Gianluca ha iniziato a darsi per mettere del suo nella vita pubblica e sociale all’età di 22 anni, lanciando ogni volta il cuore al di là dell’ostacolo, ed ogni volta veniva maggiore consapevolezza che l’aver lanciato il cuore per occuparsi di un ambito pubblico, e questo è valso con uguale intensità nel privato, è stato un bene l’averlo fatto. È con questo intimo sostegno ed equilibrio che l’autore del libro ha condotto dal 1985, e conduce perseverando insieme ad alcuni fedeli collaboratori, una annosa battaglia per il riscatto dell’identità territoriale e quindi per la salute del patrimonio ambientale del bacino imbrifero del Chiese che si contraddistingue col rilassamento morfologico del lago d’Idro e la bellezza dell’intera asta fluviale, che nasce sul ghiacciaio dell’Adamello e dopo aver percorso 160 chilometri s’immette nell’Oglio per divenire un grande affluente del PO. Una attività pubblica nell’ambito del no-profit, con varie formazioni sociali, alcune costituite ad hoc, condotta con vittorie e situazioni ancora aperte, senza mai demordere, tra pregiudizi ancora in parte presenti, sottovalutazioni del problema e delle proposte per affrontarlo, promesse svanite, oggettive difficoltà economiche, vere cattiverie, calunnie seminate dagli avversari, ma ciò nonostante avvalorata e rafforzata dal principio che soprattutto si deve rendere conto alla propria coscienza; nessun altro elemento deve poter dominare il cuore e quindi la mano.

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