M5S, il documento di Buffagni: “Uno non vale l’altro”

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buffagni

“Da rivoluzione a evoluzione – Proposte e contributi per gli stati generali del Movimento 5 Stelle”. Questo il titolo del documento programmatico realizzato dal viceministro M5S dello Sviluppo economico, Stefano Buffagni, insieme al suo team di lavoro in vista del congresso grillino del 7-8 novembre. “‘Uno vale uno’, è pilastro fondante, che evolve poiché si è imparato che ‘uno non vale l’altro’. La democrazia diretta – si legge nel documento, visionato dall’Adnkronos – è strumento centrale per far partecipare i cittadini alla vita attiva ma non è esaustiva di una comunità democratica”.

“E’ tempo che il Movimento cresca e adotti un approccio più concreto, poiché ora i cittadini si aspettano fatti tangibili dal Governo, un atteggiamento più responsabile e vogliono vedere maggiore competenza ed incisività rispetto ai governi precedenti”, avverte Buffagni.

Per quanto riguarda l’organizzazione del M5S, secondo il viceministro pentastellato “occorre affiancare al Capo Politico una struttura di coordinamento con ruoli e responsabilità chiari. La struttura – spiega – ha il compito di determinare l’azione generale, nonché politica, del Movimento, in esplicazione delle linee guida e del programma elaborato dagli iscritti”, ma per le decisioni più importanti “è necessario sentire il parere degli iscritti”. Buffagni chiede inoltre “maggior coinvolgimento e responsabilizzazione del Presidente Conte nel Movimento”.

Per l’ex consigliere regionale lombardo la consultazione degli iscritti sulla rete è un “pilastro” che non va messo in discussione, ma la sua gestione, sottolinea, deve avvenire “nella più totale trasparenza al servizio del Movimento”. Sul rapporto con gli altri partiti Buffagni mette in guardia: “Non ci devono essere alleanze strutturali, ma solo su condivisioni di temi, di programmi ed obbiettivi nell’ambito delle quali emerge con forza l’identità del Movimento 5 Stelle a garanzia dei cittadini”.

Il capitolo finale è dedicato ai temi, alle 5 Stelle del Movimento va aggiunta quella del lavoro: “la politica deve dare aiuti alle piccole e medie imprese in un quadro di sviluppo sostenibile e sociale”. Il reddito di cittadinanza da solo non basta secondo Buffagni: “è una buona risposta dello Stato regolamentato in maniera diversa, intensificando i controlli contro i disonesti e migliorando con forza le politiche attive e l’impiego sui territori dei fruitori della misura. E’ stata una battaglia sacrosanta – riconosce il viceministro – ma se qualcosa non ha funzionato occorre sistemare per farlo funzionare al meglio”.

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